Dicembre 2, 2022
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Le cantiamo ai matrimoni, agli anniversari. Le dedichiamo ai nostri partner mossi dal romanticismo eppure se leggessimo con attenzione i testi scopriremmo che tanto romantiche non sono e anzi in alcuni casi sono state scritte e o dedicate al mestiere più antico del mondo, ossia vere e proprie canzoni per puttane. Ecco una carrellata delle più belle e forse più “fraintese” o dedicate a chi esercita il mestiere più antico del mondo.

Un uomo deluso da un grande amore incontra una prostituta e vive con lei una notte d’amore con ricordi struggenti

E’ la storia raccontata in Stella della Strada di Francesco De Gregori:

Raccogli le perle e la pioggia
e l’innocenza dal pavimento.
Raccogline l’ultima goccia,
e buttala via nel tempo.

Vieni insieme a me stasera, dimentica il mio nome.
Saremo i pezzi di una storia vera,
o di una canzone.

La verità su Il cielo in una stanza: “Una prostituta di cui mi ero innamorato” racconta Gino Paoli

È unanimemente riconosciuto come uno dei capolavori della canzone italiana, eppure forse non tutti sanno che Il cielo in una stanza di Gino Paoli parla di un amplesso con una prostituta. A vuotare il sacco su questo brano è lo stesso cantautore intervistato da Donatella Aragozzini per Libero in occasione dell’uscita del doppio album Appunti di un lungo viaggio con il quale festeggia 60 anni di carriera: “Sì, era per una puttana della quale mi ero innamorato, perché a quei tempi le ragazze non te la davano, ed è dedicata a un gesto umano ma mistico, che proietta in una dimensione dove sei tutto e niente. Siccome descrivere l’atto è impossibile, ho trovato questa tecnica: ci giro intorno, il non detto arrivo a suggerirlo con l’ambiente”

Nella società degli uomini, è sempre presente la rappresentazione della prostituta nella canzone d’autore italiana

Nella canzone italiana il tema della prostituzione compare negli anni Venti e, precisamente, in due fortunati brani (Lucciole vagabonde e Il tango delle capinere) scritti tra il 1927 e il 1928 dalla celebre coppia di compositori Bixio e Cherubini. Nei testi di queste canzoni la simbologia animale permetteva agli autori di affrontare il tema in forma molto “leggera”, attraverso la quale, pur accennando allo squallore della condizione delle prostitute («schiave di un mondo brutal/noi siamo i fior del mal/se il nostro cuor vuol piangere/noi pur dobbiam sorridere»), si costruiva una narrazione che inequivocabilmente vedeva le donne come padrone del proprio destino: danzanti «fiori del male» nella prima, portatrici di «febbre in cuor» nella seconda.

Quanno Chiove, capolavoro di Pino Daniele che dedicò ad una prostituta

Brano contenuto nello splendido Album “Nero a Metà” i cui testi sono di denuncia sociale, accompagnati da una sottile ironia e poesia metropolitana. E’ un linguaggio che inaugura una nuova tradizione musicale napoletana. Quanno Chiove è una canzone d’amore che Pino scrisse per descrivere la vita di una prostituta. “E te sento quanno scinne ‘e scale ‘e corza senza guarda’ e te veco tutt’e juorne ca ridenno vaje a fatica’ ma pò nun ride cchiù. E luntano se ne va tutt’a vita accussì e t’astipe pe nun muri’”.

Le donne cantate da Fabrizio De André

Bocca di rosa, Nina, Nancy, Teresa. Ma anche la Vergine Maria, Giovanna D’Arco, Princesa; tutte le donne del Faber hanno la loro storia, per dolorosa o estatica che sia. Quella del cantautore ligure è un viaggio poetico tra tre tipi di donne: le sante, le bambine e le puttane. Tra queste ultime emerge una chiave di lettura del mondo deandreiano: la prostituzione conduce alla santificazione. Per questo le prostitute cantate dal Faber sono quanto di più vicino al Paradiso, proprio perché il Purgatorio e l’Inferno l’hanno già sperimentato in vita.

Partiamo da quella che probabilmente è la donna, e la canzone, più conosciuta e cantata dal pubblico: Bocca di Rosa

entrata addirittura nel lessico italiano per antonomasia. La ragazza raggiunge il paesino genovese di Sant’Ilario, che il Faber prende a esempio per indicare la chiusura mentale e l’arretratezza della periferia, dove i mariti delle matrone fanno a gara per passare del tempo con lei. Non ci vuole molto perché arrivi la denuncia ai carabinieri, che la scorteranno in stazione: tutti gli uomini del paese si fermano a darle un saluto, e la voce del suo arrivo raggiunge velocemente la fermata successiva; addirittura il prete le chiede di presidiare accanto alla Madonna durante la processione, perché una cosa è certa: l’amore di Bocca di Rosa è un dono che la ragazza fa a tutti gli uomini che incrociano il suo sguardo, spinta com’è non dalla noia, né dal lavoro, ma dalla passione.

la sultana delle bagasce

Jamin-a, in Creuza de mä, l’album dedicato ai marinai che trascorrono la loro esistenza tra la voglia di scappare e quella di tornare a casa, la ‘sultana delle bagasce’ è più simile a un sogno o a una speranza in cui il marinaio può confidare nei momenti più duri. Ma non è detto che non la si possa incontrare in ogni posto in cui la nave attracca, e scivolare nell’erotismo sfrenato che la lupa dalla pelle scura garantisce.

E poi ancora puttane che ci aprono le porte del paradiso

E’ il caso di Barbara, una ragazza che, con il suo darsi all’amore libero e scevro dal bigottismo, si è portata addosso l’odio di tutte quelle donne che difendono il talamo nuziale e condannano la spontaneità dell’amore, che è come l’ortica: cresce ovunque, non puoi estirparla, né prevedere dove colpirà. La brasiliana Fernanda Farias de Albuquerque, in carcere per accoltellamento, si sente dare del lui da chiunque. Vive in balia delle botte e degli insulti, nata femmina in un corpo di maschio, e vende il suo corpo agli uomini che diventerà la Princesa cantata da Faber nell’album Anime Salve.

Canzoni per puttane al mare: “Un’estate al mare”

Nel 1982 la cantante palermitana Giuni Russo scalò le classifiche italiane con un successo destinato a diventare la canzone dell’estate anche nei decenni successivi. Eppure, le intenzioni dell’autore e amico della cantante, Franco Battiato, erano ben altre. La canzone racconta di una prostituta e della sua condizione di sogno e realtà. La vita desiderata, le vacanze, il mare, la libertà dal lavoro, e la materialità in cui invece vive ogni giorno.

“Per le strade mercenarie del sesso, che procurano fantastiche illusioni”

esordisce Battiato. E’ lei a parlare. Vive vendendo il proprio corpo.

Chillo è nu buono guaglione, Pino Daniele è tra i primi a cantare di omosessualità e transessualità

l testo narra di un ragazzo che sogna di diventare donna “chillo è nu buono guaglione e vo’ essere na signora” e che si prostituisce per potersi pagare l’operazione “fa ‘a vita sott’ a nu lampione e quando arriva mezzanotte scende e va a faticà […] chillo è nu buono guaglione s’astipa ‘e sorde pe ll’operazione non ha alternativa solo azione decisiva”.

Paolo ama travestirsi e adescare uomini al parco ma in quegli anni la clandestinità era d’obbligo

I Banco del Muto Soccorso, in Paolo Pa Maledetto, cantano il rammaricano che Paolo non si fosse confidato, che avrebbero saputo consigliarlo, portarlo in città dove pochi fanno caso alla diversità, e fare pazzie con lui che evidentemente non aspettava altro da tempo. Paolo era un amico del gruppo Banco del Mutuo Soccorso che abitava nel loro paese. Nessuno sa davvero quali siano stati i motivi che spinsero Paolo a togliersi la vita, non confidò a nessuno i suoi problemi e tantomeno le sue intenzioni.

Dietro Gianna c’è molto di più

Gianna è, forse, una delle canzoni più celebri di Rino e la critica sociale che accompagna questo brano parte anche dalla sua prima esecuzione al Festival di Sanremo del 1978. In quella proverbiale occasione, che ha rappresentato un punto focale della storia della musica Italiana, Gaetano si presenta sul palco con frac, cilindro, diverse medaglie sul petto, scarpe da tennis e in mano un ukulele. Alcuni hanno voluto vedere in lei una prostituta, altri una donna trans (a sottolineare, tra le altre cose, la strabiliante modernità di Gaetano). In realtà Gianna è tutti o nessuno: rappresenta il pensiero “malato” di un’intera classe sociale. Il modus operandi di chi finge di lottare per gli ideali, racconta grandi cose ma in realtà non ha interesse affinché si giunga al benessere comune, pensa solo a raggiungere il proprio egoistico godimento.

Giovanni Scafoglio

Da questo link potrete accedere alla playlist con le canzoni citate nell’articolo

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