Giugno 19, 2024
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Selvaggia Lucarelli deve la sua popolarità a una combinazione di fattori: uno stile di comunicazione diretto e spesso provocatorio, la capacità di trattare argomenti di attualità e di interesse pubblico in modo polarizzante, e la sua presenza costante sia nel mondo online che poi le ha dato risalto nel mondo televisivo. E’ indubbio che sia una potenza dal punto di vista mediatico, così come ha anche dei punti di contatto con la (da lei) tanto attaccata Chiara Ferragni. Entrambe hanno saputo sfruttare le potenzialità del web e dei social media per costruire la propria immagine e diventare rilevanti nel proprio settore. Lucarelli e Ferragni condividono la capacità di influenzare l’opinione pubblica, seppur in campi differenti: Lucarelli nel giornalismo e nella critica sociale, Ferragni nel mondo della moda e dello stile di vita. Ma oggi voglio soffermarmi sull’ultimo post del 2023 di Selvaggia Lucarelli, nel quale ha messo in dubbio l’inchiesta del NYT sugli stupri perpetuati da Hamas ai danni di civili israeliani il 7 ottobre scorso.

Selvaggia Lucarelli, con un attacco strumentale, in un post mette in dubbio l’inchiesta del New York Times sugli stupri di Hamas, avvenuti il 7 ottobre scorso

E’ facile, agendo da una posizione di comfort e sicurezza, lontano dai pericoli e dalle sfide affrontate dai giornalisti sul campo mettere in dubbio qualsiasi cosa, dalla rotondità della terra, all’olocausto, dall’esistenza del Covid agli stupri perpetuati dall’attacco terroristico di Hamas avvenuto il 7 ottobre scorso. Questa posizione, pur attirando l’attenzione di chi è incline all’antisemitismo o alla teoria del complotto, solleva interrogativi sulla responsabilità e l’etica nell’uso delle parole e delle informazioni. Sull’etica che dovrebbe avere un giornalista.

Analizziamo da punto di vista della comunicazione il post Selvaggia Lucarelli

  1. Coerenza delle affermazioni: Lucarelli afferma di credere che alcuni stupri siano avvenuti, ma mette in discussione la credibilità dell’inchiesta del New York Times. Questo pone una contraddizione evidente: da un lato, accetta la possibilità di crimini, dall’altro critica la fonte che ne parla.
  2. Accuratezza delle Informazioni: Lucarelli afferma che il New York Times ha una linea editoriale filo-israeliana, una dichiarazione che richiederebbe ulteriori prove per essere validata. Inoltre, menziona eventi storici come i massacri di Nanchino e la guerra in Bosnia per evidenziare la prevalenza dello stupro nei conflitti. Questi riferimenti storici sono corretti, ma il loro uso per sminuire o contestualizzare gli eventi specifici di cui si discute appare come un tentativo di deviare l’attenzione dal tema principale.
  3. Completezza dell’argomentazione: Il post sembra concentrarsi più sulla critica alla fonte (New York Times) e sull’uso politico delle informazioni che sui fatti specifici dell’incidente. Non fornisce dettagli diretti o prove alternative che contraddicono o supportino l’inchiesta, lasciando alcune domande senza risposta.
  4. Tono e implicazioni: Il tono del post è critico e suggerisce una diffidenza verso i media mainstream e l’uso politico delle informazioni in contesti di conflitto. Tuttavia, questo approccio può risultare in una narrazione unilaterale se non bilanciato con un’analisi critica di tutte le parti coinvolte.

L’uso strumentale della fake news sui bambini decapitati da Hamas

Nel suo post Selvaggia Lucarelli scrive: “Del resto, sappiamo come è andata la storia dei bambini decapitati e sappiamo che Israele organizza proiezioni sull’orrore a cui invita giornalisti amici, per cui tendo ad avere scarsa fiducia nella propaganda splatter che ha due scopi precisi: deumanizzare il nemico”. Dal punto di vista deontologico questo è un passaggio estremamente grave e pericoloso:

  1. Uso di notizie false per delegittimare altre informazioni: Lucarelli, citando un caso di notizia falsa (i bambini israeliani decapitati), sembra utilizzarlo come base per mettere in dubbio la veridicità di altre informazioni, in questo caso gli stupri commessi da Hamas. Questo tipo di argomentazione è problematico perché presuppone che un’istanza di disinformazione in un contesto invalidi automaticamente altre informazioni correlate, indipendentemente dalle loro prove o fonti.
  2. Ragionamento per analogia: l’argomentazione che se una notizia falsa è stata diffusa in un contesto, allora altre informazioni in un contesto simile potrebbero essere anch’esse false, è un ragionamento per analogia. Tuttavia, questo approccio è falloso se non si basa su un’analisi dettagliata delle prove specifiche di ciascun caso. Ogni evento o accusa deve essere valutato sulla base delle sue circostanze e prove uniche.
  3. Implicazioni e rischi di tale argomentazione: questo tipo di ragionamento porta al rischio di relativizzare o sminuire eventi gravi basandosi su analogie con altri eventi non correlati direttamente. La verifica dei fatti e l’analisi critica indipendente sono cruciali in questi contesti per evitare generalizzazioni errate o la diffusione di ulteriori disinformazioni.

Dovrebbe essere ovvio, e Selvaggia Lucarelli non può non saperlo, che senza una verifica approfondita delle singole affermazioni e degli eventi, non è possibile concludere che la falsità di una notizia in un contesto implichi automaticamente la falsità di altre notizie in contesti simili. È fondamentale analizzare ogni situazione specifica con un approccio critico e basato su prove concrete. Dal punto di vista deontologico il suo uso di notizie false o presunte tali per mettere in dubbio altri eventi, senza fornire un’analisi dettagliata e basata su prove concrete per ciascun caso può portare il lettore a conclusioni errate e alla diffusione di ulteriore disinformazione. Tra l’altro Lucarelli nel post conferma apparentemente

Quali sono le fonti e le prove del NYT sugli stupri del 7 ottobre?

Lucarelli scrive nel suo post: “Ho letto l’inchiesta del New York Times sugli stupri di Hamas e ho molte cose da dire. La prima è che ritengo plausibile che siano avvenuti degli stupri il 7 ottobre, la seconda è che l’inchiesta del New York Times (che ha una linea editoriale filo-israeliana e non è un segreto) non fornisce alcuna prova di ciò ed è una confusa accozzaglia di testimonianze, di deduzioni e di assenza di prove con l’aggravante che le fonti sono troppo spesso l’Idf e foto o ricordi “da cui sembrerebbe”. “

Bene, “la confusa accozzaglia del New York Times” è un’inchiesta sul campo durata ben due mesi. L’indagine ha identificato almeno sette luoghi in cui donne e ragazze israeliane sono state aggredite o mutilate sessualmente. Testimoni, personale medico, soldati e consulenti in materia di stupro figurano tra le 150 persone intervistate dal New York Times, che hanno fornito un quadro completo della diffusa violenza di genere avvenuta il 7 ottobre. Oltre ai video, che purtroppo, ho avuto il dolore di visionare di persona, ci sono testimonianze dirette.

Un video, diventato poi virale, che la Kucarelli non può non aver visto, girato da una donna alla ricerca di un suo amico scomparso mostrava Gal Abdush sdraiata sulla strada, parzialmente vestita, con il viso bruciato in modo irriconoscibile.

Testimoni hanno descritto scene esplicite di donne violentate e uccise in diversi luoghi lungo la Route 232, l’autostrada dove è stato trovato il corpo di Gal Abdush. Secondo il Nyt, medici e soldati volontari hanno riferito di aver scoperto più di 30 corpi di donne e ragazze in uno stato simile a quello di Gal Abdush: gambe divaricate, vestiti strappati e segni di abuso nelle zone genitali.

Una testimone chiave, di nome Sapir, ha fornito una testimonianza esplicita, descrivendo la brutalizzazione delle donne da parte di uomini armati. Ha ricordato di aver assistito allo stupro e all’uccisione di almeno cinque donne, sottolineando il caos e la brutalità degli aggressori. Il racconto di Sapir era supportato dalle fotografie del suo nascondiglio e delle sue ferite.

Il pericolo dell’uso strumentale delle fake news per confutare i fatti reali

Per Selvaggia Lucarelli, la fake news sui bambini decapitati da Hamas renderebbe dubbia la notizia sugli stupri ai danni delle donne israeliane il 7 ottobre. Riflettendo su questo ragionamento, emerge un interrogativo: se la notizia riguardante l’attacco all’ospedale Al-Ahli di Gaza City da parte di Israele, insieme alle relative vittime riportate, è stata smentita come una falsa notizia, possiamo allora ipotizzare che anche il report dei 20.000 morti causati dall’attacco di Israele contro Hamas possa non essere veritiero?

Chissà cosa ne pensa Tastiera Selvaggia

Giovanni Scafoglio

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