Marzo 2, 2024
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Paragonare i naufraghi del Titan e le vittime del Mediterraneo è benaltrismo, un circo mediatico senza senso. È un trip distorto nel mondo dell’indignazione facile e delle opinioni populiste. Ma forse questo confronto insensato è solo un modo per guadagnare like e consenso a buon mercato?

La reazione di indignazione e derisione che sta infiammando i social riguardo alla tragedia del Titan può essere analizzata da diverse angolazioni, ma alla fine rivela solo la misera condizione della nostra società

C’è l’empatia selettiva, dove le persone si sentono più vicine ai migranti clandestini che perdono la vita nel Mediterraneo a causa dei loro viaggi disperati e pericolosi. È comprensibile che questo generi indignazione e frustrazione per l’attenzione mediatica e gli sforzi di soccorso dedicati ai miliardari intrappolati nel Titan.

Poi c’è la questione della disparità socioeconomica, un tema scottante che riporta alla luce le profonde disuguaglianze presenti nella nostra società. L’attenzione mediatica e le risorse impiegate per salvare i naufraghi del Titan possono essere interpretate come un privilegio dei ricchi, con le priorità sbagliate rispetto ad altre emergenze umanitarie, come la crisi dei migranti nel Mediterraneo.

Non dimentichiamo il contesto comunicativo dei social

quel vortice di informazioni distorte e polemiche che amplifica le emozioni e alimenta il dibattito. È facile cadere nell’illusione che le voci più rumorose e radicali rappresentino l’intera opinione pubblica, creando una percezione distorta della realtà.

Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che paragonare i naufraghi del Titan e le vittime del Mediterraneo è pura demagogia. Questo comportamento benaltrista e qualunquista semplifica la complessità dei problemi e ci fa perdere di vista l’importanza degli esploratori nella ricerca scientifica e geografica. Non stiamo parlando di quattro figli di papà annoiati.

Paragonare i naufraghi del Titan e le vittime del Mediterraneo è benaltrismo. Squallida pornografia del dolore

La storia è piena di ricchi esploratori che hanno svolto un ruolo cruciale nel progresso umano

La spedizione Terra Nova – Polo Sud del 1910-1913, guidata da Robert Falcon Scott, è stata una delle prime spedizioni verso il Polo Sud. L’impresa ha richiesto finanziamenti significativi e ha comportato un alto costo umano, con la morte di Scott e di altri membri della squadra.

Nel 2012, il regista James Cameron ha finanziato personalmente una spedizione nella Fossa delle Marianne, l’abisso più profondo dell’oceano. Si stima che il costo totale dell’esplorazione abbia superato i 10 milioni di dollari.

La spedizione di Sir Ernest Shackleton in Antartide nel 1914-1917 è stata una delle più note spedizioni di esplorazione polare. La spedizione è stata finanziata da diverse fonti, tra cui contributi personali di Shackleton e fondi governativi.

Per non parlare del viaggio turistico sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS): Nel 2001, Dennis Tito, un imprenditore statunitense, divenne il primo turista spaziale a visitare l’ISS. Il costo del suo viaggio è stato stimato intorno ai 20 milioni di dollari.

Siamo sicuri che i 250.000 euro a biglietto del Titan sia stato qualcosa di unico?

Il primo uomo ad utilizzare una mongolfiera fu il pilota francese Jean-François Pilâtre de Rozier. Il 21 novembre 1783, insieme al marchese François Laurent d’Arlandes, de Rozier salì a bordo di una mongolfiera a caldo, chiamata “Montgolfière”, costruita dai fratelli Montgolfier. Il volo avvenne a Parigi, in Francia, e fu il primo volo umano documentato con successo.

Il costo dei voli sullo Zeppelin variava a seconda di diversi fattori, come la durata del volo, la distanza percorsa e la destinazione. Gli Zeppelin erano imponenti dirigibili di lusso che offrivano un’esperienza di viaggio esclusiva. I biglietti per i voli sullo Zeppelin erano molto costosi e riservati a persone benestanti. Ad esempio, durante l’era degli Zeppelin, negli anni ’20 e ’30 del XX secolo, un volo transatlantico tra l’Europa e gli Stati Uniti poteva costare circa 4000-5000 dollari equivalente a circa 70.000 dollari di oggi.

La lista potrebbe essere lunga. Ma è evidente che gli esploratori hanno spinto i confini dell’umanità, sfidando i limiti del possibile

Pensiamo a Roald Amundsen che ha conquistato i poli, o a Jacques Cousteau che ha esplorato le profondità marine. Le loro imprese hanno contribuito alla nostra comprensione del pianeta e all’importanza di preservare l’ambiente. Cosa sarebbe accaduto se i primi esploratori dei cieli non si fossero spinti oltre ogni limite con folli viaggi a bordo di mongolfiere, dirigibili, biplani e alianti? Se persone considerate folli non avessero sperperato vite e patrimonio per raggiungere l’Antartide? Siamo sicuri che gli abissi oceanici non siano la nuova frontiera da esplorare?

Si. E’ vero. C’è chi spende la bellezza di 250.000 euro per un viaggio di piacere in un maledetto sommergibile e poi c’è il Mediterraneo, un mare che si è trasformato in una tomba decine di migliaia di disperati

Ma cosa fanno le persone di fronte a queste realtà? Deridono e si indignano, si ergono a giudici morali della società, paragonando i costosi naufragi dei ricconi ai tristi destini dei migranti affogati nel Mediterraneo. È un esercizio di qualunquismo al suo apice, un modo per sminuire e banalizzare la sofferenza altrui, per scaricare la propria responsabilità e per sentirsi superiori.

E cosa c’è di piùGrottesco? Queste stesse persone, dopo aver insultato e denigrato le ONLUS che si battono per salvare le vite dei migranti, accusano i governi di non fare abbastanza. Ma non capiscono che i governi sono stati votati da cittadini come loro, cittadini che non vogliono accollarsi i costi umani e finanziari di queste vite disperate. È un circolo vizioso di ipocrisia.

Chiamano le navi delle ONG “taxi del mare”, come se salvare vite umane fosse un crimine invece di un dovere morale. Si nascondono dietro a pregiudizi e ignoranza, sostenendo che i migranti sono solo una “minaccia” per la società. È facile gettare accuse e indignarsi da dietro uno schermo, ma la realtà è che il Mediterraneo continua a inghiottire vite mentre il mondo si divide tra coloro che si preoccupano solo dei propri privilegi e coloro che cercano disperatamente di sopravvivere. È una vergogna, una macchia indelebile sulla nostra coscienza collettiva.

E così, nel bizzarro mondo digitale vince la pornografia del dolore

Paragonare i naufraghi del Titan e le vittime del Mediterraneo è benaltrismo. Squallida pornografia del dolore

abbiamo i ricconi dei sommergibili che pagano una fortuna per un viaggio estremo e si ritrovano ad arricchire il fondo del mare. Nel frattempo, nel Mediterraneo, i migranti affogano senza che nessuno porti loro soccorso. Che spettacolo, eh? Ricchi che si divertono a morire, disperati che muoiono nell’indifferenza generale. Ma hey, almeno abbiamo tanti like e commenti scandalizzati su Facebook!

È l’equazione perfetta: l’idiota ricco più il disperato annegato uguale a tanti cuoricini virtuali. E noi? Indignati e soddisfatti, perché in fondo è così che funziona il nostro triste circo digitale.

Giovanni Scafoglio

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