Marzo 1, 2024
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A giorni di distanza dall’incidente a Casal Palocco tante sono le opinioni sulla vicenda. Mercoledì, 14 Giugno 2023, quattro ragazzi a bordo di un Suv hanno travolto una Smart provocando la morte di un bambino di 5 anni. Gli autori della tragedia sono dei Youtuber, conosciuti sui social come il gruppo “The Borderline”. La loro fonte di guadagno consiste nel lanciare delle sfide online. E nella gran parte dei casi si tratta di challenge pericolose. Questa volta la sfida prevedeva di restare in macchina per 50 ore di fila, condividendo con i propri followers questa folle impresa.

Seicentomila followers seguono i contenuti diseducativi di ragazzi affetti da solipsismo

Un individualismo eccessivo ed esasperato che fa credere a questi ragazzi che tutto ruoti intorno a loro. Una convinzione figlia di un vuoto etico, morale ed umano. Un atteggiamento sconsiderato che sebbene sia mosso dal dimostrare potenza e coraggio, è in realtà sintomo di debolezza e angoscia.

Sono Matteo Di Pietro, Vito Lo Iacono, Marco Ciaffaroni e Giulia Giannandrea i ragazzi del gruppo The Borderline. Hanno tra i 20 e 23 anni. Alla guida del Suv c’era Matteo Di Pietro, risultato positivo ai cannabinoidi e indagato per omicidio stradale. Per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari

Non è ancora chiara la dinamica dell’incidente, le indagini stanno proseguendo. Al momento, il gruppo ha annunciato di interrompere ogni attività, esprimendo ai genitori del bambino profondo dolore. Purtroppo però, i ragazzi che hanno espresso cordoglio sono gli stessi che poco dopo la tragedia, hanno filmato le scene dell’incidente. Se si prova dolore, come si può avere la forza di prendere tra le mani uno smartphone e attivare la videocamera? Come si può non definire folle e cinico questo comportamento?

L’effetto spettatore

L’effetto spettatore è una macchia nera di questa società iper-connessa. Una macchia che si espande in maniera spaventosa. Siamo continuamente preoccupati di filmare e fotografare tutto ciò che avviene intorno. Anche a scapito dell’incolumità altrui. L’effetto spettatore, infatti, indica un comportamento di apatia nei confronti di chi si trova in difficoltà. 

Si riferisce a chi in situazioni di emergenza resta fermo ad osservare piuttosto che correre in soccorso. Gli spettatori spesso registrano con lo smartphone scene di panico, perché prevale in loro il desiderio di condivisione e non di assistenza. E quando a registrare queste scene sono le stesse persone che hanno causato un dramma, fa ancora più male sapere che un ego spietato mette a tacere la voce della coscienza.

Possibile che non ci si fermi nemmeno davanti al dolore degli altri? 

I The Borderline e il difetto di autostima

Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta, si è espresso in merito alla vicenda parlando di un difetto di autostima che alberga in molto ragazzi. Tonioni ritiene che il comportamento sconsiderato di questi ragazzi derivi da una bassa autostima e da un conseguente bisogno di approvazione e popolarità. A tal proposito afferma: 

“L’autostima dei bambini non viene in assoluto dalle performance scolastiche o sportive, ma dall’esperienza di sentirsi amati da una mamma o da un papà quando questi deludono le loro aspettative. L’autostima ha a che fare con l’amore, non la competenza“

Ecco che inevitabilmente entra in gioco il ruolo educativo della famiglia. Specie in una società in cui si insegue il mito della perfettibilità e della performance, l’educazione sentimentale è determinante. Senza emozioni si è incapaci di pensare, manca la metacognizione, cioè la capacità di controllare e organizzare le proprie attività cognitive.

Lo psichiatra Paolo Crepet ha dichiarato:

“Che cosa manca a questi ragazzi? Perché a loro non basta la trasgressione di un bagno nudi nel mare in una notte di luna piena? Un problema annoso che però, con l’avvento dei social, è diventato molto più complesso, pericoloso e difficile da gestire.”

Giustamente, Crepet fa notare che da sempre ci sono ragazzi che rincorrono una trasgressione spietata e una voglia di sentirsi potenti e invincibili. A questi ragazzi di sicuro manca amor proprio, manca la capacità di bastare a se stessi senza l’urgente bisogno di mostrarsi coraggiosi davanti ai pericoli.

Il problema, ritiene Crepet, è da riscontrare in una società incapace di dire di no, incapace di porre limiti. 

“In una società che non dice mai di no, che non reprime ma anzi incoraggia la trasgressione, ci si deve aspettare il proliferare di comportamenti estremi.”

Forse sarebbero necessarie delle leggi per contrastare la diffusione delle challenge in rete. O ancora bisognerebbe proibire l’uso dei social ai minori di 13 anni. Queste misure aiuterebbero sì, ma non basterebbero. Servirebbe a poco se nelle famiglie e nelle scuole manca un reale impegno pedagogico e morale. Bisogna partire dall’alfabetizzazione emotiva, perché senza si diventa solo anime in pena. 

Emanuela Mostrato

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