Maggio 29, 2024
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Dall’ 8 al 10 Maggio torna nelle sale “Toro scatenato”, film del 1980 di Martin Scorsese per l’occasione restaurato in 4k.

Robert De Niro interpreta Jake La Motta, pugile italoamericano attivo nei primi anni ’50.

Uomo dalla vita travagliata, La Motta si guadagna il soprannome di Raging Bull per la sua irrefrenabile  verve combattiva che lo porta a travolgere tutto quello che lo circonda, sul ring come nella vita privata.

La genesi stessa del film nasce da un episodio complicato di Scorsese. Dopo il flop di NewYork-NewYork e la depressione sfociata nell’uso massiccio di stupefacenti, Scorsese decide di porre fine alla sua carriera da regista per dedicarsi all’insegnamento. Ricoverato in pericolo di vita per una overdose, Martin riceve la visita di Robert De Niro, che porta con sé la biografia di Jake la Motta. Lascia il volume sul comodino della stanza “tieni Marty, leggila, ti servirà” e sprona l’amico a non sprecare il suo talento.

Toro Scatenato: Scorsese e la battaglia sul ring della vita.

La lettura si rivela per Scorsese un’illuminazione. Quel libro parla di combattimenti, di ricerca di riscatto, quel libro parla di lui! Uscito dal rehab comincia la stesura di quello che ancora oggi è considerato un capolavoro, stilistico e di sceneggiatura. Il libro viene rielaborato per permettere al personaggio di venir fuori in tutta la sua complessità umana. De Niro ingrassa trenta chili, si fa storpiare il naso mentre la steadycam segue lui e l’avversario nella danza del combattimento sul ring.

Toro Scatenato è girato interamente in bianco e nero per non distrarre lo spettatore da ciò che davvero conta nella storia: il percorso di un uomo che lotta contro se stesso.

Quella di Scorsese non è l’unica trasposizione del mondo della boxe nel cinema. Bisogna aspettare 24 anni per “Million dollar Baby” di Clint Eastwood in doppia veste di regista e co- protagonista.

Storia di Maggie Fitzgerald(Hilary Swank), ragazza che vive ai margini della società con una gran voglia di combattere e di Frankie (Eastwood) burbero allenatore che la prende sotto la sua ala protettiva, la rende una campionessa e le resta accanto nell’ora più buia della sua vita. Il film ha segnato i nostri cuori, oltre che consacrare Clint Eastwood come regista e far vincere un meritato Oscar alla Swank.

E chi non ha pensato a questo film recentemente quando Irma Testa ha vinto l’oro ai mondiali femminili di boxe?

Anche lei come Maggie viene da un contesto sociale “difficile” e grazie ad un allenatore della vecchia guardia che ha creduto in lei è riuscita nel riscatto.

Ron Howard nel 2005 con “Cinderella man”  racconta la storia vera del pugile James J. Braddock (Russel Crowe). Dopo un periodo fortunato è costretto dalla grande Depressione del ’29 a vendere tutto e trasferirsi nei sobborghi, facendo i lavori più umili. La vittoria al Madison Square Garden contro il temuto Max Baer gli restituisce fama e rispetto di se stesso.

Last but not the least “The Figther” del 2010, diretto da David O. Russel con Christian Bale e Mark Wahlberg che interpretano i fratellastri  irlandesi realmente esistiti  Dicky Eklund e Micky Ward. Il primo dopo un breve periodo di gloria allena il fratellastro per quello che sarà lo scontro della sua vita. Segnato anche questa volta dalla rivincita sportiva e di vita.

Per il ruolo di Micky è stato scelto Mark Wahlberg, anche lui con un passato segnato da droga e rinascita. Non si conta in questo articolo quante volte è stato scritto “rinascita” e “riscatto”. E’ questo che ha spinto i registi e gli attori a trasferire sul grande schermo le storie appena citate.

Nella genesi di ognuno di questi film, oltre alle storie per la maggior parte vere, c’è sicuramente un’osmosi delle esperienze personali di chi i film li ha diretti e interpretati.

La Boxe al cinema e la vita vera

Non è un caso se questo sport si fonde bene con il racconto sul grande schermo. Affanni sudore e sangue, cadute e risalite, il giudice che scandisce il tempo mentre il pugile è a terra, il pubblico e l’allenatore che lo incitano a rimettersi in piedi , non sono altro che un tableau vivant  che racconta la vita di ognuno di noi.

Paola Aufiero

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