Giugno 18, 2024
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La frenesia della vita quotidiana che si scandisce tra lavoro e impegni è ormai incombente. In questo periodo storico, segnato da guerre, problemi ambientali, rivoluzioni tecnologiche, vecchie e nuove generazioni rivendicano più tempo per sé. L’idea che si debba vivere di lavoro per costruirsi un futuro è obsoleta. Da qui, nasce l’idea di uno stile di vita definito Downshifting: rallentare per ritrovare più tempo. Downshifting significa “scalare marcia”, cioè scegliere di andare adagio, di fare qualche passo indietro per dare priorità alla vita privata e personale. 

Riappropriarsi del proprio tempo

La consapevolezza alla base della nuova cultura del lavoro è la necessità di riappropriarsi del proprio tempo. Complice di questi cambiamenti è senz’altro la pandemia. Fatto sta che, le persone non vogliono più dedicare la loro esistenza al lavoro, perché per stare davvero bene hanno bisogno di coltivare tempo da dedicare a sé stessi, agli affetti, agli hobby. Un lavoro che assorbe intere giornate è visto come una minaccia per il proprio presente e per il futuro. Il downshifting è perciò l’antidoto contro la cultura della performance, quella che ci vorrebbe oberati di impegni, perfetti, impeccabili e affamati di carriera. 

Il downshifting è il manifesto di una vita semplice, in equilibrio tra la vita professionale e la vita privata. È il richiamo alla sospensione. Da cosa? Dal consumismo, dal materialismo ossessivo, dall’utilizzo eccessivo della tecnologia, dal lavoro frenetico. Sospensione da tutto ciò che ci sottrae la libertà e non ci fa assaporare l’essenziale.

Il termine downshifting appare per la prima volta sul Trends Research Institute di New York nel 1994. Dopo qualche anno il termine è stato introdotto dal New Oxford Dictionary e definito come uno stile di vita meno faticoso (talvolta anche meno retribuito), ma più gratificante, attuato riducendo volontariamente il tempo dedicato alle attività lavorative. 

A proposito di rallentare, in Gran Bretagna nel mese di Aprile si festeggia la National Downshifting Week, la settimana nazionale della decrescita, per incoraggiare le persone a vivere con meno per dare più tempo e più valore ai propri affetti. Questa iniziativa è della giornalista Tracey Smith. Non è un caso che, secondo i dati OCSE, la Gran Bretagna è tra i paesi in cui si lavora meno ore. Ma anche Olanda, Belgio, Danimarca. Norvegia e Germania vantano questo primato.

La settimana corta

A supporto del downshifting e della nuova cultura del lavoro, alcune grandi aziende hanno sperimentato la settimana corta o flexy week, ovvero la possibilità di lavorare 4 giorni su 5 oppure di scegliere due mezze giornate libere.

In Belgio, le persone possono scegliere di lavorare quattro giorni a parità di stipendio. Anche il gruppo bancario Intesa San Paolo permette su base volontaria di lavorare quattro giorni su cinque, allungando però l’orario giornaliero a 9 ore piuttosto che 8

Di recente si è aggiunta Luxottica nel rivoluzionare l’organizzazione del lavoro: i dipendenti potranno scegliere di lavorare quattro giorni, sempre a parità di stipendio. Su 20 venerdì liberi, 5 saranno scalati dai permessi retribuiti e 15 saranno a carico dell’azienda. E dopo Luxottica, anche l’azienda automobilistica Lamborghini sta per implementare la riduzione delle ore di lavoro lasciando invariato il salario dei collaboratori.

Insomma, lo scenario del mondo del lavoro è sovente attraversato da stravolgimenti finalizzati a favorire il benessere delle persone e a soddisfare il loro desiderio di downshifting: rallentare per ritrovare più tempo. 

Il tempo, insegna Socrate nel De Brevitate vitae, non è breve, siamo noi a renderlo tale quando lo sprechiamo e trascuriamo ciò che per noi ha valore. Ecco, le persone oggi non sono più disposte a trascurare il tempo per sé, chiedono di lavorare senza sacrificare la loro vita personale. Chiedono di scalare la marcia per prendere fiato, come ha fatto Giulio Cecchettin su Linkedin a seguito della tragica morte di sua figlia Giulia.

“È con grande dolore che condivido con voi un momento di pausa dalla mia professione, profondamente segnato dalla recente perdita di mia figlia Giulia. Questo periodo di lutto e riflessione è e sarà un viaggio difficile, ma anche un’opportunità per riflettere sull’importanza delle relazioni positive e del sostegno reciproco.”

Questo messaggio è un esempio di quanto sia fondamentale nella vita di tutti giorni prendersi delle pause per dedicare più tempo alle persone che amiamo. Perché poi si presentano gli imprevisti che ci fanno crogiolare in un mare di “se” e “ma”. Certe pause talvolta sono indispensabili, talaltra dovrebbero essere naturali. 

Gli impegni e le attività lavorative non possono arrestarsi solo nelle situazioni limite. Tutti dovremmo poter rallentare, cioè compiere un viaggio di ritorno e di rinnovo dentro noi stessi.

Emanuela Mostrato

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