Ottobre 6, 2022
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Che il mondo del lavoro stia cambiando è evidente. È ormai abbandonata l’idea secondo cui il lavoratore sia un mero esecutore di compiti. ll passaggio dal fordismo al post-fordismo ha dato maggiore rilevanza al saper essere piuttosto che al saper fare. Questo significa che non è sufficiente avere competenze tecniche. Per Saper essere occorre essere educati alle competenze trasversali. Queste ultime sono essenziali per lo sviluppo delle carriere professionali. Motivo per cui, all’interno delle organizzazioni vi è una richiesta crescente dei profili umanistici.

Qual è il valore dei profili umanistici all’interno di un’azienda?

Se in passato i laureati in scienze umanistiche sembravano avere meno risonanza dei laureati STEM, oggi non è più così. Le professioni non ruotano più solo intorno alla tecnica. Né solo intorno agli aspetti amministrativi e burocratici. Di conseguenza, al lavoratore è richiesto un ventaglio di competenze che ha a che fare con le scienze sociali. I laureati umanistici sono maggiormente avvezzi alle soft skills. Ragion per cui, all’interno di un’impresa favoriscono il potenziamento dell’intelligenza emotiva.

Viceversa, i laureati in materie scientifiche possiedono meno padronanza delle competenze trasversali. Sono perlopiù abituati a ragionamenti logico-matematici. Precisiamo, nessun percorso è migliore dell’altro. Ognuno segue le proprie predisposizioni cognitive e attitudinali. Però, a differenza dei laureati STEM. i profili umanistici hanno la capacità di trascendere la tecnica

Qualunque sia il proprio ruolo all’interno di un’impresa, le soft skills restano imprescindibili.

Ecco perché cresce la richiesta dei laureati in scienze sociali. Perché all’interno di un’organizzazione favoriscono il rafforzamento del capitale umano. Si tratta di profili professionali in grado di valorizzare la dimensione comunicativa e relazionale di un’impresa. Soprattutto nei settori molto tecnici, la presenza di figure con un background umanistico è un elemento di differenziazione

Non è un caso che chi si occupa di gestione delle risorse umane ha – nella buona parte dei casi – un background sociologico e/o psicologico. È importante che ad occuparsi dello sviluppo delle persone, siano profili inclini alla comprensione, all’ascolto e all’empatia

A questo proposito, sono sempre più frequenti le Academy che si occupano di apprendimento emotivo. Il motivo è che quando i giovani terminano gli studi, sono poco orientati all’inserimento nel mondo del lavoro. E questo provoca difficoltà nel superamento dei colloqui. Anzi, nel superamento del primo colloquio conoscitivo.

Quest’ultimo infatti si focalizza sulle soft skills del candidato. Su come egli comunica, come si presenta, quanto entusiasmo e quanto spirito di iniziativa emana.

Non è semplice acquisire un buon approccio comunicativo quando si possiede uno stile di apprendimento scientifico. O semplicemente quando non si è preparati verso quello che i recruiter si aspettano da un candidato. Ecco perché assistiamo ad un incremento di corsi, webinar e seminari dedicati allo sviluppo delle competenze trasversali. 

C’è necessità di intensificare la collaborazione tra scuola e impresa. Proprio per preparare le persone all’inserimento nelle aziende. Magari un candidato può risultare molto preparato a livello di hard skills, ma non basta. Lavorare oggi vuol dire saper collaborare, saper condividere, saper comunicare ciò che si sa. E per fare tutto questo c’è bisogno di un’educazione emotiva. 

La richiesta dei profili umanistici come esigenza della contaminazione dei saperi

La richiesta crescente dei profili umanistici segnala l’esigenza di avviare un processo di maturazione psico-affettiva. Un processo che oggi sta alla base delle organizzazioni di successo. Infatti, le imprese che perdono collaboratori, sono quelle incapaci di creare un clima di benessere e di socializzazione al lavoro. Quelle che non hanno ancora compreso che l’approccio al lavoro è sempre più socio-cognitivo e meno “impiegatizio”.

Durante un webinar di AL Lavoro Milano, alcune figure aziendali e universitarie hanno evidenziato la centralità dei profili umanistici. Le loro testimonianze dimostrano quanto la strada del digitale sia sempre più abitata da profili provenienti dall’ambito umanistico. E quanto la contaminazione dei saperi sia fondamentale. 

Federica Pinochi – Recruiting Manager presso Benefind – con la sua azienda, è per il secondo anno consecutivo partner di Human Capital Management. Si tratta di un percorso in collaborazione tra l’Università di Siena e AlmaLaurea. L’obiettivo del percorso è promuovere la formazione umanistica dei partecipanti con conoscenze digitali e di sostenibilità.

Insomma, gli scenari dei contesti organizzativi stanno evolvendosi verso un management partecipativo e motivazionale.

E questo management non può che arricchirsi della presenza di profili umanistici. 

Emanuela Mostrato

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