Maggio 20, 2024
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Il 20 aprile è il Cannabis Day. In tale giorno ci sembra opportuno ricordare la storia che che ci spiega come la cannabis divenne illegale, contro il parere dell’American Medical Association, e un grande affare per i narcotrafficanti.

Per scoprire come e perchè la canna divenne illegale bisogna partire da lontano. Dalla fine del proibizionismo dell’alcol: il 1933

Il 5 dicembre del 1933 ebbe fine il proibizionismo, ossia quel periodo della storia americana, iniziato nel 1920, in cui negli Stati Uniti fu vietato produrre, vendere e trasportare alcolici. Con la fine del Volstead Act e la ratifica del 21° emendamento, milioni di Americani poterono ricominciare ad acquistare l’alcol liberalizzato e regolarmente tassato.

Ebbe fine il contrabbando, aumentarono le entrate dello Stato e si resero disponibili circa un milione di posti di lavoro collegati all’industria degli alcolici. Quasi una boccata d’ossigeno per l’America piegata dalla crisi del ‘29. Tutto ciò evidenziò il fallimento della politica proibizionista americana che addirittura generò veri mostri come Al Capone.

Il giro d’affari in alcol illegale è stato stimato in circa 3 miliardi di dollari dell’epoca, equivalenti al 3% del Pil nazionale

A questo punto però c’era un grosso problema: cosa fare delle migliaia di agenti assoldati e addestrati per combattere il proibizionismo? E’ qui che entra in gioco Harry J. Anslinger, punta di diamante del Bureau of Prohibition (Dipartimento della Proibizione), alle dipendenze del Dipartimento del Tesoro. Anslinger, in particolare si occupava della repressione del traffico illecito di alcolici.

Il direttore del Bureau of Narcotics inizia a concentrarsi sulla cannabis dopo la conclusione del proibizionismo dell’alcol. Fino a quel momento, Anslinger aveva dichiarato di non vedere alcun problema in relazione alla cannabis, soprattutto perché non faceva male a nessuno e non rendeva violenti.

Tuttavia, Anslinger cambiò idea rapidamente, notando che il suo dipartimento stava lavorando sempre meno. Da qui la decisione di lanciare campagne allarmiste sugli effetti della cannabis.

La cannabis era usata dai musicisti neri. Obiettivo perfetto per creare un nuovo nemico pubblico

Come la cannabis divenne illegale. La storia di  Harry Anslinger e delle implicazioni razziste della «Guerra alla droga». Billie Holiday

Il jazz era l’opposto di tutto ciò in cui Harry Anslinger credeva. È improvvisato, rilassato, libero. Segue il proprio ritmo. Il Jazz è una musica bastarda fatta di echi europei, caraibici e africani che si accoppiano sulle coste americane. Per Anslinger. Pura anarchia musicale. Per la mente razzista di Anslinger era la prova di una ricorrenza degli impulsi primitivi che si annidano nella gente nera, in attesa di emergere. “Suonava“, emerge dai suoi promemoria interni, “come le giungle nel cuore della notte‘”

Il primo zar anti-droga negli Usa intraprende una campagna falsa, bugiarda e profondamente razzista

«Ci sono 100mila fumatori di marijuana in totale negli Stati Uniti, e la maggior parte sono negri, ispanici, filippini e musicisti. La loro musica è satanica, jazz e swing derivano dall’uso di marijuana. Questa marijuana fa sì che le donne bianche cerchino rapporti sessuali con negri, i musicisti e altri»

Harry Anslinger – direttore del Bureau of Narcotics

«La marijuana fa credere ai negri di essere come i bianchi»

I giornali cominciano a scrivere titoli cubitali di «negri che violentano donne bianche sotto l’effetto della marijuana». O publicando notizie quali: “Studenti di colore all’Università del Minnesota fanno festa con studentesse (bianche), fumando (marijuana) e guadagnandosi la loro compassione con storie di persecuzione razziale. Il risultato: gravidanza”.

Come la cannabis divenne illegale. La storia di  Harry Anslinger e delle implicazioni razziste della «Guerra alla droga».

“Due Negri rapiscono ragazza di quattordici anni e la tengono per due giorni sotto i fumi dell’erba. Durante la guarigione le viene diagnosticata la sifilide. Gli spinelli fanno pensare ai negretti di essere uguali ai bianchi”

Il cavallo di battaglia di Anslinger per dimostrare la potenza dell’”erba del diavolo” era il caso di Victor Licata, un ragazzo della Florida che aveva fatto a pezzi la sua famiglia con un’ascia. Fu un evento orribile che Anslinger seppe manipolare a suo favore, convincendo i media a spacciare l’idea che Licata fosse impazzito per aver fumato marijuana, anche se non c’erano prove a sostegno.

Nel 1936 il Bureau registrò un aumento nell’uso della marijuana che continuò a crescere nel 1937. Nel 1937, la cannabis divenne ufficialmente una sostanza illegale su tutto il territorio degli Stati Uniti con l’approvazione del Marijuana Tax Act.

Quanto è cambiato da allora?

Nel leggere certi articoli e fake news anche sulla nostra stampa locale, vien a scrivere poco. Da allora il governo federale è riuscito ad eliminare il linguaggio razzista dalle dichiarazioni ufficiali ma non quelle politiche anti-droga razziste che sono tuttora attive in larga parte degli Stati Uniti.

L’iniquità etnica in ambito carcerario è lampante. Sebbene i neri siano solo il 13% della popolazione, rappresentano il 36% dei 2,2 milioni di detenuti presenti negli Usa. Mentre i bianchi sfruttano il cambiamento di atteggiamento nei confronti della marijuana, il razzismo che ha guidato la repressione a essa associata viene ignorato, così come le conseguenze di quelle politiche sulle comunità nere.

Nel leggere di come la cannabis divenne illegale, viene da farsi molte domande sulla liberalizzazione della cannabis. I pro e i contro sono molti e ci sono svariate riviste scientifiche che affrontano l’argomento e chi vi scrive pensa sia giusto informarsi tramite canali specializzati.

In occasione del cannabis day, ho pensato fosse interessante approfondire la storia di Harry Anslinger e delle implicazioni razziste della «Guerra alla droga».

Giovanni Scafoglio

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