Aprile 17, 2024
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani


Mi ritrovo catapultato in uno scenario bizzarro in cui la verità si deforma e il giornalismo si trasforma in una commedia. Ci troviamodi fronte a un’era di follia mediatica senza precedenti. Ogni notizia audace che osa contrastare le convinzioni dei lettori viene immediatamente marchiata come falsa e destabilizzante, scatenando un pubblico sempre più vorace di conferme, insofferente a qualsiasi informazione che non confermi le proprie credenze. Sembra che la società sia diventata un immenso circo, una sorta di dittatura dei social, in cui il junk-journalism è il piatto principale e la platea dei lettori è famelica di nutrirsene.

Il giornalismo moderno tra faziosità e applausi

Da decenni, i giornalisti, soprattutto in televisione, si sono lasciati sedurre dal ruolo di opinionisti faziosi, che si tratti di idee politiche o di squadre di calcio. Essere giornalisti tifosi è diventato una sorta di biglietto da visita, una caratteristica che garantisce applausi e l’accesso a programmi ben remunerati. Questo esempio ha alterato la natura stessa dei giovani aspiranti giornalisti, che sembrano incapaci di concepire l’idea di neutralità e considerano il partigianismo un requisito indispensabile per la professione. In questa triste realtà, l’utopia di una richiesta interessata di lettori per un giornalismo di qualità sembra svanire, sostituita invece da una domanda insaziabile di junk-journalism, perfettamente in linea con le visioni preconfezionate dei lettori. Il giornalismo spazzatura diviene il più amato dalla dittatura dei social e chi non si piega diviene un fazioso “giornalaio”.

Una platea di lettori famelici, ma non di notizie

La dittatura dei sociali è insofferente a qualsiasi informazione che non confermi le proprie credenze. Chi non si piega è un giornalaio. Illustrazione di Illustrazione di Myouji

La platea dei lettori, che trova il suo apice sui social network, si è trasformata in un’arena virtuale in cui gli insulti e le critiche piovono incessantemente. Un esercito di cloni, privi di pensiero critico, sembra essere geneticamente predisposto ad adorare le dittature dell’informazione. Questi lettori perfetti per regimi totalitari sono in cerca esclusivamente di notizie che confermino le loro pretese, mentre tutte le altre sono etichettate come bugie, tentativi di destabilizzazione o parte di oscure trame che coinvolgono agenti segreti internazionali e scie chimiche. Basta leggere i commenti sotto qualsiasi articolo sui social network, che sia calcio, gossip, politica o addirittura musica, per assistere a uno spettacolo grottesco. Persino persone intelligenti e colte nella vita reale si lasciano trascinare in questo teatro dell’assurdo.

Il nuovo editore si chiama monetizzazione

Il giornalismo italiano si trova oggi a combattere su due fronti: da un lato, deve affrontare i limiti imposti dal potere politico e dagli editori, che spesso dirigono il flusso delle informazioni; dall’altro, deve soddisfare una platea di lettori che richiede solo conferme e sensazionalismo. Questa situazione ha portato il giornalismo sull’orlo dell’abisso, con la tentazione di adeguarsi alla mediocrità imperante per poter sopravvivere nel deserto informativo. Gli editori, mossi dalla brama di monetizzare il più possibile su Internet, non esitano a sacrificare l’integrità giornalistica per attirare l’attenzione del pubblico. Vogliono i gattini? Ecco i gattini. Vogliono complotti ridicoli? Si mettono in scena complotti giudo-pluto-massonici che sia la band di successo o l’imprenditrice digitale, i ragazzi tacciati di fancazziso o i barconi carichi di disperati. Mentre fenomeni come Mediapart in Francia cercano di preservare un giornalismo di qualità, in Italia sembra mancare una reale richiesta di informazione obiettiva. E se esistono, sono solo rare eccezioni. Del resto una fetta sana di lettori si sente orfana di un giornalismo onesto e rigoroso.

Chi è un bravo giornalista? Importa davvero a qualcuno?

Fare vero giornalismo diventa un gioco al massacro in un intricato labirinto dove la verità sembra essere un miraggio lontano, mentre i lettori si accontentano di stuzzichini di notizie che soddisfino i loro gusti preconfezionati. Personalmente, penso che un giornalista non debba avere paura di prendere posizione, anche a rischio di perdere consensi, ma allo stesso tempo debba avere il coraggio di scrivere ciò che la maggioranza dei lettori non vorrebbe sentirsi raccontare. In un mare di notizie false che sembrano vere, notizie verosimili e notizie fondate, la differenza si fa sfumata, inafferrabile. Cosa rimane? Un giornalismo privo della chimera dell’obiettività forzata, ma che rimanga corretto e onesto. Soprattutto con sé stesso.

Ma questa è solo un’umile riflessione di chi non ha mai avuto risposte certe

Giovanni Scafoglio

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