Aprile 17, 2024
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La morte di Giovanbattista Cutolo è l’ennesima dimostrazione della pericolosità delle Baby Gang. La “paranzella” di cui fa parte il carnefice del ragazzo di 24 anni, è un gruppo di minorenni appartenenti alla microcriminalità. Giovani dai 12 ai 17 anni circa che compiono reati come furto di orologi, deposito di armi, aggressioni. L’assassino di Giovanbattista, a soli 14 anni è stato accusato di tentato omicidio, ma non imputato a causa dell’età. Parliamo di un adolescente nato e cresciuto in un ambiente malavitoso, senza una famiglia esemplare alle spalle. Suo padre è noto alla giustizia per condanne penali. Attenzione però, non si tratta di un’affiliazione camorristica. La famiglia del sedicenne non appartiene ad un clan camorristico, ma a un gruppo che delinque tra furto di rolex e diffusione delle armi.

Armi che finiscono nelle mani di ragazzini che conducono una vita tristemente immersa nel crimine e nella miseria

Minori senza sogni, ma con l’ambizione di accumulare soldi sporchi per indossare vestiti costosi e per sentirsi invincibili rispetto alle persone perbene. Giovanbattista era un ragazzo perbene, appassionato di musica. Suonava il corno in una rinomata orchestra, la Scarlatti Young. Ed è stato ammazzato perché debole e inoffensivo rispetto ad una baby gang che circola per strada con l’intenzione di prevaricare e umiliare la brava gente. Qual è stata la colpa di Giovanbattista? Stare in un pub, a festeggiare il compleanno di un amico e chiedere ad un gruppo di prepotenti di smetterla di compiere angherie?

Purtroppo sì, perché questi episodi ci suggeriscono di stare in silenzio davanti alle ingiustizie altrui per evitare di riemetterci la pelle. No, non è giusto, perché la brava gente ha una morale e una coscienza e in nome di queste due “voci” bisognerebbe agire per il bene comune. E invece, si finisce per avere paura di ribellarsi, paura di chiedere di non subire violenze. Paura di morire per mano di piccoli delinquenti.

Se questi ragazzini si sentono così “grandi” da scegliere la malavita e la delinquenza, se scelgono di girare in città con pistole e coltelli in tasca, allora vuol dire che sono grandi anche per assumersi le conseguenze delle loro vita criminale. Un sedicenne ha sviluppato la parte razionale del cervello, è cosciente di quel che fa quando impugna una pistola per sparare alle spalle. Basta giustificare, deresponsabilizzare.

Serviva la morte di Giovanbattista per emanare il decreto anti baby gang. Con questo decreto, per i minori criminali che hanno compiuto 14 anni sarà previsto daspo e ammonimento. Sono inoltre previste sanzioni per i genitori che non sorvegliano i figli minorenni e quelli che non mandano i figli a scuola rischiano il carcere.

La “paranzella”, un gruppo etnocentrico

Ma cosa contraddistingue una “paranzella”?

È un gruppo sociale e in quanto tale è caratterizzato dall’etnocentrismo (termine coniato dal sociologo William Graham Sumner). Le persone etnocentriche considerano il proprio gruppo il centro di ogni cosa, tutto è valutato in rapporto a esso. Per queste persone non esistono altri punti di vista, altri comportamenti, altri valori. Ed è in questi gruppi etnocentrici che si genera l’odio e il disprezzo verso gli altri, ritenuti “estranei”.

Nasce così la logica del branco, quella secondo cui bisogna sopraffare il più debole

Gli studi sulla psicologia delle folle di Gustave Le Bon, hanno rilevato che all’interno dei gruppi sociali si annullano le singole responsabilità uniformando il proprio pensiero a quello della maggioranza. Nel branco prevale il sentimento di potere e onnipotenza, si accumula mediocrità piuttosto che intelligenza. A comporre questi gruppi sono persone che provano una perversa fascinazione nei confronti del male.

Nella folla, le qualità personali e intellettuali si perdono perché prevalgono il senso di potenza e il contagio mentale. La caratteristica del branco è l’azione e non il pensiero.

Questo accade in assenza di cultura, in assenza di figure genitoriali e di scuola.  Questi minori immersi nella criminalità conducono una vita di strada che innesca il branco a sfavore dell’incontro e della condivisione con l’Altro. A sfavore dei sentimenti e delle emozioni. Lo psicoanalista Umberto Galimberti afferma che gli individui in grado di arrecare del male al prossimo, quelli che agiscono con ferocia, non hanno sentimenti. Non sanno distinguere il bene dal male e non conoscono le emozioni. E quando famiglia e scuola non educano a conoscere le emozioni, i ragazzi si fermano alle pulsioni.

E mentre l’istituzione familiare e quella scolastica falliscono, Giovanbattista non c’è più. I suoi sogni, la sua passione per la musica sono stati bruscamente soffocati.

Qualcuno ha affermato che la colpa è anche delle serie Tv come Mare Fuori e Gomorra. Sarebbe riduzionistico incolpare queste serie, ma è evidente che i ragazzini che non hanno modelli di riferimento educativi, tendono ad emulare le scene camorristiche. Non hanno gli strumenti per prendere le distanze dal male, perché nel male ci vivono.

I ricorrenti episodi di violenza che vedono i minori come protagonisti, inducono piuttosto a pensare che la famiglia e la scuola stanno abdicando al ruolo educativo.

Bisognerebbe seminare cultura nei luoghi di degrado, combattere l’evasione scolastica e non permettere a genitori incapaci di lasciare i figli crescere in contesti malavitosi.

Emanuela Mostrato

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