Maggio 25, 2024
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Non esistono testimonianze documentali che attestino l’esistenza del presunto inno partigiano “Bella Ciao” prima degli anni cinquanta. Nessun documento storico ne fa menzione. In passato si è creduto, erroneamente, che le radici di “Bella Ciao” potessero essere legate a un canto delle mondine. L’analisi dello storico Bermani suggerisce una nascita ben più tardiva: una creazione del dopoguerra ad opera del mondino Vasco Scansani di Gualtieri. Questa è la vera storia di Bella Ciao mai cantata dai Partigiani diventata oggi, una delle canzoni italiane più famose al mondo e simbolo per chi lotta per la libertà.

Bella Ciao fu cantata probabilmente per la prima volta al Festiva di Spoleto nel 1964

Racconta Gianna Marini, Decana delle cantautrici e massima esperta di musica folk, oltre ad essere allieva di Segovia: Con il Gruppo Padano di Piadena, Mario Lodi, il grande Rodari e altri nomi bellissimi arrivammo a Spoleto molto accesi, orgogliosi dello spettacolo chiamato “Bella ciao”. Mi inventai due canzoni spacciandole per canti popolari per non sentirmi troppo al di sotto delle aspettative. Il pubblico era molto nervoso e appena partimmo con “Bella ciao” ci furono proteste. Si alzò Michele Straniero e cantò una strofa di Gorizia: “Traditori signori ufficiali, voi la guerra l’avete voluta”, e successe un caos enorme. Una donna si alzò e urlò “evviva gli Ufficiali, evviva l’Italia” e con lei applaudì il pubblico patriottico. Tutti i parenti nostri si affacciarono dal loggione e intonarono “Bandiera rossa” e subito da sotto il loggione risposero con “Faccetta nera”. A quel punto Giorgio Bocca intonò “Fratelli d’Italia” per mettere un po’ di pace. 

“Nei venti mesi della guerra partigiana non ho mai sentito cantare ‘Bella ciao’” aveva rivelato in un’intervista Giorgio Bocca

Si sostiene che “Bella Ciao” sia stata modellata sulle note di “Fischi al vento” / “Katjuša”. La celebre canzone popolare sovietica che divenne l’inno ufficiale delle Brigate Partigiane Garibaldi.

Approfondendo ulteriormente, emerge un’altra teoria sulle incerte origini della melodia: si tratterebbe del recupero di una melodia Yiddish, composta dall’ucraino Mishka Ziganoff nel 1919 a New York. E non è tutto: alcuni ritengono che bisognerebbe spostarsi ancora più indietro nel tempo, fino alla metà dell’Ottocento, periodo al quale risalirebbe il testo del canto partigiano, che pare riprendere quello di un’antica ballata popolare piemontese chiamata ‘Fior di tomba‘.

Gli studiosi non sono riusciti a individuare un’origine certa per Bella Ciao

Nel tempo si sono ipotizzati legami con un canto infantile diffuso nel Nord Italia o una ballata francese del Cinquecento poi assorbita dalle tradizioni popolari orali. Circolò anche l’ipotesi che discendesse da un canto popolare diffuso tra le mondine delle risaie negli anni ’30 del Novecento, ma altri studi sembrano dimostrare invece che il brano comparve per la prima volta tra loro a partire dagli anni ’50. La musica e il testo della canzone restano dunque di origine sconosciuta e sono forse la sintesi di melodie diverse.

Yves Montand fu il primo a svelare, attraverso il velo di una schermata televisiva, quella versione di “Bella Ciao” ormai impressa nella memoria collettiva, inaugurando un filone che vedrà poi l’adesione di voci come quelle di Giorgio Gaber.

Figure del calibro di Manu Chao, Woody Allen e Tom Waits hanno poi tessuto ulteriori fili in questa trama di risonanze globali

La canzone ha attraversato confini e tempi, trasformandosi in eco di proteste e resistenze: dal 2013, quando risuonò tra le strade di Istanbul contro il premier turco Erdogan, al 2015, quando fu il lamento delle commemorazioni per le vittime del giornale satirico francese Charlie Hebdo. È divenuta l’inno vibrante dei Fridays for Future. Diventato simbolo delle lotte di resistenza in Ucraina è anche il canto che intonano Le guerrigliere curde mentre vanno al fronte e il canto di libertà invocato dalle ragazze iraniane che lottano per i propri diritti contro la polizia morale Iraniana.

Giovanni Scafoglio

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