Aprile 17, 2024
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La recente escalation del conflitto tra Israele e Palestina, con l’aggressione di Hamas, non è solo un terribile capitolo di violenza, ma un riflesso delle dinamiche geopolitiche complesse che coinvolgono l’intero Medio Oriente e non solo. Hamas ha scatenato un’offensiva senza precedenti contro Israele, un vero e proprio atto di guerra, dimostrando audacia e preparazione sorprendenti. Ma dobbiamo guardare a questo conflitto da una prospettiva diversa.

L’Influenza dell’Iran, il Qatar e la caduta dell’impero sovietico

L’Iran gioca un ruolo cruciale nel sostegno ad Hamas. Con finanziamenti, addestramento e mezzi, l’Iran ha reso possibile l’aggressione di Hamas. Questo evidenzia l’importanza delle alleanze regionali nell’escalation dei conflitti. In quest’offensiva militare, emergono una dimensione intellettuale e fisica notevoli e l’impiego di mezzi che denotano una pianificazione dettagliata e prolungata. La guerra Israele – Hamas è caratterizzata dall’utilizzo di strumenti creativi ed economici, come i deltaplani e le monoeliche, insieme a mezzi pesanti per bombardamenti intensivi, squadre di assalto ai carriarmati, cellule di spie dormienti, e l’uso di ostaggi sia come strumento di punizione sia come scudi umani per ostacolare e mitigare la ritorsione israeliana, richiede notevoli risorse finanziarie e un addestramento approfondito. In altre parole, Hamas ha agito con una pianificazione ben congegnata e un supporto significativo da parte di diverse potenze mediorientali, con l’Iran e il Qatar in primo piano.

A tutto ciò va aggiunto che Il crollo dell’Impero Sovietico ha aperto la porta a una serie di conflitti regionali nel Medio Oriente. La rivalità tra sciiti e sunniti, unita a interessi geopolitici, ha alimentato tensioni in Iraq, Siria e oltre. Molto oltre.

Ma perché questa escalation? Gli accordi di Abramo?

Gli accordi di Abramo, firmati nel 2020, hanno cercato di creare nuove alleanze in Medio Oriente, coinvolgendo Israele, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan. Questi accordi hanno suscitato preoccupazioni in Iran e hanno contribuito a definire il quadro geopolitico attuale. Tali accordi hanno portato in piena luce la collaborazione in funzione anti-iraniana fra lo Stato ebraico e le monarchie sunnite del Golfo, Arabia Saudita compresa. Collaborazione ritenuta ancora necessaria, giacché la strategia di massima pressione su Teheran voluta da Trump con il ritiro degli Usa dall’Accordo sul nucleare e il varo di nuove pesanti sanzioni non ha prodotto risultati specifici né in termini di arricchimento del materiale fissile né di apparente tenuta del regime.

Il ruolo del Qatar

Il Qatar, indipendente dalla Gran Bretagna fin dal 1971, vuole mediare le tensioni (e talvolta favorirle) in tutto il Grande Medio Oriente, in contrasto primario con l’Arabia Saudita che desidererebbe avere degli Emirati totalmente proni al suo volere. L’Emiro opera come mediatore in Yemen, Libano, Sudan, e sostiene la Fratellanza Musulmana (e quindi Hamas) in funzione anti-saudita. Dipingere i “sionisti” come feroci repressori delle popolazioni civili, e creare una corrente di opinione antisraeliana in tutto l’Occidente, serve ad isolare Israele e di conseguenza lo stesso Occidente, che è costretto a fare riferimento all’Islam per tutelare i suoi stessi interessi nel Grande Medio Oriente. Del resto sono ben note le implicazioni del Qatar con l’Isis.

Tuttavia, l’attuale guerra Israele Hamas va oltre i confini del conflitto israelo-palestinese

Si tratta dell’ennesimo capitolo di un rapido declino verso un territorio sconosciuto, in cui il mondo che conosciamo è in fase di dissoluzione. La guerra in corso in Ucraina funge da acceleratore in questo processo e sta influenzando profondamente il panorama globale. L’Europa, in particolare, sta subendo il peso di questa crisi, influenzando negativamente le dinamiche tra nazioni e popoli in tutto il mondo. È fondamentale non dimenticare che la guerra nell’ex Jugoslavia e gli eventi nel Donbass hanno fornito segnali premonitori di quanto sta accadendo in questi ultimi anni, prefigurando, purtroppo, uno scenario globale che potrebbe diventare realtà nel futuro prossimo.

Nel mio approccio a tali argomenti, sono ben consapevole che susciterò le ire di molti, compresi alcuni tra i miei amici. Tuttavia, non si può ignorare che l’appoggio sfrenato a Hamas sui social media o nella vita reale, sia un atteggiamento non condivisibile. La storia ci insegna che nemmeno il popolo tedesco ha celebrato l’arrivo dei treni carichi di donne e bambini diretti ai campi di concentramento. È altresì importante riconoscere la miopia di sostenere un’organizzazione come Hamas, considerando che il popolo palestinese è spesso vittima delle politiche promosse dalla sua leadership.

Trovo incredibile che, nel 2023, si debba ancora sottolineare che è incompatibile appoggiare il fondamentalismo religioso di Hamas e contemporaneamente sostenere i diritti delle donne in Iran e Afghanistan, ad esempio. Tra l’altro i principali dissidenti iraniani stanno manifestando solidarietà e vicinanza al popoli israeliano.

Leggo spesso che le azioni di Hamas sarebbero resistenza, che sarebbero come i nostri partigiani

Eppure i nostri partigiani ci hanno insegnato che la resistenza non si fa con gli strumenti del terrore, della violenza, della violazione dei diritti delle donne, dei bambini, dei vecchi. Non si è partigiani infrangendo le regole di ogni diritto umano, quello stesso diritto che i palestinesi hanno sempre invocato per la propria difesa. È un atto indegno, repellente dal punto di vista del piano umano, così come trovo repellente chiunque gioisca per tali atti. Tutto ciò sporca la dignità delle stesse sofferenze dei palestinesi. Quello accaduto in questi giorni si chiama terrorismo, ed io non sarò mai al fianco di un terrorista.

Giovanni Scafoglio

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