Febbraio 2, 2023
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Stanno imperversando da giorni le polemiche contro il marchio spagnolo Balenciaga. La causa di questa rivolta sono le recenti campagne pubblicitarie realizzate dal noto brand. Nello specifico, il 16 Novembre è partita la campagna Gift Shop, che ha visto come protagonisti i bambini. Fin qui tutto bene. Il punto è che gli accessori che contornano le immagini sono peluche vestiti con oggetti bondage. Ovvero, oggetti che richiamano una pratica sessuale che consiste nell’immobilizzazione del partner. Inevitabilmente, la scenografia di questa campagna ha suscitato indignazione nelle persone. 

La casa di moda è accusata di pedopornografia

Il fotografo della campagna, Gabriele Galimberti, è stato fortemente tempestato di critiche e di minacce di morte. Galimberti ha preso le distanze da tutte le accuse, affermando che non è stato lui a decidere la linea stilistica della campagna. “Ero il fotografo, e basta”, ha dichiarato a La Repubblica. Tanti infatti, sono stati i messaggi di chi si è schierato dalla sua parte, dando testimonianza della professionalità del fotografo documentarista.

L’altra campagna, che vede Gabriele Galimberti sotto accusa, riguarda la pubblicazione di un’immagine nella quale è visibile un documento della Corte Suprema. Si tratterebbe di un contenuto riguardante la relazione tra libertà di parola e pedoporonografia. Questa foto ha amplificato lo scandalo Balenciaga e ha rafforzato la correlazione tra il marchio e le pratiche di pedofilia.

Campagna Objects Balenciaga

In questo caso però, il fotografo Galimberti non è l’autore dell’immagine. Infatti, in un post su Instagram Gabriele ha affermato che la foto è stata scattata in un altro set e non durante la campagna Gift shop. Poi, ha aggiunto che tutte le ingiurie che sta subendo, fanno perdere di vista il nocciolo della questione. Esistono realmente criminali che ne approfittano dei minori e che dovrebbero essere perseguitati per il reato della pedofilia. 

Questo evento, infatti, è la prova che quando si scatena una tormenta mediatica, si pecca inevitabilmente di approssimazione. Si distoglie l’attenzione dal vero problema e si finisce attaccando e offendendo anche chi non c’entra nulla. Tutti si trasformano in leoni da tastiera, puntando il dito contro qualcuno. Talvolta in modo ingiusto, esagerato e senza conoscere realmente i fatti.

Ma come ha reagito il marchio Balenciaga a questa crisi?

Il direttore creativo Demna Gvasalia, nonché ambassador del brand, ha dichiarato:

“Non è stato appropriato avere bambini in foto che promuovevano oggetti che non hanno nulla a che fare con loro. Per quanto a volte mi piace provocare un pensiero attraverso il mio lavoro, non avrei mai avuto intenzione di farlo con un argomento così orribile come l’abuso sui minori che condanno. È stata una scelta artistica sbagliata”.

Le parole di Demna Gvasalia sono probabilmente parole di circostanza, poiché è evidente che non è giustificabile associare l’immagine dei bambini a pratiche bondage. Anzi, è proprio il concetto stilistico di campagna a non essere giustificabile. Certo, ognuno è libero di adottare qualsivoglia linea pubblicitaria, purché non venga lesa e invasa l’immagine altrui.

Ed è quello che è successo nei confronti di minori. Non è un caso che sui social stia impazzendo l’hashtag burnbalenciaga come segno di rivolta contro il brand. A questo hashtag sono associati video che vedono i consumatori del marchio bruciare indumenti e accessori. Un forte e chiaro segnale di distanziamento dalla casa di moda spagnola.

Ad ogni modo, c’è chi parla di complottismo

Circolano ipotesi secondo cui Balenciaga e il direttore creativo farebbero parte di una cerchia di satanisti e pedofili che hanno il controllo sulla politica. Va da sé che questa teoria complottista resti una delle tante illazioni scagliate contro l’azienda di moda.

Intanto, Balenciaga si scusa e “garantisce che verranno prese misure adeguate per evitare che si commettano errori simili in futuro ma farà anche tutto ciò che può per proteggere il benessere dei bambini” (Demna Gvasalia).

Ci auguriamo sia davvero così. Poiché, al di là di questa “incontinenza comunicativa”,  la vera priorità è quella di tutelare i bambini e di perseguire chiunque provi a danneggiare la loro immagine. Ma non solo.

Dovrebbe essere prioritario anche rivendicare il significato originario della moda: ovvero un fenomeno di emancipazione e differenziazione

La moda nasce come strumento di lotta al riconoscimento dei propri diritti e della propria individualità. Questo significato risulta essere svilito dalla moda del presente, la quale insegue la massificazione, l’involuzione e la mortificazione della propria immagine. 

Emanuela Mostrato

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