Dicembre 2, 2022
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

La questione della lingua italiana e, nello specifico, quella che riguarda i femminili professionali è una discussione accesasi già verso la fine del ventesimo secolo. Ma perché è ancora qualcosa di così impattante e, a volte, addirittura ‘spaventosa’ per alcuni? Forse perché il cambiamento è sempre un qualcosa che ci spaventa.

“Ma i problemi sono ben altri, perché fossilizzarci sulla lingua?”

Si sente moltissimo questa frase quando si inizia un discorso basato sulla declinazione al femminile delle professioni. Perché è, invece, importante concentrarsi anche sulla lingua?

Vera Gheno afferma che è importante perché, giustamente, la lingua è specchio della società. Perché attraverso la visibilità linguistica si raggiunge una maggiore visibilità sociale e, quindi, ci porta anche a normalizzare la presenza del femminile anche in quelle professioni che, un tempo, erano declinate solo al maschile.

Infatti, è più facile sentire maestra o cameriera invece di, ad esempio, assessora o ministra, perché le donne hanno iniziato da poco ad intraprendere questo tipo di mestieri (si intende mestieri di un certo livello, chiaramente senza togliere nulla alla maestra o alla cameriera).

In questo modo si crea un circolo virtuoso, più usiamo i femminili nelle professioni più ci abituiamo a sentirli e ad usarli.

Ciò è importante anche e soprattutto per aprile la mente delle nuove generazioni, che sentendo i mestieri anche al femminile penseranno di avere quelle professioni alla loro portata, invece di non poterci accedere perché non esiste una parola per definirli.

Ma si è fatta una questione politica su questi femminili?

Ni. Vera ci spiega come, in realtà, ogni utilizzo della lingua sia politico e che si compie sempre una scelta, o si utilizzano i femminili o si sceglie di non usarli. Non esiste mai una posizione neutra. È vero, però, che l’uso dei femminili professionali sono una prerogativa del progressismo, tipico della sinistra.

Usare i femminili professionali, in realtà, lo facciamo da sempre. L’unica differenza è che per alcuni mestieri siamo più abituati a sentirli al femminile e altri no.

Si è visto anche come le generazioni più anziane hanno un’atteggiamento più discriminatorio rispetto a quelle più giovani, ma questo è normale poiché dopo una certa età siamo tutti un po’ più timorosi verso il cambiamento.

Le nuove generazioni hanno, tendenzialmente, più a cuore le questioni di genere e sono più coinvolti in questo ambito e, quindi, si portano dietro diverse consapevolezze rispetto agli adulti e un diverso atteggiamento mentale.

Quindi si, la questione dell uso dei femminili è anche generazionale.

Esiste, a volte, un’avversità nel declinare le professioni al femminile anche da parte delle donne stesse. Certo, perché, come afferma Vera, una donna non è per forza femminista. Così come il femminismo non sia soltanto una questione femminile, chiunque può essere femminista.

Quindi, non è detto che una donna si senta esclusa o generalmente ‘male’ all interno di una società patriarcale, per questo le va bene essere declinata al maschile. Va, inoltre, sempre considerato anche l’ambiente in cui le persone crescono e la loro educazione.

Perché il problema non è linguistico.

Sta tutto nel come la donna si percepisce all interno della società, per esempio se ritengono che essere declinate al femminile sia svilente. Il problema sta nella connotazione delle parole, poiché oltre ad indicare qualcosa da un giudizio. E usando i femminili si può contribuire a cambiare la connotazione di certi termini in positivo.

“Allora io mi voglio far chiamare giornalisto!”

Da questa questione si è arrivati ad avere anche una reazione (maschile) di questo genere. E Vera ci spiega chiaramente come non sia possibile creare il termnine giornalisto. Questo termine come, ad esempio, anche astronauta o artista… derivano dal greco, e sono termini ambigeneri, la a finale, quindi, non indica il femminile. Per questi termini basta cambiare l’articolo davanti ad esso.

Ci sono, poi, altri termini di genere promiscuo (generalmente lo sono i nomi di animali come zebra, aquila, tigre ecc…) cioè che hanno un unico genere, come anche guida, pedone, sentinella… ma per questi termini non si esclude che l’altra forma non possa essere creata!

Quindi, mentre guido o sentinello volendo si possono creare, declinare giornalisto è essenzialmente da ignorante. Semplicemente, non si può. Non è possibile.

La parola medico, ad esempio, siamo abituati a sentirlo, medica, invece, no. Ma è giusto anche questo. Siamo abituati ad utilizzarlo come aggettivo, come ad esempio, guardia medica. Ma sarebbe giusto anche il sostantivo.

È semplicemente una questione sociale. E per questo c’è una grande speranza nelle nuove generazioni, visto che pongono un attenzione molto più grande sulle parole, molte volte ci si corregge a vicenda. Perché si, è importante usare le parole giuste.

La lingua è un qualcosa di vivo.

Come un albero, anche la lingua cresce, si evolve, cambia e sì… può anche morire. I cambiamenti linguistici sono costanti e avvengono di continuo pur essendo dei cambiamenti estremamente lenti.

Vera Gheno spiega anche come sia importante non imporre nulla. Perché la lingua non si impone. Non si può imporre un cambiamento linguistico, è un qualcosa che viene da se. Non si può fare un cambiamento linguistico forzato su una società che non è ancora cambiata e maturata. È importante avere una logica di anti-forzatura.

La lingua italiana è, quindi, sessista?

Vera dice di no. Non la definisce come sessista, anzi… ma come lingua pienamente evoluta. Sono le parole che, a volte, vengono usate con una connotazione sessista. Siamo in una fase dove molti femminili che potremmo usare concretamente non ci vengono automatici come i termini maschili.

Bisogna prima lavorare su se stessi, sulle proprie parole e questo poi, di conseguenza, ha un’influenza. Tutte le rivendicazioni sono giuste, dice Vera, e il femminismo ha in se tutte le rivendicazioni dei secondi sessi, chiunque sia marginalizzato per questioni di genere e di orientamento sessuale.

È estremamente importante portare avanti tutte queste battaglie in modo pacifico e senza alzare i toni. Solo così si avrà un effetto migliore e più efficace.

Alexa Panno

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