Novembre 29, 2022
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In una recente intervista, Giorgia Menoni si è posta la domanda «È possibile che un partito stimato al 27% non abbia nemmeno un sostenitore nel mondo dello spettacolo?». In effetti, statisticamente il dato spinge a riflettere.

Possibile che in Italia non ci siano artisti di destra? Possibile che la destra italiana non produca artisti?

Un regista patriota? Un attore che esibisca il suo no ai clandestini? Un danzatore che si dichiari ammiratore di Orban? In effetti appare incredibile. Ed è qui che la leader di Fratelli d’Italia insinua un dubbio: «È perché dichiarare simpatie di destra gli impedirebbe di lavorare nel mondo dello spettacolo? È questa la democrazia?».

Ebbene, se in Italia latitano o sono timidi lo stesso non si può dire per gli artisti statunintensi

Elvis Presley offrì il suo appoggio all’allora presidente americano repubblicano Richard Nixon per partecipare alle campagne contro l’abuso di droga tra i giovani. Storico il loro incontro alla Casa Bianca . Elvis criticò anche i Beatles che, secondo lui, negli anni della Guerra in Vietnam sarebbero stati colpevoli di aver aizzato sentimenti antiamericani.

La destra e il Rock accomuna Kiss, Ramones e Kid Rock. Gene Simmons, bassista dei Kiss, di origini israeliane, ha sostenuto apertamente sia Trump sia Bush. Johnny Ramone, era una acceso sostenitore del Partito Repubblicano, al punto che definì Ronald Reagan “il miglior presidente del mio tempo”. Ebbe modo di dire: Le persone si avvicinano alle idee di sinistra in giovane età, e spero sempre che cambino quando vedono com’è fatto veramente il mondo”. Kid Rock invece nel recente pezzo We the People attacca direttamente Fauci, Biden, Black Lives Matter. L’artista spesso ha rimarcato il proprio sostegno al Partito Repubblicano, tanto da essere vicino a candidarsi al Senato nel 2018.

La battaglia per le presidenziali Usa passaò anche attraverso colpi di endorsement da parte di nomi noti dello spettacolo. A sostegno di Donald Trump diverse celebrity

Ha manifestato il suo sostegno per Donald Trump l’ex pugile campione del mondo Mike Tyson, un altro sostenitore del presidente degli Stati Uniti è il wrestler Hulk Hogan. Sempre tra i fan i Trump anche l’attore John Voight, Kelsey Grammer, Dennis Quaid.

Ma veniamo ai pezzi “grossi”: le grandi star di Hollywood legate al Republican Party

Jimmy Stewart è l’archetipo del Repubblicano classico, vecchia maniera. Sostenne la campagna elettorale di Nixon e di Reagan, fu sempre fedele al GOP (Grand Old Part, il nome popolare del Partito Repubblicano) e fu la prima star ad arruolarsi volontaria durante la Seconda Guerra Mondiale.

Charlton Heston iniziò come democratico convinto, ma passò poi gradualmente ai Repubblicani e diventò anche il Presidente della National Rifle Association, l’associazione per i detentori di armi da fuoco. Anche Frank Sinatra cominciò come liberal democratico, ma nell’età matura della vita passò poi al conservatorismo. Ammiratore di Kennedy, sovvenzionò però le campagne elettorali di Reagan e di Nixon.

Se esiste un uomo di destra nella storia del genere umano, questo è John Wayne

È l’archetipo per eccellenza del conservatore anche per i ruoli che ha rivestito: patriottico, autorevole e talvolta autoritario, burbero, poco incline alla tolleranza. Supportò Nixon e Reagan, parlò pubblicamente all’apertura della National Convention del Partito Repubblicano nel 1968.

Clint Eastwood non ha partecipato all’epopea classica di Hollywood per questioni anagrafiche, ed è oggi forse la star di dichiarata fede Repubblicana più famosa al mondo. Si è sempre speso per le campagne elettorali dei conservatori attirando su di sé critiche violente da parte del mondo dello spettacolo, in tutti i continenti. Clint non ha mai dato peso alle critiche e ha continuato a pensare controcorrente, anche all’interno dello stesso Partito Repubblicano. È stato anche sindaco in una cittadina della California, Carmel by the Sea.

L’elenco potrebbe essere ancora lungo, voglio però annoverare tra gli altri: Robert Mitchum, James Caan e Robert Duvall.

Dunque Perchè la destra italiana non produce artisti? Inadeguatezza o viltà?

Pare che il nostro amato vecchio stivale non sia in grado di sfoderare un così vasto elenco di artisti schiertati a destra (escludendo quelli tirati per la giacca una volta defunti). Possiamo annoverare: Pier Francesco Pingitore Pingitore autori di testi di diverse canzoni politiche collocabili a destra, tra cui la più famosa è senza dubbio Avanti ragazzi di Buda, scritta nel 1966 per rendere omaggio alla rivolta ungherese contro il comunismo del ’56. Rita Pavone negli ultimi tempi ha preso posizioni decise e controcorrente: quando nel 2019 il gruppo americano dei Pearl Jam attaccò il governo italiano per i tentativi di bloccare gli sbarchi dei clandestini, lei li invitò farsi gli affari propri. Enrico Ruggeri non ha mai nascosto le sue simpatie per la destra. Intervistato nel 2021 dalla rivista “Cultura Identità“, spiegava che se da un lato non hanno senso certi nostalgismi del passato, “la ‘Patria’ per me è una grande famiglia composta da persone che condividono valori e radici culturali”. Ha anche parlato più volte dell’importanza di ricordare le vittime delle Foibe.

Artisti di destra senza gloria

Poi ci sono quelli che, una volta vista appannato il proprio momento di celebrità, hanno intravisto lo schierarsi come una opportunità di gloria. Tra questi Iva Zanicchi, Al Bano, Gigi d’Alessio, Mariano Apicella (sic) , Alberto Fortis e Sergio Caputo. Nel cinema tra gli altri: Lando Buzzanca, che solo un paio di anni fa si dichiarava «ultrasovranista» e ammiratore di Salvini. Ricordiamop anche Flavia Vento, Massimo Boldi e Serena Grandi e Jerry Calà e Luca Barbareschi.

Di livello artistico superiore possiamo annoverare come artisti di destra

E’ il caso di Franco Zeffirelli, anti-comunista, amico di Berlusconi e «pro» Renzi. l regista Pasquale Squitieri che è stato senatore di Alleanza nazionale. l’ex repubblichino Giorgio Albertazzi (anche se in diverse fasi negò di essere di destra). Si continua a dare dell’ex repubblichino a Dario Fo, ma il Premio Nobel si è sempre dichiarato anti fascista e così racconta: fui chiamato di leva in famiglia e si decise che dovevo presentarmi, un disertore in casa avrebbe creato molti problemi al lavoro clandestino dei genitori (tutti di sinistra e iscritti al partito socialista). Dario Fo fece tutti corsi i di specializzazione militare per evitare di andare a combattere (paracadutista, guastatore ecc) e poi riuscì a essere dislocato a dipingere le pareti di una chiesa, visto che era un bravo pittore. Quando la sua unità fu trasferita in Germania disertò.

Quello di Giorgia Meloni è dunque vittimismo?

Gli esempi di Pasquale Squitieri, Giorgio Albertazzi, Franco Zeffirelli, ci dicono che essere di destra non preclude una radiosa carriera nel mondo dello spettacolo. Anzi negli anni ci sono stati molti gruppi di artisti soprattutto nel campo della musica che hanno cercato di affermarsi. E’ il caso de Il Bagaglino (Oreste Lionello, Pippo Franco, Pino Caruso, Enrico Montesano, Toni Santagata, Gabriella Ferri, Tony Cucchiara e soprattutto il cantante Leo Valeriano). Il giardino dei supplizi nasce nell’autunno del 1967, Luciano Cirri e Gianna Preda (ex ausiliaria della Repubblica Sociale Italiana e vice-direttrice del “Il Borghese”), uscendo da Il Bagaglino, formano Il Giardino dei supplizi, a cui si uniscono dopo breve tempo altri artisti allontanatisi anch’essi dal circolo teatrale originario: Pierfrancesco Pingitore, Dimitri Gribanovski, Pino Caruso, Oreste Lionello, Pat Stark, Gianfranco Funari.

Nel 1974 nasce il Gruppo padovano di protesta nazionale (Gpdpn), formato da cinque ragazzi del Fronte della gioventù. Tra i cantautori di destra spiccano Michele di Fiò, Fabrizio Marzi, Renato Colella.

Dunque dove stà la verità? Perchè la destra italiana non produce artisti?

Al di la di certo vittimismo, che risponderebbe: perché gli artisti di destra, se si schierano, perdono il posto e compromettono la loro carriera poichè la sinistra è cattiva e antidemocratica. Verrebbe da chiedersi: se la sinistra italiana fa benissimo a sostenere i suoi intellettuali e a snobbare quelli avversari, siamo sicuri che questi fantomatici artisti di destra non si schierino perchè convinti che la destra non muoverebbe un dito per difenderli, sostenerli e promuoverli?

Del resto se Salvini e Meloni non perdono occasione per condividere in pompa magna una dichiarazione di un Massimo Cacciari o un testo di Pier Paolo Pasolini che facesse loro gioco, raramente rilanciato il libro di un loro pensatore, la canzone di un loro protetto, la riflessione di un loro intellettuale.

Dunque la carta del vittimismo, francamente, ha stufato. La famigerata «egemonia culturale di sinistra» è la proverbiale foglia di fico. Il problema è che i temi di destra, forse “artisticamente” non sono così interessanti o peggio che gli autori di destra non siano apprezzati e protetti neanche dai loro leader politici di riferimento.

Forse la verità si nascondesse dietro a un concetto semplice: la destra italiana non produce artisti perchè l’arte di destra è noiosa?

Del resto se a Giorgia Meloni viene chiesto quale sia il suo libro preferito e risponde “Il Signore degli Anelli” senza citare alcuno scrittore di destra. Viene da pensare che questi “fantomatici” artisti di destra annoiano anche lei. (Sic).

Giovanni Scafoglio

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