Maggio 29, 2024
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Mentre le potenzialità dell’intelligenza artificiale avanzano, facendoci assistere ad uno sviluppo tecnologico rivoluzionario, sopraggiunge la necessità di stabilire regole e tutele. Come? Attraverso l’AI ACT: la regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Si tratta di un accordo politico – in corso di approvazione dall’Unione Europea – che ha l’obiettivo di introdurre un quadro normativo e giuridico in materia di AI. Se da un lato, le nuove tecnologie sortiscono benefici che possono migliorare la vita delle persone, dall’altro possono rivelarsi un rischio per il controllo umano. 

Proteggere la privacy, garantire la trasparenza dei dati e assicurare il benessere dei cittadini sono azioni essenziali vista la potenza della tecnologia

È richiesto un impegno costante affinché si possa contrastare la disinformazione e la manipolazione dei dati. Questo non vuol dire limitare e/o biasimare le possibilità di sperimentazione dell’intelligenza artificiale, ma fare in modo che il suo utilizzo non disintegri il pensiero e l’azione umana. 

Il rischio di incorrere in una truffa, di incappare in una fake news, di trovarsi davanti a immagini e video falsificati è sempre più ricorrente. A proposito di incertezza, OpenAI ha dichiarato che il suo “AI Text Classifier”(classificatore di testo) è efficace nel 26% dei casi quando i contenuti sono in inglese. Dunque, la precisione e l’autenticità dello strumento non sono garantite. Motivo per cui è fondamentale ricordare che queste tecnologie sono strumenti, e in quanto tali possono fornire una base, un indizio, ma non sono autosufficienti senza l’intervento umano.

Per quanto rivoluzionaria, AI non può sostituirsi all’uomo, non può decidere al posto delle persone. Eppure, questo pericolo è alle calcagna. 

Perchè AI è rivoluzionaria?

L’intelligenza artificiale è rivoluzionaria perché permette alla ricerca di progredire e migliorare la vita delle persone. L’efficacia degli strumenti AI si palesa nella corsa allo spazio, in ambito medico, militare, nel mondo delle neuroscienze. Si pensi al recente progetto Neuralink di Elon Musk. Con questo progetto è stato eseguito il primo impianto di un microchip (Telepathy) nel cervello umano. Lo scopo di questa ricerca è quello di creare un ponte tra computer e cervello al fine di contrastare le malattie neurologiche come la SLA o il morbo di Parkinson. 

Grazie all’impiego delle tecnologie di intelligenza artificiale, lo spazio non è più un universo inaccostabile, anzi è sempre più vicino all’uomo. In ambito militare, invece, gli strumenti AI consentono di impiegare dei droni che attaccano le postazioni dei soldati e interrompono i canali di comunicazione dei nemici.

Scrivere pagine etiche in materia di AI

Va da sé che in concomitanza a questo enorme sviluppo tecnologico, bisogna scrivere pagine etiche che possano proteggere dai pericoli che ne derivano. Ed è compito dell’AI ACT scrivere e promulgare queste pagine e fare in modo che la fruizione dell’intelligenza artificiale possa essere consapevole e coscienziosa. 

La regolamentazione dell’intelligenza artificiale è cruciale anche all’interno delle organizzazioni, sia pubbliche che private. Non è un caso che l’automatizzazione di molti processi aziendali sia una delle principali sfide del presente. Le aziende stanno progressivamente adottando soluzioni digitali che rendono i flussi di lavoro più snelli e più veloci.

Stando ai dati forniti dall’Osservatorio dell’intelligenza artificiale, il 61% delle aziende di grandi dimensioni ha attivato almeno un progetto di AI. La percentuale scende al 18% tra le piccole e medie imprese.

Le soluzioni in materia di AI a cui chiedono di ricorrere le imprese riguardano perlopiù la selezione e gestione del personale, l’analisi dei dati, il supporto alle decisioni, l’elaborazione di testi scritti. Anche la formazione rischia di essere sempre più veicolata da strumenti artificiali.

A maggior ragione, l’introduzione di un regolamento che tuteli i diritti dell’UE è doveroso perché queste tecnologie coinvolgono un’intera comunità e non solo i tecnici e gli sviluppatori. L’intelligenza artificiale deve poter essere uno strumento che agevola la vita delle persone, senza compromettere la loro libertà di pensiero e di azione.

Insomma, l’evoluzione tecnologica e il sistema normativo devono procedere di pari passo, affinché si possa promuovere e favorire un’intelligenza artificiale affidabile, ma mai sostituibile all’unicità dell’intelligenza umana.

Emanuela Mostrato

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