Luglio 23, 2024
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L’utilizzo di un linguaggio pregno di stereotipi e pregiudizi inibisce il potenziale creativo dei bambini di età compresa tra i 5 e i 12 anni. Lo dimostra l’indagine LEGO realizzata in 36 Paesi del mondo e su oltre 61.500 genitori. Dalla ricerca è emerso che, a partire dall’età di cinque anni, le bambine avvertono la pressione di dover essere perfette. Si sentono schiacciate dall’ansia di sbagliare e di commettere errori, e questo stato emotivo compromette la loro fiducia nella creatività. Infatti, i dati dell’indagine rivelano che il 71% dei genitori intervistati afferma che le bambine tendono a nascondere le proprie idee a cause delle pressioni sociali. Dunque, la Campagna Lego celebra la creatività delle bambine esortando gli adulti a cambiare il linguaggio quotidiano.

“More Than Perfect”: il cortometraggio dell’azienda LEGO

“More Than Perfect è il nome del cortometraggio prodotto dall’azienda LEGO e che mette in evidenza come l’uso di un linguaggio convenzionale possa impedire alle bambine di essere sé stesse per timore di deludere le aspettative altrui. Aspettative imposte dai genitori – talvolta anche inconsapevolmente – e da una società permeata dalla cultura della performance. Le parole hanno un peso, soprattutto durante l’età evolutiva, entrano nel profondo e possono condizionare i comportamenti. Per questo motivo, la campagna ha l’obiettivo di far riflettere i genitori sull’utilizzo di parole che limitano seriamente la libertà d’espressione dei loro figli.

A proposito di parole, l’indagine LEGO ha rilevato che aggettivi come “dolce”, “carino”, “adorabile”, sono perlopiù attribuiti alle bambine. Mentre termini come “coraggioso”, “innovativo”, “genio” sono rivolti il più delle volte ai bambini. Questo significa che l’ ”habitus” degli adulti ha radici ancora profondamente conformistiche. Si è ancora vittime di un retaggio culturale che rimarca le differenze di genere. E la campagna LEGO ne dà un’ennesima prova. 

È ormai da tempi immemori che si tende ad attribuire ai maschi un’intelligenza logico-cognitiva, mentre alle femmine si attribuisce un’intelligenza emotiva. Chi dice che le donne non possano avere un’idea geniale? Chi ha deciso che le donne non possano avere abilità logico-matematiche? Lo ha deciso una società mossa da millenni da divari educativi, sociali e culturali tra uomo e donna. Però, è bene rendersi conto che queste differenze nel modo di comportarsi e di esprimersi nei confronti dei bambini, lasciano un imprinting che segnerà la loro crescita.

Bisogna preoccuparsi della felicità e della libertà di essere dei propri figli e non della loro perfezione

Che poi – come si chiede una bambina nel cortometraggio – cosa vuol dire essere perfetti? La perfettibilità è agli antipodi della creatività, del talento, dell’essere disinibiti di fronte alle proprie potenzialità. I bambini hanno bisogno di adulti che si fidino di loro, adulti che non biasimano l’errore, ma che anzi lo raccontino come parte integrante della vita. Perché in fondo è così: il fallimento ci rende umani, fragili e per questo forti. 

Non è un caso che, dalla ricerca LEGO è emerso che l’80% delle bambine afferma che avrebbe meno paura di sperimentare ed esplorare nuove attività se gli errori fossero considerati come opportunità di apprendimento e non di de-merito.

“Se riteniamo di dover essere solo perfetti, nessuno potrà mai diventare niente. Niente di vero, niente di realistico, niente di tridimensionale, niente di spontaneo, niente di affabulante, niente di felice. Niente si soggettivo, niente di unico. Niente di sano.”

Queste le parole illuminanti della psicoterapeuta Stefania Andreoli, tratte dal suo libro “Perfetti o felici. Diventare adulti in un’epoca di smarrimento”. Ed è proprio la dottoressa Andreoli, specializzata in clinica dell’adolescenza, a supportare attivamente la campagna di sensibilizzazione dell’azienda danese. A proposito dell’indagine LEGO, Stefania Andreoli suggerisce ai genitori di non vantarsi dell’eccessiva obbedienza dei loro figli. Il conflitto tiene acceso il fuoco del dibattito, della discrepanza di idee, delle differenze generazionali. 

E poi, la dottoressa Andreoli esorta le mamme e i papà a osservare cosa fanno i loro figli nel tempo libero, li spinge a scorgere le inclinazioni dei loro bambini e a rispettare le direzioni verso cui indirizzano la loro energia. Tutto questo deve avvenire in maniera attiva, nel senso che i figli devono sapere che il proprio genitore si interessa alle sue passioni. 

Più passione, meno perfezione, più creatività meno calcolo strumentale

Per cambiare in meglio il futuro dei bambini – cosa che la campagna LEGO auspica – è necessario cominciare a fare attenzione al linguaggio. Platone afferma che si impara per imitazione, e se non ci impegniamo a essere persone degne di essere imitate, sortiremo effetti negativi lungo la crescita dei bambini. 

Se non vogliamo fallire come genitori, insegnanti, educatori, dobbiamo guidare i più piccoli alla piena e libera espressione del Sé. Dobbiamo trasmettere loro che il viaggio è più importante del risultato, che la passione è più potente della perfezione, che la creatività vale più del calcolo strumentale.

E tutto questo si trasferisce impiegando un linguaggio inclusivo, scevro di condizionamenti e luoghi comuni. Un linguaggio che unisce e non divide, che incoraggia e non abbatte.

“Never play for the audience” – David Bowie

Emanuela Mostrato

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