Aprile 17, 2024
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Casal Palocco e Pomigliano d’Arco hanno riempito le pagine di cronaca delle ultime settimane per due omicidi compiuti da giovanissimi, alcuni dei quali minorenni. In entrambi i casi si è parlato di figli di “gente perbene”  che diventano assassini.

A Casal palocco una Lamborghini guidata da alcuni youtuber, si è schiantata contro una smart guidata da una donna che era andata  prendere i figli a scuola. Nell’impatto a tutta velocità un bambino di 5 anni ha perso la vita. I ragazzi erano appena maggiorenni e neopatentati, motivo per il quale le indagini sono volte anche a capire come fosse possibile guidare un bolide del genere da dei “pischelli”. Alcuni testimoni parlano dei ragazzi poco coscienti della tragedia che avevano causato, che giravano intorno alle carcasse delle auto filmando e deridendo l’accaduto.

Uno dei ragazzi avrebbe confidato ad un signore accorso in aiuto che “tanto abbiamo soldi a palate, paghiamo la famiglia del bambino, e tutto si mette a posto”.

A Pomigliano invece due minorenni, senza motivo hanno avvicinato un uomo di origine ghanese, senzatetto ma conosciuto in paese e benvoluto. Dopo un breve saluto e uno scambio di battute, i ragazzi si sono avventati sull’uomo, massacrandolo di botte, con violenti calci alla testa che ne hanno causato il decesso. Stramane il gip ha convalidato il fermo per omicidio volontario e i ragazzi sono stati trasferiti a Nisida tra l’incredulità degli avvocati difensori che si sono detti basiti dalla decisione poiché i loro assistiti sono figli di gente perbene.

Se i figli di gente “perbene” diventano assassini

Di persone perbene e di figli di gente perbene che commettono ogni sorta di reato, anche crudele, potremmo scriverci un libro lungo tremila pagine. Essere perbene sembra un passepartout  per la non punibilità.  Spesso vicini di casa o semplici concittadini nelle interviste si dicono esterrefatti da un delitto commesso da qualcuno di loro conoscenza, perché è una persona perbene, non ha mai alzato la voce, non lo si è mai visto arrabbiato, non ha mai dato fastidio, non si è mai fatto vedere. Oppure si parla di una famiglia tranquilla, unita, e dei figli studiosi, simpatici, pieni di amici e tranquilli. Quello che non si riesce ad ammettere è la banalità del male. Come sosteneva Hannah Arendt nel suo libro omonimo, la banalità del male è più sconcertante e distruttiva perché fa parte di ogni essere umano. Soprattutto, il male spesso si cela dietro persone dall’aspetto apparentemente innocuo.

Chi avrebbe mai pensato del resto che dietro un impiegato del settore metallurgico si nascondesse Adolf Eichmann, uno dei gerarchi nazisti più crudeli. Il processo, uno dei primi registrati e trasmessi dalla tv internazionale, mostrava un uomo di mezza età stempiato, ricurvo e con problemi di vista. Eppure quell’impiegato di mezza età era uno dei colpevoli del genocidio più grande della Storia. Anche il massacro del Circeo ha come protagonisti ragazzi della Roma bene, studenti universitari brillanti con tutta una vita davanti.

Poi un giorno d’estate decidono di invitare alla villetta di uno di loro due ragazze, le sequestrano, le stuprano per giorni e le sottopongono ad ogni sorta di sevizia.

Una di loro muore, l’altra finge di essere morta cercando così di fuggire da quell’inferno. I ragazzi mettono le due nel bagagliaio dell’auto,e prima di disfarsi dei corpi, vanno a mangiare una pizza. La ragazza sopravvissuta riesce ad attirare l’attenzione di alcuni passanti che scoprono l’orrore. Anche in quell’episodio ci fu sconcerto generale, perché i mostri erano ragazzi perbene. Per gli episodi recenti come al solito si è parlato di deriva culturale generata dai social media e dalla conseguente caduta dei valori.

Ma gli episodi che ho citato prima riguardano epoche distanti da questa. Ho l’impressione che oggi sia più facile delegare i social e additare i ragazzi come degli inetti senza valori, perchè siamo alla disperata ricerca di una risposta che ci faccia stare a posto con la coscienza. I crimini dei quali si sono macchiati questi ragazzi fanno emergere con forza quanto essere allegri e brillanti, oppure tranquilli e non dare problemi, in realtà possono celare un malessere più profondo, un seme del male che non siamo disposti a guardare in faccia. E’ più facile aspettarsi il peggio da chi si porta dietro lo stigma della malattia mentale, dell’alcolismo o della droga, perché è più socialmente accettabile. Guardare nell’abisso della mente di quattro adolescenti che uccidono per leggerezza fa paura perché ci mette di fronte  al buio che ci portiamo dentro tutti.

Paola Aufiero

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