Maggio 25, 2022
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Cosa scegliere tra dubbio o certezza? Il dubbio presuppone domande, ricerca, dialogo. La certezza, invece, è dogmatica, non lascia spazio ad altre idee. Scegliere la certezza vuol dire mettere l’Io al centro dell’Universo, privandosi del confronto con gli altri. Vuol dire preferire l’egoismo all’appartenenza e rinunciare a conoscere sé stessi. Forse è per questo che oggi è così difficile trovare la propria direzione. Perché si rinuncia al dubbio, si sopprime la fragilità come se fosse un peccato. 

Il vero peccato è credersi perfetti!

É vero, la modernità vuole farci credere il contrario. Ovvero che non esistono ambivalenze e che bisogna rincorrere la perfettibilità. Bisogna essere perfetti in famiglia, a scuola, a lavoro, tra gli amici. Guai a mostrarsi insicuri o in disparte. É quasi una gara a chi appare più convinto di sé. Una gara ad un protagonismo svuotato di senso. In realtà, il vero protagonista è chi si de-centra dal palcoscenico. Chi si mette in dubbio, chi indaga sulla complessità del mondo. 

A questo proposito, Mauro Bonazzi – professore di Storia della filosofia – ha parlato sul Corriere della sera dell’ “Insostenibile vanità degli intellettuali”. Cos’è questa vanità? É la tracotanza di chi antepone l’Io al Noi. Sicuramente, afferma il professore, capire il mondo è un’impresa difficile. Proprio per questo motivo non si può credere di essere portatori di verità assolute. 

“E dunque bisogna imparare a dubitare prima di tutto delle proprie certezze, per imparare a vedere quello che ci sta davanti. Per questo Platone preferisce lasciar parlare i suoi personaggi, ognuno impegnato alla difesa della propria idea: perché vuole capire con loro”.

L’unico modo per affrontare le incertezze è condividerle con qualcun altro. 

É attraverso la condivisione di opinioni che si cercano altre verità, altre possibilità. Non può esserci scoperta senza l’intersoggettività. Questo bene ce lo insegna la filosofia. Mauro Bonazzi, infatti, ha parlato di Socrate e Platone: due esempi per eccellenza del dialogo. Due maestri della maieutica e della continua ricerca.

L’uno, la cui unica certezza è di non sapere nulla. L’altro, che scrive dialoghi, all’interno dei quali non è mai menzionato. Platone, infatti – scrive il professore Bonazzi – è consapevole “che il mondo in cui noi ci muoviamo è come un labirinto, o una caverna illuminata, in cui il rischio dell’errore è sempre presente”.

Appunto: non siamo esseri perfetti. L’errore è sempre dietro l’angolo. Che ci piaccia o no, siamo imperfetti. Tutti. Per cui scegliere tra dubbio e certezza non dovrebbe essere poi così difficile. Dovremmo abbandonare quella ingannevole zona di comfort, entro la quale ci adagiamo. Altrimenti tutto diventerà passivo e inanimato. Non c’è margine di crescita senza la capacità di porsi domande. Senza la capacità di anteporre il confronto all’individualismo esasperato.  

“Anche perché, quando si inizia a mettere il proprio io al centro della scena, il rischio è poi che il nostro io prenda il sopravvento” (Mauro Bonazzi).

Come si può evitare di mettere l’Io al centro della scena?

Il sociologo statunitense Jack Mezirow suggerirebbe come soluzione l’apprendimento trasformativo. Questo tipo di apprendimento favorisce un dialogo introspettivo che consente al singolo di sviluppare un pensiero critico ed interpretativo. In tal senso, apprendere diventa un’occasione per trasformare schemi mentali e stereotipi. Non a caso, si fa fatica a mettere in discussione credenze che spesso sono il frutto della routine quotidiana. 

Invece, secondo Mezirow bisogna educare ad apprendere fuori dagli schemi, solo così può avvenire il passaggio dal pensiero semplice al pensiero complesso. Dunque, se si riesce ad uscire dal proprio habitus (zona di comfort), sarà possibile attuare dei cambiamenti significativi. E sarà possibile scegliere tra dubbio e certezza.

Libera dal mito della sicurezza, dell’equilibrio, della comodità, la vita è nelle tue mani e pulsa e fa paura e torce le viscere e genera lacrime e insonnie. Ma questa è la vita, e il suo contrario non sono l’infelicità e la sofferenza, ma la pusillanimità e la noia che ne consegue. La ristrettezza di rimane seme e non dà frutto, di chi non si impegna per amore” (Alessandro D’Avenia, L’ Arte di essere fragili”). 

Queste parole dello scrittore Alessandro D’Avenia, mi sono entrate dentro mentre le leggevo. E le riporto qui, in questo articolo sulla scelta tra il dubbio e la certezza, perché l’autore sta dicendoci di uscire dal guscio della sicurezza. Ci sta dicendo di non avere paura di soffrire, perché solo attraverso il dolore il seme darà i suoi frutti.

Emanuela Mostrato

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