Giugno 18, 2024
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Femminicidi: la lista delle vittime di abusi e violenza di genere in Italia è infinita, così come i colpevoli di tali reati a piede libero.

Il tema dell’inasprimento delle pene si accende dopo ogni femminicidio in Italia. Si chiedono pene più severe, pene esemplari e l’introduzione di nuove norme. Ma il punto non è questo. Il problema in Italia è la certezza della pena. La certezza della pena quando si tratta di omicidi è fondamentale e la sua attuazione suscita profonda preoccupazione per l’efficacia del sistema penale nel garantire giustizia alle vittime e nella deterrenza di futuri crimini.

Sono numerosi i casi di femminicidi tornati in libertà ben prima della fine della condanna inflitta

Questi casi rivelano una disconnessione evidente tra le pene previste dalla legge e quelle effettivamente scontate dai colpevoli, sollevando domande cruciali sulla necessità di rivedere le procedure giudiziarie più che la legislazione penale.

Il caso di Dimitri Fricano

Nel giugno del 2017, Dimitri Fricano scioccò il paese uccidendo la fidanzata Erika Preti con 37 coltellate durante una vacanza in Sardegna. L’assassino oggi 34enne è libero a cusa dei ricorsi dei suoi legali “preoccupati” per le sue condizioni di salute, visto che in carcere avrebbe raggiunto i 200 kg di peso, arrivando a fumare oltre 100 sigarette al giorno. Attualmente è tornato dalla sua famiglia, agli arresti domiciliari. Avrebbe dovuto scontare 30 anni. È uscito dopo sei.

Salvatore Parolisi e la Revoca dei Permessi

Condannato a soli 20 anni per l’omicidio della moglie Melania Rea, Salvatore Parolisi è stato recentemente al centro dell’attenzione a causa dei permessi premio concessigli. Sebbene siano stati revocati, la possibilità di una futura liberazione solleva dubbi sulla durata effettiva delle pene e sulla necessità di una riforma legislativa. In primo grado era stato condannato all’ergastolo, nonostante il rito abbreviato, perché il giudice era partito dal carcere a vita con esclusione però dell’isolamento diurno proprio per effetto dello sconto di un terzo della pena. Al processo d’appello la condanna si è ridotta a 30 anni, per scendere a 20 di fronte agli Ermellini.

Alberto Stasi e la Liberazione Anticipata per Buona Condotta

Il caso di Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, evidenzia la possibilità di una liberazione anticipata basata sulla buona condotta. Tale scappatoia legale solleva domande sulla proporzionalità delle pene rispetto alla gravità dei crimini commessi.

Pellegrino Reibaldi scarcerato dopo due anni di carcere

Pellegrino Reibaldi, condannato per l’omicidio della badante Maria Baran, è stato recentemente rilasciato dopo aver scontato solo due anni di carcere. La sua vicenda mette in luce la breccia tra la durata delle pene e la gravità dei crimini, portando a interrogarsi sul valore della vita umana di fronte alla legge.

Marco Manzini

Tredici anni fa, Marco Manzini ha commesso un atroce femminicidio uccidendo la moglie Giulia Galiotto. Dopo aver tentato di nascondere il crimine inscenando un suicidio, è stato condannato a diciannove anni di carcere. Oggi, a soli 48 anni, è già in semilibertà, affidato ai servizi sociali.

Le storie di Gessica Notaro e di altre 6 donne sfregiate con l’acido

Da Lucia Annibali a Katie Piper, donne che non si riconoscono più allo specchio perché sfregiate per sempre da uomini che dicevano di amarle e che quasi mai pagano per i crimini commessi. Vogliamo ricordare Gessica Notaro  il suo fidanzato, viene sfregiata da una sostanza acida durante l’aggressione del fidanzato già accusato di skalking. Rischia di perdere la vista per le gravi ustioni agli occhi causate dall’acido.

Lucia Annibali viene aggredita sul pianerottolo di casa da un uomo incappucciato che le getta addosso dell’acido solforico. Luca Varani, ex fidanzato di Lucia e anche lui avvocato, è il mandante dell’aggressione. Domenica Foti, addetta alle pulizia dell’ospedale Galliera di Genova viene aggredita e sfregiata con l’acido dal marito. Incredibile la storia di Maria Chiara Tonelli, di Trento, viene ustionata al viso con l’acido dal marito geloso che aveva già cercato di investirla con l’auto. La lista potrebbe essere praticamente infinita a differenza degli anni di carcere che sconteranno i colpevoli.

Il sistema penale italiano sembra far acqua da tutte le parti. La certezza della pena continua ad apparire come una chimera e, troppo spesso, vittime e familiari continuano a dover subire oltre al dolore per la violenza subita anche l’affronto di vedere i colpevoli a piede libero.

Giovanni Scafoglio

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