Luglio 14, 2024
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Caso Osimhen: Napoli razzista oppure no? Dopo che il profilo ufficiale TikTok della Società Sportiva Calcio Napoli ha pubblicato un video che deride il capocannoniere Victor Oshimen, sono fioccate accuse contro la città partenopea. La vicenda è stata oggetto di discussione in Italia e all’estero. È comprensibile che il video abbia suscitato risentimento in molte persone. I nigeriani si sono indignati e l’ex calciatore francese, Thierry Henry ha sostenuto che la società sportiva ha sbagliato a tutti i livelli. Pensiero più che lecito. Però, perché arrivare a generalizzare attaccando Napoli e i napoletani?

“E anche se i miei “compaesani” potrebbero non perdonarmelo, non posso negare che Napoli, al momento attuale, non può essere definita una città antirazzista”.

Queste le parole del giornalista Giovanni Scafoglio, in quanto ritiene che a Napoli ci sono ancora molte discriminazioni e pregiudizi verso gli stranieri. Sicuramente sarebbe da ipocriti dipingere un quadro senza sbavature. Napoli ha da sempre le sue contraddizioni, è attanagliata da difficoltà sociali, culturali e occupazionali e di certo non siamo qui a rinnegare dati oggettivi. Specie dopo i recenti eventi di microcriminalità e delinquenza.

Ma questo non è sufficiente ad affermare che Napoli è razzista. 

Giovanni Scafoglio ha sollevato il problema dell’esclusione, affermando che a Napoli i farmacisti neri vengono relegati al turno di notte, che le persone provenienti dalla Siria e dall’Iran non svolgono il lavoro per cui sono qualificati. E l’elenco delle diseguaglianze continua. Queste problematiche però non riguardano solo Napoli, ma anche altre città dell’Italia. 

Nei mesi scorsi, a Padova, un’italiana figli di tunisini è stata discriminata da un’agenzia immobiliare che escludeva persone straniere. Nell’Aprile scorso, tre studentesse di Università milanesi, mentre erano in viaggio su un treno diretto a Milano, hanno sbeffeggiato con insistenza una famiglia cinese. 

Insomma, gli episodi di inciviltà e razzismo si verificano ovunque. Purtroppo però, quello che accade a Napoli ha un peso maggiore rispetto alle altre città. Napoli agli occhi dell’opinione pubblica è sempre più colpevole, più brutale, più razzista. E lo conferma il video TikTok su Osimhen: dagli insulti rivolti alla società sportiva siamo passati agli insulti rivolti a Napoli.

Quando si parla di Partenope i motivi per attaccarla non mancano mai

Non è mia intenzione vestire Napoli di vittimismo. Il popolo napoletano ha l’indole da combattente. Non è mai stato arrendevole, ha sempre reagito contro offese, stereotipi e luoghi comuni.

Napoli non ha bisogno di difese, perché i napoletani sanno difendersi senza aiuti e sanno difendere chi è in difficoltà. Sanno raccogliere e accogliere l’Altro, sanno ospitare a casa sconosciuti e offrire tazze di caffè come se non esistesse un domani.

I napoletani sono “porosi”, si lasciano contaminare e attraversare da culture diverse. Si incontrano con il “diverso” perché sono curiosi, perché sono affamati di storie e perché sanno ascoltare le sofferenze dell’Altro e farle proprie.

I napoletani guardano in faccia, non girano le spalle davanti a chi ha bisogno di un sostegno. Urlano di fronte alle ingiustizie e lottano in quello in cui credono.

In cosa credono? Di essere un popolo immenso, irriproducibile, generoso, carnale e passionale. Un popolo capace di amare senza chiedere niente in cambio, ma anche un popolo consapevole delle proprie storture e irregolarità. Ma non per questo razzista. 

Emanuela Mostrato

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