Febbraio 2, 2023
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In America è stata data ai lavoratori la possibilità di fruire del cosiddetto Wellness Day: il giorno di salute mentale, rivolto a chi versa in una condizione di stress a causa del lavoro. Questa novità sembra essersi diffusa in vari settori: in quello medico, scolastico, aziendale. Ma siamo sicuri che sia un vantaggio? Apparentemente sì, ma in realtà il Wellness day è l’anticamera di contesti lavorativi incapaci di impedire situazioni di burnout. Offrire un giorno di salute mentale equivale a riconoscere di non garantire stabilità emotiva ai dipendenti. 

Se ci fossero politiche di benessere fisico e mentale, buona parte dei lavoratori non avrebbe bisogno del giorno di salute

Il problema di fondo è che molti contesti di lavoro sono ancora lontani dal concetto di equilibrio tra vita privata e vita professionale. Di conseguenza, la sfera del lavoro e la sfera personale si confondono, fino a generare ansia e depressione nelle persone.

Ecco perché, offrire una giornata di benessere è soltanto un palliativo. Un rimedio semplice, che non risolve i problemi che affliggono i dipendenti. Se non provvisoriamente e apparentemente. Piuttosto, sarebbe bene promuovere dei cambiamenti ben più radicali. Come per esempio la creazione di un welfare aziendale che comprenda il “workplace wellbeing”. Ovvero, un insieme di politiche volto a favorire il benessere delle persone dal punto di vista psichico e fisico.

Se fossero elaborati dei piani di supporto e assistenza al lavoratore, di certo ci sarebbe meno esigenza del wellness day. Servono programmi family-friendly, orientati cioè a prevenire il conflitto lavoro-famiglia. Quando questi programmi vengono a mancare, si genera uno sbilanciamento tra i propri bisogni e quello che l’ambiente lavorativo offre. Ed è così che si verificano stati di malessere psico-fisico.

Ma cosa caratterizza il burnout?

Christina Maslach – esperta di burnout – definisce questa sindrome come una crisi tra l’individuo e il proprio lavoro. Questa sindrome è caratterizzata da “esaurimento emotivo, depersonalizzazione o cinismo, ridotta realizzazione professionale”(Maslach, Leiter, 2016). 

Insomma, il soggetto affetto da questo disturbo, si sente del tutto esausto e privo di energie. 

Bene, un’organizzazione che induce le persone in questo stato di esaurimento fisico e mentale, come può prendersi cura dei suoi collaboratori?

Prendersi cura dei propri collaboratori significa evitare che lo stress invada la loro vita. E ciò, può essere realizzabile solo se un’organizzazione attua una gestione differenziata del personale. Una gestione, quindi, attenta alle istanze e ai bisogni delle singole persone.

Certo, a tutti capita di vivere periodi di picco, in cui la stabilità emotiva viene messa a dura prova. Ma se il periodo diventa una costante, vuol dire che è l’ambiente di lavoro ad essere nocivo. Ancor più se induce il lavoratore a provare un senso di colpa per i suoi turbamenti.

Il giorno di salute mentale come anestetico del burnout

Lo stress-lavoro correlato è un rischio psicosociale da non sottovalutare. Non a caso, l’ Unione Europea pone particolare attenzione a questo problema, in quanto incide molto sulla qualità della vita delle persone. Motivo per il quale, le imprese dovrebbero ricorrere a metodologie oggettive di valutazione tese a prevenire il rischio di burnout. Un metodo noto è quello INAIL: Metodologia per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro correlato

SI tratta di una procedura scientifica e applicabile a qualsiasi contesto di lavoro. Insomma, di politiche da poter adottare per prevenire condizioni di burnout ce ne sono tante. Talvolta manca la volontà nel voler attraversare un reale cambiamento, che favorisca la serenità delle persone. Quando queste ultime non stanno bene, smettono di essere produttive. Ed è così che l’intero ambiente organizzativo fallisce.

Dunque, i lavoratori non dovrebbero arrivare ad uno stato di esaurimento tale da richiedere un wellness day. Perché questo comporta avere del tempo libero limitato, e persino destinato alla cura della salute mentale. E allora qual è il senso di questi giorni occasionali? 

I Wellness day sono un anestetico che inganna il lavoratore

Le persone hanno bisogno di ben altro per ottenere un equilibrio tra la vita privata e professionale. Servono programmi che garantiscono la flessibilità, il rispetto e la reciprocità tra le parti. 

Senza la componente emotiva e psicologica, gli accordi di lavoro sono destinati a disgregarsi. E non c’è giorno di salute mentale che tenga. 

Emanuela Mostrato

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