Ottobre 6, 2022
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È uscita l’edizione 2022 del vocabolario Treccani, ed è una vera rivoluzione: per la prima volta sostantivi e aggettivi sono presentati in ordine alfabetico. Ad esempio, se cerchiamo il termine “buono”, troveremo prima “buona” seguito dal suo corrispettivo maschile. Per molti è strano, ma i curatori di Treccani assicurano che si tratta unicamente di abitudine. Inoltre, sono stati aggiunti nuovi neologismi.

Treccani, per la prima volta, crea un’edizione decisamente più inclusiva, registrando le forme anche al femminile.

Il lavoro compiuto dai curatori di Treccani è stato molto attento e mirato nei confronti dell’inclusività e della parità. Questo è proprio la definizione di inclusività:

“Che ha lo scopo di estendere a quante più persone possibili la partecipazione a qualcosa, un diritto, una possibilità, una competenza, senza discriminare.”

definizione 2022

I due direttori scientifici della nuova edizione, Valeria Della Valle e Giuseppe Patota hanno lavorato insieme per creare un’opera unica. Dal cinquecento i vocabolari si sono sempre copiati l’un l’altro, adesso era il momento di cambiare qualcosa, attraverso un lavoro minuzioso e faticoso. E c’è stata una vera e propria rivoluzione. Quest’opera è un iniziativa coraggiosa, poiché dietro c’è stato un lavoro ben più grande, e non il solito aggiornamento periodico.

E perché è nata da parte dei curatori di Treccani un’iniziativa così grande? La risposta, in realtà, è molto semplice. Il linguaggio ha la caratteristica di descrivere quanto meglio la società che ci circonda ed è essa stessa il riflesso della nostra realtà. E la nostra realtà è cambiata. La società ha avuto dei cambiamenti macroscopici sotto alcuni punti di vista, anche se si sta continuando a lottare per ottenerne altri importanti. E, semplicemente, i termini che usavamo, da una parte, non bastano più. O, se non bastano, non descrivono la realtà nel modo corretto. Adesso, molte persone non si accontentano più.

La lingua è lo specchio della realtà che ci circonda.

“La società è cambiata e l’impostazione rigidamente maschile in uso da secoli ha fatto il suo tempo.” Spiega Della Valle. Adesso si è raggiunto un livello significativo di parità di genere da parte di uno dei vocabolari più importanti della lingua italiana. Il nuovo modo di organizzazione delle voci non crea alcuna difficoltà per chi consulta il vocabolario, ma restituisce, semplicemente, alle parole delle verità negate e cancellate per secoli.

La nostra realtà ha avuto un’unica concezione dall’ inizio dei tempi, cioè quella androcentrica. Di conseguenza, i termini nei vocabolari sono stati registrati sempre al maschile. Si è arrivati al punto in cui si ha la necessità di cambiare questa convenzione nata secoli fa. Inoltre, bisogna sottolineare che i vocabolari sono stati diretti quasi unicamente da uomini. Fortunatamente, negli ultimi anni il numero delle redattrici è aumentato.

I linguisti Della Valle e Patota spiegano come non abbiano voluto creare un edizione fondata su una posizione ideologica intransigente, ma andare in contro ai cambiamenti che si riscontrano nella società corrente, attraverso un vocabolario che risponde a nuove esigenze.

Quello di Treccani è frutto di un lavoro paziente e minuzioso.

Per fare questo grosso lavoro i due linguisti hanno dovuto rivedere tutte le definizioni che suddividevano la descrizione a seconda che si trattasse di un uomo o di una donna. Della Valle spiega come nel vocabolario hanno sempre utilizzato il termine “persona” per cercare di essere quanto più neutri possibile. Quindi… possiamo solo immaginare quanta fatica c’è voluta per trasformare gli esempi d’uso, la fraseologia esemplificativa ed esplicativa che caratterizza ogni voce, ogni volta che si parlava genericamente di “uomo”. Ad esempio, ha chiarito Patota, al posto di descrivere il termine “bontà” come “qualità dell’uomo”, si è descritta come “qualità della persona” o “dell’essere umano”. Il lavoro è stato paziente e minuzioso perché bisogna moltiplicare questo esempio a migliaia di termini.

In questo modo, il nuovo dizionario annulla e cancella gli stereotipi, anche professionali.

Nuovi termini riguardanti le professioni li troviamo anche al femminile: avvocata, ingegnera, chirurga, notaia… Per di più, negli esempi e nelle definizioni si sono eliminati differenze, stereotipi e luoghi comuni. Per alcune parole c’è stato bisogno di una particolare attenzione. Ad esempio, per quanto riguarda gli epiteti offensivi riferiti alle donne. Della Valle e Patota hanno dichiarato di volerli lasciare, poiché fanno comunque parte della lingua e se li avessero tolti sarebbero entrati nella cultura di cancellazione. Naturalmente, segnalano che, in ogni caso, si tratta di un linguaggio offensivo.

In questa nuova edizione fanno parte anche nuovi termini

Transfobia, ad esempio, è uno dei nuovi neologismi registrati nel dizionario. Insieme a questo, moltissimi termini dell’ambito Covid-19 (come il termine stesso): dad, distanziamento sociale, lavoro agile e smartworking, lockdown… Ci sono poi il reddito di cittadinanza, rider, il terrapiattismo e il revenge porn (anche se, a mio avviso la denominazione di questo termine è errata poiché si dovrebbe parlare più correttamente, invece, di “diffusione non consensuale di materiale intimo”, così anche come pedopornografia… che non è affatto materiale pornografico ma maltrattamento e violenza su minori). Per questo, penso che bisognerebbe rivedere alcune denominazioni e riscriverle nel modo giusto, perché anche questo è estremamente importante.

La nuova edizione di Treccani si dimostra, così, essere chiara e semplice. “In molti vocabolari tradizionali, per capire la definizione di una determinata parola spesso è necessario andare a cercare il significato di un altra” sottolinea Patota. Questi ‘inconvenienti’ sono stati totalmente cancellati nella nuova edizione, nella quale il lettore può cercare uno specifico termine avente la sua spiegazione autonoma e autosufficiente. Sono state tolte anche formule che per inerzia sono state ereditate dal passato, come: “atto ed effetto del”, “l’operazione di”. Andando, così, direttamente al punto.

Treccani ha voluto creare un vocabolario per tutti.

I curatori si sono messi, per la prima volta, nei panni di un giovane consultatore attuale. Per questo, deve essere un dizionario semplice e chiaro poiché deve andare nelle mani di studenti. E queste sono persone che cercano definizioni indipendentemente dalla propria cultura di base. Non deve essere uno strumento per l’élite, quelle persone che, soprattutto in passato, erano le uniche che potevano permettersi di consultare un vocabolario. Questo perché erano le uniche che potevano permettersi un istruzione.

E alcuni vocabolari vengono percepiti ancora così. Di vecchio stampo e per l’élite. Ma adesso qualcosa sta cambiando, e questo non diventa uno strumento unico per i professori, ma per tutti i cittadini italiani. “Non è stato un sacrificio, ma una liberazione.” rivendica Patota.

Chiaramente alcuni hanno risposto con le critiche, ma era evidente. Critiche sul fatto di aver creato doppioni di aggettivi e nomi che alcuni ritengono “inutili” e critiche di chi pensa che sia stata una rivoluzione troppo “timida” e che invece doveva includere altri elementi come la schwa, la vocale dal suono indistinto ( una soluzione per avere dei plurali più inclusivi). E a queste critiche i direttori ribattono:

“Il nostro non vuole essere un dizionario normativo che imponga un uso. Registriamo “medica” e “chirurga”, parole grammaticalmente correttissime che suscitano nell’opinione pubblica un senso di fastidio. Se suonano male o sembrano brutte è solo perché sono usate poco.”

Allora perché non ci sembrano strani anche termini come analista e benefica? Semplicemente perché siamo abituati a sentirli spesso. Quindi, io invito a riflettere prima di criticare e dire che questo non è come funziona la lingua italiana… perché se si va a leggere qualcosa scritto da chi è esperto e da chi queste cose le sa per professione (un esempio è proprio la Treccani) vi spiega in modo chiaro ed esaustivo come in realtà lo sia, eccome. Ed è solo e unicamente questione di abitudine.

Alexa Panno

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