Maggio 25, 2024
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Nel mondo della moda è “l’uomo che ha inventato la tuta”, cosa certamente vera ma molto parziale. Perché Thayaht non si limitò a  creare questo rivoluzionario capo di abbigliamento ma fu un artista, e un intellettuale, a tutto tondo. Come la mostra a lui dedicata alla quarta Biennale del Disegno di Rimini –diretta da Massimo Pulini – conferma. “Thayaht. Il futuro presente”, è un’esposizione a cura di Guido Cribiori e Sabrina Foschini, si potrà ammirare alla Galleria dell’Immagine, presso la Biblioteca Gambalunga, dal 4 maggio al 28 luglio.

L’esposizione di Rimini permette di tracciare un percorso artistico e biografico di Ernesto Michahelles (1893-1959) in arte Thayaht

Fiorentino di nascita ma di famiglia cosmopolita, artista poliedrico, affiliato al futurismo per l’amicizia con Marinetti e per una naturale propensione al futuro, inteso come terreno d’avanguardia e di scoperte. Scultore, designer, pittore, scenografo, orafo, ufologo e inventore; da moderno alchimista brevettò anche una lega metallica a cui diede il suo stesso pseudonimo. Convinto fautore dell’opera d’arte “totale” che coinvolge ogni aspetto dell’esistenza, ne ha rappresentato un effettivo manifesto vivente, con la sobria eleganza di un dandy, capace di rivoluzionare i canoni della moda.

È divenuto celeberrimo per l’invenzione della “tuta” (1919), il modello maschile, composto di un unico pezzo, in perfetta sinergia tra abito e corpo, che in seguito diventerà il più popolare abito da lavoro. Ha collaborato con la maison di Madeleine Vionnet, uno dei più famosi atelier di moda parigini degli anni Venti, creando per lei la campagna pubblicitaria, i bozzetti degli abiti e il logo, oltre a una prima idea di tuta femminile. Ha anche pubblicato insieme al fratello Ram (acronimo di Ruggero Alfredo Michahelles) un “Manifesto per la trasformazione dell’abbigliamento maschile” (1932), dove reinventa il lessico dei capi oltre alle loro forme, e con lui ha progettato costumi e scenografie teatrali.

Proprio grazie all’eredità famigliare, si sono potute raccogliere numerose opere datate tra il 1917 e il 1958, in particolare disegni, studi e bozzetti per la creazione di sculture, mobili, oggetti d’arredo, monumenti, abiti, decorazioni tessili e anche la planimetria della “Casa gialla”, la sua residenza-studio a Pietrasanta, dove si dedica all’avveniristica e utopistica costruzione di un “carrovela”, un veicolo azionato dal vento e testato sulla vicina spiaggia. Il corpus di opere, conservate dai familiari e rese note solo recentemente è in gran parte legato all’aspetto progettuale della sua attività e documenta il felice rovello di una mente concentrata sulla speculazione del nuovo, sulla sintesi formale di un’idea che cambi i connotati del quotidiano e ridisegni il mondo in ogni aspetto della nostra esistenza. Nella sua carriera Thayaht ha partecipato a diverse edizioni della Biennale di Venezia e si è legato a personalità di spicco della cultura internazionale come l’ideatore dei Balletti Russi, Sergej Djagilev, lo storico Bernard Berenson, l’orientalista Fosco Maraini, e il poeta Ezra Pound oltre alla già citata cerchia dei Futuristi, con cui condivide il culto di una modernità illuminata, ma a cui accosta l’esplorazione di altri misterici e insondabili mondi.

La Biennale del Disegno è organizzata dal Comune di Rimini ed è curata da Massimo Pulini.

La Redazione

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