Maggio 21, 2024
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Giulio Regeni venne torturato in Egitto tra cui pugni, calci, bruciature, bastonate sui piedi e ammanettamento di polsi e caviglie. E’ quanto ha affermato il medico legale, Vittorio Finceschi, consulente della Procura di Roma nel corso della sua audizione nel processo a carico di quattro 007 egiziani. Fineschi il 6 febbraio del 2016 ha effettuato l’autopsia sul corpo del ricercatore italiano trovato morto il 3 febbraio di 8 anni fa sulla strada che collega Cairo con Alessandria.

Nel corso del suo intervento Fineschi ha spiegato che sul corpo di Regeni “abbiamo riscontrato quasi tutte le torture messe in atto in Egitto e descritte nella letteratura scientifica egiziana: pugni, calci, uso di mazze, bruciature”

In particolare, ha detto, l’Egitto “negli anni ha pubblicato due lavori scientifici sulla tortura: uno su 140 casi torture su persone, non uccise, prima arrestate e poi torturate nelle stazioni di polizia o carcere con pugni, calci, mazze, trascinamento del corpo, bruciature, ammanettamento di polsi e caviglie e l’utilizzo di un pettine chiodato. Un secondo studio su 367 casi di torture avvenuti nel 2009-2010 in Egitto in cui vengono riportate moltissime modalità di tortura, riscontrate anche sul corpo di Giulio Regeni come le bastonate sui piedi fino alla frattura di tutte le ossa”. Parlando dell’autopsia svolta in Egitto, il consulente ha affermato che è stata una attività “al sotto lo standard minimo. Gli egiziani hanno attribuito la morte a un ematoma che ha compresso il cervello così tanto da portarlo alla morte. Causa non compatibile con quello che abbiamo riscontrato noi. In Egitto sono stati compiuti approfondimenti incompleti e poco approfonditi”, ha aggiunto.

La morte di Giulio Regeni è “stimata tra le 22 del 31 gennaio e le 22 del 2 febbraio del 2016

È quanto ha affermato in aula il tossicologo Marcello Chiarotti, consulente della Procura, nel corso dell’udienza del processo a carico di quattro 007 egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell’omicidio del ricercatore italiano. Chiarotti ha effettuato l’autopsia il 6 febbraio del 2016 durante la quale ha prelevato cellule dell’umor vitreo dagli occhi che serve a valutare il livello di potassio nella fase post mortem.

“Il nostro lavoro ha portato ad una stima della morte a 124 ore prima del prelievo quindi risalirebbe al periodo compreso tra le 22 del 31 gennaio e le 22 del 2 febbraio. Tutti gli accertamenti tossicologici – ha aggiunto – hanno dato esito negativo sia sull’uso da parte di Giulio di droghe e farmaci sia sulla somministrazione di sostanze tossiche e velenose”.  

Fuori dalla cittadella giudiziaria anche alcuni studenti del liceo Tito Lucrezio Caro di Roma che hanno letto alcuni brani del libro “Giulio fa cose” scritto dai genitori del ricercatore italiano ucciso al Cairo nel 2016. “Ringraziamo immensamente questi ragazzi, hanno scelto dei passaggi del libro non a caso, con il cuore. Si riconoscono in Giulio”, hanno detto Paola e Claudio Regeni.

“È stata un’udienza durissima. Abbiamo visto tutto il male del mondo su Giulio e ne abbiamo ascoltato la minuziosa descrizione. Giulio Regeni, come sappiamo, e ne abbiamo avuto la prova ancora oggi, è stato torturato per giorni e poi gli è stata procurata la morte”

Così Alessandra Ballerini, avvocata della famiglia Regeni, dopo l’udienza per la morte di Giulio. “Era un’udienza necessaria perché il corpo di Giulio parla e parla anche nel bene perché non gli è stata riscontrata nessuna sostanza tossica. È stata dura ma era importante ed inevitabile. Non abbiamo voluto mostrare le immagini per la dignità di Giulio, ho voluto che i genitori non partecipassero mentre veniva raccontato tutto quello che era stato fatto al loro figlio”, ha aggiunto.   

Giancarlo Vitale

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