Ottobre 25, 2021
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È la bellezza irriverente della città di Napoli a fare da sfondo alla magniloquenza della Canzone Classica Napoletana. A Napoli, O paese d’ ‘o sole – così come lo definisce Libero Bovio nel 1925 – la musica è un moto dell’anima. È un’emozione tanto palpitante quanto incontrollabile. La produzione artistica del repertorio della Canzone Classica Napoletana è sollecitata d’altra parte dai mille e più disparati volti della città di Napoli: il fascino della paesaggistica, il clima prevalentemente mite, l’allegria contagiosa del popolo napoletano, il contrasto tra la dimensione rustica dei quartieri popolari e la delicata raffinatezza del Vesuvio costeggiato dalle insenature del Golfo. Non è un semplice luogo comune affermare che Napoli sia ‘O paese d’ ‘o sole. Ciò è dimostrato da uno studio scientifico – pubblicato sul Journal of Historical Geography – il quale constata che la griglia stradale di Napoli è ispirata alla cosmologia di Pitagora che vede il sole al centro dell’universo. Dunque, lo studio archeoastronomico documenta che Neapolis è progettata dai coloni greci per essere la Città del Sole.

Ebbene, in questa città – afferma l’artista E. A. Mario nel brano Comme se canta a Napule (1911) – ‹‹basta sulamente nu mandulino››, basta cioè semplicemente un mandolino e tutto diventa ispirazione.

La nascita della Canzone Classica Napoletana è strettamente connessa al retroterra socio – culturale di Napoli e infatti molti brani classici napoletani prendono vita nei salotti borghesi e nei cafè chantant della città. Quest’ultimi rappresentano il luogo di ritrovo di artisti e musicisti della Napoli di fine Ottocento, spazi culturali in cui l’arte si fonde con la musica. Pasquale Scialò, studioso della Canzone Classica Napoletana, descrive i cafè chantant come salotti frequentati dalla piccola e media borghesia, in cui tra un bicchiere di rosolio e uno scambio di pensieri, si tessono le cuciture di brani pregni di sentimento.

Ad ogni modo, durante gli anni di massimo splendore della Canzone Classica Napoletana, la città partenopea comincia ad essere popolata dai venditori delle cosiddette  “copielle”. Quest’ultime sono copie dei brani classici napoletani più in voga, vendute a borghesi e aristocratici. Il venditore di “copielle” della Napoli antica è noto come ‘O Canzoniere, un mercante di canzoni che con il suo umile carretto girovaga tra i vicoli della città. L’attività lavorativa dei canzonieri si incrementa soprattutto durante il periodo della rinomata Festa di Piedigrotta. L’evento canoro a partire dal Settembre del 1835 si inserisce nel quadro delle tradizioni napoletane più amate. Il Festival di Piedigrotta – dedicato alla Madonna di Piedigrotta – si configura come un momento di aggregazione popolare, incorniciato da carri musicali e strade adornate di fiori. La festa popolare, infatti, rappresenta per la gente un’irrinunciabile occasione per poter cantare e ballare lietamente sulle note delle canzoni proposte dagli artisti presenti alla festa.

A Napoli ‹‹basta sulamente nu mandulino››. La bellezza irriverente della città di Napoli fa sfondo alla magniloquenza della Canzone Classica Napoletana.
Illustrazione della Festa di Piedigrotta pubblicata dal settimanale inglese The graphic nel settembre 1902

La prima canzone che spalanca le porte della Festa di Piedigrotta è la passionevole Te voglio bene assaie, scritta nel 1834 da Raffaele Sacco. Grazie alla pittoresca manifestazione canora il brano, amato e intonato fervidamente dal popolo,  riscuote un successo nazionale e internazionale. D’altronde la Festa di Piedigrotta è l’evento che per eccellenza formalizza la Canzone Classica Napoletana e infatti favorisce la diffusione delle canzoni al di fuori dei confini locali. Non è un caso che Napoli viene definita dallo studioso Vittorio Paliotti come il maggior centro europeo della musica o meglio come la capitale della musica, abitata da un popolo intrinsecamente creativo. Insomma, le condizioni sociali, ambientali e naturali della città di Napoli, contribuiscono al debutto e al successo della Canzone Classica Napoletana. Ciò non vuol dire che tale canzone perpetri meri clichés, in quanto la bellezza dei brani e delle melodie è innegabilmente vera.

A Napoli, si, ‹‹basta sulamente nu mandulino e a chi è straniero e vène, o se ne va,core lle dice: “Canta pure tu, ricòrdate stu cielo e sti ccanzone››.

Emanuela Mostrato

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