Giugno 18, 2024
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Nella frenetica “caccia al click” dei media moderni, l’informazione accurata e verificata sembra aver ceduto il passo al sensazionalismo e all’ansia di essere i primi a riportare una notizia. In questo contesto, commentatori e giornalisti competono nel dare giudizi affrettati e sparare accuse senza fondamento, il tutto a colpi di clic e titoli accattivanti o affermazioni date per certe ma in verità basate su supposizioni neanche troppo fondate. Ma cosa importa se Il massacro dell’ospedale di Gaza genera fake news e rischia di accendere una miccia in Medio Oriente? Almeno avremo i nostri minuti di celebrità digitale.

Cosa sappaimo realmente del massacro presso l’ospedale di Gaza

A due giorni dalla strage all’ospedale Al-Ahli Arabi Baptist di Gaza regna ancora l’incertezza su molti aspetti di quanto successo. L’episodio è un evento controverso e drammatico che sta influenzando le reazioni di tutto il mondo, soprattutto nel mondo arabo. In questi casi, bisognerebbe adottare la massima cautela. Gli israeliani sostengono che si sia trattato di un razzo palestinese, accusando in particolare la Jihad Islamica, un gruppo differente da Hamas, considerato più estremista. Dall’altra parte, fonti palestinesi ed arabe insistono che l’attacco sia stato condotto da Israele.

I materiali presentati finora non sono definitivi, ma consentono di iniziare a farsi un’idea e di ridurre i dubbi. Tuttavia, le ultime immagini diffuse e le riprese effettuate da Gaza nella zona dell’esplosione pongono nuovi interrogativi. Queste immagini mettono in discussione il numero delle vittime, inizialmente calcolato tra 300 e 500 civili uccisi, poiché mostrano solo macchine bruciate e pochi danni agli edifici. Effettuando un confronto con le foto e i video dell’incidente, si può concludere che il numero delle vittime potrebbe essere molto più elevato.

Questo perché molte persone si erano rifugiate sotto le tettoie del parcheggio delle auto bruciate, considerando l’ospedale un’area sicura. Non si sa se queste persone avessero bisogno di assistenza medica o meno. Le immagini dei corpi e del pavimento nelle scene suggeriscono che la struttura è rimasta apparentemente intatta, il che potrebbe sembrare incredibile ma è un evento che spesso si verifica in teatri di guerra.

Il filmato diffuso da Al Jazeera costituisce il documento chiave per cercare di ottenere qualche risposta

Al Jazeera è un canale che non può essere considerato vicino ad Israele. Nel filmato, si possono vedere razzi sparati da Hamas che sembrano non avere alcun collegamento con quanto è caduto. Inoltre, viene mostrato un razzo che si alza nel cielo e, ad un certo punto, rilascia una scia particolare. L’interpretazione di questa scia è difficile, dato che si tratta di immagini girate a distanza considerevole. Alcuni esperti suggeriscono che la scia indichi un malfunzionamento del razzo, che potrebbe aver perso carburante prima di cadere. Altri, invece, ritengono che potrebbe essere il risultato di un’intercettazione da parte delle forze israeliane. Vale la pena sottolineare che queste sono solo teorie. Inoltre, si può notare una seconda esplosione nel filmato, presumibilmente nella zona di lancio da cui è partito il razzo, il che suggerisce che la scia potrebbe indicare un’azione finalizzata alla distruzione del lanciatore.

Un altro interrogativo riguarda le dimensioni della nuvola di fumo che si vede nel filmato. Queste dimensioni sembrerebbero non compatibili con il carburante di un razzo palestinese standard. Quindi, potrebbe trattarsi di qualcosa di più grande rispetto ai razzi che vengono lanciati giornalmente. È importante notare che la Jihad Islamica dispone di razzi di dimensioni maggiori, i quali, all’inizio del volo, contengono una quantità significativa di carburante, sufficiente a causare un incendio. In pratica, siamo ancora nel campo delle ipotesi. Certo è che non ci sono evidenze di ordigni israeliani in volo, e non sembra esserci una catena d’esplosione simile a quella causata dalle bombe usate da Israele. È possibile che si tratti di un tipo di ordigno che, se intercettato, potrebbe aver generato la grande onda d’urto osservata.

Eppure subito dopo l’annuncio, sono arrivati i commenti più disparati da esperti

Ho avuto il dubbio onore di ascoltare vere e proprie perle di saggezza trasmesse dalle reti RAI. C’era il coro degli “esperti”, pronti a giudicare il sibilo udito in un video, come se fossero interpreti del linguaggio segreto dei missili. Sì, perché secondo loro, era sicuramente opera di un missile sparato da un caccia israeliano. Immancabilmente, sono riusciti a decifrare l’enigma e hanno stabilito che l’edificio “distrutto” aveva subito l’attacco di bombe israeliane, evidentemente specializzate nell’abbattere una presunta “santabarbara di Hamas”. Chi potrebbe mai dubitare delle loro affermazioni indiscutibili? E naturalmente, non c’è stato spazio per il giornalismo che mette in discussione queste verità assolute. Bravo, giornalisti, un’altra medaglia d’oro per la vostra saggia autorevolezza!

Sappiamo che da Gaza partono verso Israele migliaia di razzi al giorno e sappiamo che tra un quinto e un sesto dei razzi che spara Hamas e il suo alleato Jihad Islamica (che ha partecipato anche all’attacco nel sud di Israele il sabato 7 ottobre) cadono sul suolo di Gaza, non passando il confine verso l’obiettivo che vorrebbero colpire, cioè Israele. Questo accade perché i razzi sono scadenti, i lanciatori sono imprecisi o i missili vengono intercettati dalle forze di difesa israeliane. Ora, come è possibile che un esperto in materia non abbia fatto queste considerazioni? E soprattutto, considerate queste statistiche, provate a pensare a quali danni hanno causato i razzi di Hamas lanciati contro Israele, e quali danni possono aver arrecato allo stesso popolo palestinese. Queste informazioni sembrano non essere state considerate.

Ma attenzione, ciò non toglie nulla alla devastazione e alla perdita di vite umane causate dai missili israeliani che continuano a colpire la striscia di Gaza. Tuttavia, un giornalista o un esperto non può ignorare queste informazioni, né trascurare di evidenziare eventuali dubbi.

Quando è il giornalismo a creare fake news

Al momento, nessuno può affermare con certezza ciò che sia accaduto all’ospedale. Sappiamo che è stato colpito il parcheggio e non sappiamo se ci siano 500 morti, ma sappiamo che ce ne sono decine. La discussione non riguarda se sia meno grave che ci siano decine di morti invece che centinaia, ma è una notizia diversa da quella che è stata data correttamente. Le fake news servono a delegittimare quanto accade, e ciò vale per ogni parte del conflitto. Vale per la fake news sui 40 bambini israeliani decapitati da Hamas, e vale in questo caso. Per capire cosa sia successo, serve un’analisi indipendente.

Ci possiamo fidare degli analisti indipendenti che hanno già smentito le autorità israeliane più volte. Li hanno smentiti sul fosforo bianco pochi giorni fa (gli analisti di Amnesty International e soprattutto di Human Rights Watch in un articolo pubblicato dal Washington Post). Sono gli stessi analisti che hanno smentito il governo israeliano riguardo alla giornalista Shireen Abu Akleh, uccisa a maggio durante un raid di Israele a Jenin. Se gli analisti indipendenti confermeranno che si è trattato di un bombardamento israeliano, ci possiamo fidare di loro. Se, invece, affermeranno che è stato un razzo sparato da islamici, dal movimento alleato di Hamas, il movimento che ha compiuto l’attacco di sabato 7 ottobre insieme ad Hamas, ci potremo fidare altrettanto.

Forse, dovremmo riconsiderare il valore dell’etica e della verità nel giornalismo. Forse dovremmo ricordare che il vero scoop non è essere i primi a urlare, ma essere i primi a informare accuratamente. Ma finché il sensazionalismo e la corsa per il click dominano, l’etica sarà relegata in secondo piano. E noi saremo destinati a navigare in un mare di notizie distorte, sperando di non naufragare nell’ignoranza tra un video su TikTok e una fake news creata ad arte e diffusa su Telegram.

Giovanni Scafoglio

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