Aprile 17, 2024
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Il termine “maranza” nasce a Milano negli anni 80, come sinonimo di “tamarro” o “zarro”. Ad oggi, questo termine viene utilizzato, come scrive anche Treccani, per indicare un gruppetto di ragazzi che sono soliti causare fastidi e disagi ad altre persone. Solitamente i maranza ascoltano musica trap e drill, con testi che raccontano proprio fatti che accadono ai margini della città.

Il maranza rappresentava la subcultura milanese negli anni 80, ma ora è tornato.

La figura del maranza è facilmente riconoscibile, attraverso lo stile, l’atteggiamento e lo slang utilizzato. Si comportano quasi come dei modelli, che sfilano per strada. Perché vogliono essere osservati, ripresi e, perché no, anche imitati. È una figura che ostenta il proprio essere, e che non prova vergogna nell’esserlo.

“Tanto per rimanere in tema, Riccione è diventata Marsiglia comunque. Una volta i giovani andavamo li a divertirsi, le famiglie anche. Ora dopo le 18:00 se sei un bravo ragazzo devi avere paura a farti una passeggiata sul lungomare. Le manganellate nelle ginocchia ci vogliono.” Questo è un tweet di Emis Killa, postato a fine agosto dell’anno scorso.

Il rapper si stava riferendo a vari episodi accaduti a Riccione all’inizio dell’estate scorsa. Vari gruppetti di “maranza”, dopo una certa ora, si riunivano sulla spiaggia libera di Castelnuovo del Garda per poi terrorizzare turisti e vacanzieri. Successivamente, sono aumentati sempre di più su Tik Tok video nei quali questi gruppetti compivano atti di vandalismo. Le parole del rapper sono risultate particolarmente forti, tanto da far partire una querela da parte della sindaca della città, Daniela Angelini, nei confronti del cantante.

Altri personaggi dello spettacolo hanno risposto al tweet del rapper, come la riccionese doc, Martina Colombari, la quale ha risposto dicendo:”Riccione non è pericolosa, ma sono i social a esserlo con i loro messaggi sopra le righe.”

In seguito a ciò, Wired ha affermato come, sui social, sia iniziata a circolare una doppia accezione del termine “maranza”:

“La prima, legata appunto a questo vandalismo del branco (…), la seconda, quasi folcloristica, in cui si mira a ironizzare sul loro abbigliamento e sui loro modi di fare.”

Nasce, così, un movimento collettivo vero e proprio che ha un suo proprio modo di esprimersi, e che nell’unione trova la sua forza.

Il look per il maranza è fondamentale. Perché ha il potere di comunicare in modo diretto il proprio modo di essere. È ciò che gli altri notano a primo impatto. Per questo, bisogna attenersi a dei precisi codici estetici. La necessità del maranza è quella di distinguersi dal resto della massa. Infatti, il suo dress code possiamo considerarlo abbastanza particolare.

L’estetica vestuaria del maranza si definisce, a primo impatto, attraverso tre colori principali: il bianco, il grigio e il nero. L’indumento più utilizzato è la tuta, per lo più Nike, e un piumino nero senza maniche. Oltre a Nike, i brand più utilizzati dal maranza sono adidas e Lacoste. Quelli che possono permetterselo, si concedono marchi più sofisticati come Moncler, Palm Angels e Supreme.

Come accessori, chiaramente, non possono mancare le sneakers Nike TN, Air Jordan e Dunk Low. Catenine dorate, un passamontagna e l’oggetto cult: la famosa borsa a tracolla, non che anche chiamata “borsello”. Il codice estetico esige un borsello ricoperto di loghi (non importa se sia vera o tarocca). C’è una predilezione per i loghi di Luis Vuitton e Gucci.

Gli interessi principali del maranza sono la musica e il calcio.

Nel codice estetico non bisogna assolutamente dimenticare la maglietta da calcio. Quella che spiccano sono quelle del Milan, del Paris Saint-Germain e Manchester United. Questo indica che non ci si limita solo al consumo di massa e alla comodità ma che si fa parte di una certa cultura. I maranza accedono ai loro interessi prevalentemente in forma digitale. Molto spesso, i maranza più giovani si riuniscono per guardare con uno smartphone i video virali su Tik Tok.

Musicalmente non sono attirati solo dal rap e dalla trap, ma anche dal drill. Quest’ultimo è un sottogenere del rap la cui nascita è contesa tra Chicago e Londra. Solitamente, i testi descrivono di una vita dura e difficile, con video musicali nei quali, ovviamente, i rapper non possono mancare di indossare collanine d’oro, borse firmate e oggetti sfarzosi. Anni fa, solitamente erano i gruppi musicali più grandi quelli più visti su YouTube, adesso, invece, è molto più facile che un trapper o un rapper poco conosciuto, con le proprie forze, scriva e produca una canzone (a volte anche insieme ad un video musicale) per poi creare un video che pubblicherà su YouTube. Ad oggi sono tanti che ascoltano i talenti di questi piccoli autori.

Questi giovani, che scrivono, producono e pubblicano sui social, vogliono esprimere più che possono il loro stato d’animo.

Tra i nomi più amati abbiamo Gambino, con Alicante che rappresenta una sorta di canzone manifesto, Baby Gang, Neima, Central Lee e Ronsosasosa. Quest’ultimo, in particolare, ha recentemente collaborato con Drake per la nuova collezione del marchio d’abbigliamento del rapper canadese OVO. In poco tempo, uno dei personaggi più discussi dell’hip hop italiano è riuscito a scalare le classifiche e a raggiungere un traguardo ineguagliabile: comparire nelle Instagram Stories di Drake.

Alexa Panno

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