Aprile 17, 2024
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Questo articolo non è una recensione dell’ultimo lavoro di Zerocalcare, piuttosto un’analisi sulla colpa del successo che lo ha travolto.

“Questo mondo non mi renderà cattivo” è la nuova serie Netflix targata Zerocalcare, disponibile sulla piattaforma dal 9 Giugno. Come per il film la teoria dell’armadillo e la prima serie su Netflix, strappare lungo i bordi, il fumettista è stato oggetto di numerose critiche, mosse principalmente dai suoi stessi fan.  I primi commenti sono rivolti alla cadenza fortemente romana dell’autore, che fa da voce narrante e da doppiatore di se stesso ed i alcuni personaggi. Lo sbiascicare le parole non va proprio giù agli spettatori, tanto che lo stesso Zerocalcare nella prima puntata della nuova serie si prende un po’ gioco di se stesso. Ma la critica più grande e forse quella che più ha ferito il fumettista di Rebibbia è stata l’accusa di essere diventato mainstream.  Per chi non conoscesse Zerocalcare, si è sempre contraddistinto per le sue idee volte all’uguaglianza, all’antirazzismo ed alle lotte politiche.

Nel 2015 è andato in Siria per testimoniare la lotta ai terroristi dell’ISISS, il tutto documentato nella graphic novel Kobane Calling.  

Lo stile narrativo disincantato e crudelemente poetico lo ha reso portavoce di chi da sempre è impegnato nei centri sociali e nella lotta quotidiana in quelli che vengono considerati dei soprusi a scapito delle minoranze etniche e sociali. Ha inoltre aderito allo stile di vita straight edge, filosofia dell’hardcore punk che prevede l’astinenza da tabacco, alcool e droghe.

Questo lo allontana un po’ dall’idea che ci si può fare superficialmente di uno che frequenta i centri sociali, visti come luogo di ritrovo di idealisti inconcludenti dediti più a fumare marijuana che a cambiare il mondo. Zerocalcare per più di un decennio ha contribuito a dare una visibilità scevra da pregiudizi dei centri sociali di Roma, denunciando come luoghi che in realtà sono una risorsa sociale ma che stanno man mano scomparendo dalla capitale.

Le critiche mosse da chi segue Zerocalcare da anni fanno riferimento all’essersi venduto ad una piattaforma come Netflix, quindi in qualche modo aver ceduto al dio denaro e alla visibilità popolare tradendo i suoi principi. Niente di più inesatto.

Zerocalcare sta pagando la colpa del successo.

Questo non vuole essere un commento puramente derisorio di chi muove delle critiche nei suoi confronti, non si sta parlando di invidia. La colpa del successo di Zerocalcare, è quella in realtà di aver valutato e messo in atto un cambiamento che in realtà è servito a dare ancora più visibilità a quelle tematiche che porta avanti da anni. Gli scrittori, i musicisti e gli artisti in generale devono combattere con il desiderio di possesso che pervade i loro estimatori.

Quante volte si assiste a polemiche che riguardano di solito i musicisti e i registi per aver fatto un album o un film lontano dagli esordi.

La prima accusa che viene loro inferta è : ti sei venduto, lo fai per i soldi.  Giuseppe Tornatore è stato assillato per decenni dallo spettro di “Nuovo cinema Paradiso”, condannato a dover raccontare la stessa Palermo nostalgica. Film come “Una pura formalità” o “La sconosciuta” sono giudicati con la puzza sotto al naso dai suoi fan più accaniti. I Coldplay, messa da parte la malinconia dei primi tre album, hanno intrapreso un percorso che li ha portati ad un altro tipo di narrazione musicale. Apriti cielo! Ciononostante non è mancato loro il successo, e per quanto mi riguarda la sconosciuta e “La migliore offerta” sono dieci volte meglio di Baaria.

Il problema è che si considera l’artista come una proprietà, come il giullare di corte che deve soddisfare le nostre esigenze

Ma sono persone, con un percorso di vita soggettivo come il nostro. Non si può impedire una crescita o una ricerca ad una persona, soprattutto se con la sua arte  ha accompagnato e dato voce a particolari momenti della nostra vita. Li si accusa di essere venduti non per invidia ma per delusione. La stessa che viviamo quando il nostro migliore amico si innamora e per un po’ si allontana da noi. Oppure intraprende un percorso di vita che in qualche modo non coincide pienamente col nostro. In realtà stanno solo compiendo un viaggio, dal quale ritorneranno da noi. Nel caso degli artisti, il denaro è una conseguenza del loro successo. Qual è il problema? Diciamo sempre che fare soldi con quello che ci piace è il sogno di chiunque.  Se questo denaro serve a rendere un’idea visibile ad una platea maggiore di persone, non ci vedo nulla di male. Il tradimento ci sarebbe se la vertigine del successo porterebbe l’artista a tradire se stesso. Questo per me avverrebbe se rimanesse sempre uguale, non si concedesse la possibilità di evolvere, di sperimentare. Questo si sarebbe vendersi, ad un personaggio che piace agli altri ma non a lui.

Paola Aufiero

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