Dicembre 8, 2023
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Il 12 novembre del 2003 a Nassiriya un camion bomba colpiva la base italiana “Maestrale” causando una strage la cui memoria ancora oggi, a distanza di venti anni, è una ferita ancora aperta.

La base di Nassiriya colpita era una delle due sedi dell’Operazione Antica Babilonia

Antica Babilonia era la missione di pace italiana in Iraq, avviata qualche mese prima con la partecipazione di tremila uomini, 400 dei quali appartenenti all’Arma dei Carabinieri). L’autocisterna esplose all’interno della base. Crollò gran parte dell’edificio principale, mentre fu gravemente danneggiata una seconda palazzina dove aveva sede il comando. I vetri delle finestre del complesso andarono in frantumi. Nel cortile davanti alla palazzina molti mezzi militari presero fuoco. In fiamme anche il deposito delle munizioni. Il bilancio fu devastante: 28 morti, dei quali 19 italiani e fra questi dodici carabinieri. 

L’attentato terroristico, orchestrato con fredda precisione, mirò la base logistica che ospitava soldati italiani, statunitensi e iracheni, impegnati nella difficile missione di stabilizzare il dopo-Saddam

Le indagini successive rivelarono il volto dell’organizzatore di questo attacco brutale, Abū ʿOmar al-Kurdī, un miliziano islamista con forti legami ad Al-Qaeda. Il suo obiettivo era chiaro: colpire la presenza internazionale in Iraq e destabilizzare le forze della coalizione americana. Quella strage divenne uno dei momenti più bui per le forze italiane durante l’operazione Iraqi Freedom, scatenando un’ondata di shock e dolore che si propagò ben oltre i confini nazionali.

Le reazioni in Italia non si fecero attendere, ma purtroppo, accanto al cordoglio, emersero anche polemiche e scandali che bruciano ancora oggi. Manifestazioni in piazza con gli slogan vergognosi “10, 100, 1000 Nassirya” e politici che dimostravano disprezzo durante le funzioni religiose per i caduti diventarono tristi epifenomeni di una tragedia che avrebbe dovuto unire il paese nel dolore e nella riflessione.

Il ventesimo anniversario della strage di Nassiriya coincide con la Giornata del ricordo dedicata ai caduti nelle missioni internazionali per la pace

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso il suo sentimento di lutto in un messaggio al Ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il presidente ha sottolineato l’impegno del nostro paese nelle missioni internazionali, difendendo i valori della pace e della cooperazione, e ha espresso apprezzamento e riconoscenza verso coloro che, oggi come allora, si impegnano nelle zone di crisi, mettendo a rischio la propria incolumità per difendere i nobili principi sanciti nella nostra Carta costituzionale.

Ma cosa è cambiato in questi vent’anni?

L’Italia, come tanti altri paesi, continua a esporre i suoi soldati in territori di guerra, impegnati in missioni internazionali per mantenere la pace. La storia di Nassiriya ci insegna che le sfide e i pericoli persistono, eppure, a volte, sembra che la memoria collettiva si affievolisca di fronte all’incessante flusso di notizie e eventi.

Oggi, i nostri soldati sono ancora là fuori, lontani da casa, mettendo a repentaglio la propria vita per preservare la stabilità in regioni contese. È imperativo che non dimentichiamo il loro impegno, la loro dedizione e i sacrifici che fanno ogni giorno per difendere i valori che ci sono cari. Non sono solo numeri o statistiche, ma individui coraggiosi che affrontano situazioni difficili per un bene più grande.

Mentre ricordiamo il tragico anniversario di Nassiriya, dobbiamo guardare al presente e al futuro. Dobbiamo riconoscere l’importanza di sostenere i nostri soldati, di onorare la memoria di coloro che hanno sacrificato la propria vita e di assicurarci che il loro impegno non vada dimenticato. Solo così possiamo costruire un mondo in cui la pace e la solidarietà siano al centro, superando le sfide con la forza della cooperazione internazionale e il rispetto per la vita umana.

Ginevra Leone

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