Febbraio 2, 2023
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In questo periodo di Qatargate, a molti sarà venuto in mente il caso Tangentopoli del 1992. Lo scandalo che fece cadere tutti i più potenti imprenditori italiani e diversi membri del Parlamento di allora. Il giornalista Andrea Purgatori ha ripercorso Tangentopoli con uno speciale su La7, a cui mi sono ispirata per la stesura di questo articolo. Ripercorriamo allora la storia di Tangentopoli del 1992 e cerchiamo di capire se ne abbiamo imparato qualcosa.

La miccia: il caso Mario Chiesa

Il 17 febbraio 1992 un piccolo imprenditore si reca al Pio Albergo Trivulzio, famosa casa di cura milanese dove ha un appuntamento con il direttore Mario Chiesa. L’oggetto dell’incontro è l’appalto pubblico in corso per il servizio di pulizie. Il direttore dice al piccolo imprenditore che per vincere l’appalto deve pagare una tangente di 7 milioni di lire altrimenti non sarà preso in considerazione.

Ma l’imprenditore quei soldi non li ha e, uscito dalla casa di cura, va dritto a denunciare la cosa. Il caso viene preso in mano da Antonio Di Pietro, un giovane magistrato che scaltramente decide di tendere una trappola al direttore del Trivulzio. Prepara una busta con dentro la tangente da 7 milioni di lire, sigla ogni banconota e rimanda il piccolo imprenditore da Chiesa, accompagnato dal Comandante dei Carabinieri in borghese. A consegna effettuata, il Comandante dei Carabinieri avvisa Di Pietro che si precipita e coglie Mario Chiesa sul fatto. Il direttore viene arrestato e portato al carcere di San Vittore.

L’episodio poteva restare un singolo fatto di corruzione, ma ci sono due problemi. Il primo è che Mario Chiesa è un importante esponente del Partito Socialista e il secondo è che sta affrontando una causa di divorzio. La moglie di Mario Chiesa è intenzionata a ricevere la più alta somma possibile. Comunica alle autorità che il tenore di vita del suo quasi ex marito è nettamente più alta rispetto a quanto dichiarato. E infatti Di Pietro trova dei conti in Svizzera dai quali capisce che Chiesa è tutt’altro che novizio in tema di corruzione. Le tangenti fluiscono proprio in quei conti.

Nel mentre in Italia è il momento dell’ascesa di Bettino Craxi, Segretario del Partito Socialista Italiano, dato per favorito alle imminenti elezioni. Craxi non può assolutamente permettere che la reputazione del partito venga infangata. In un’intervista su Raitre sul caso Chiesa, Craxi si proclama “vittima” e si riferisce a Chiesa come a “un mariuolo che getta un’ombra sull’immagine di un intero partito”.

Tangentopoli, 1992

Questa dichiarazione fa infuriare Mario Chiesa che, sentendosi tradito dai suo compagni di partito, decide di parlare, consapevole di non essere l’unica mela marcia. Chiesa fa i nomi di tutti gli imprenditori che lo hanno pagato per ottenere appalti alla casa di cura. E la macchia di olio inizia ad allargarsi. Questi imprenditori ammettono di avere pagato la tangente non solo al Pio Albergo Trivulzio, ma anche per altri appalti quali la metropolitana di Milano e il terzo anello dello stadio di San Siro. Ne emerge una Milano profondamente corrotta. Gli inquirenti capiscono di non essere davanti a un caso singolo, ma a un giro di corruzione che sembra non avere fine e che sale sempre più in alto nella gerarchia dei corrotti e corruttori.

Mani pulite – Tangentopoli

Il 2 maggio 1992 arrivano i primi avvisi di garanzia a Tognoli e Pilitteri, due membri del Partito Socialista ed ex sindaci di Milano. Di Pietro ha scoperto un giro di corruzione sugli appalti pubblici a Milano dove poche imprese si spartiscono tutto il giro di affari. Ma le tangenti non servono solo a vincere le gare degli appalti pubblici, ma servono soprattutto a finanziare i partiti. I soldi erano raccolti dai tesorieri di partito e poi re distribuiti ai partiti in ordine di importanza. Il giro dei soldi era talmente fondamentale che a un certo punto le opere pubbliche non venivano fatte perché utili alla città, ma per racimolare soldi per i partiti. Possiamo vedere ancora oggi opere pubbliche incompiute quali i cavalcavia a metà.

Milano diventa Tangentopoli. È un rapporto di beneficio reciproco perché i politici si arricchiscono prendendo tangenti e la cerchia di imprenditori corrotti non solo si aggiudicava l’appalto, ma si arricchiva sovrafatturando le prestazioni. Ma Milano, si scopre poi, non essere un caso isolato. Molte altre città italiane poggiano su questo meccanismo, generando un enorme impatto sul debito pubblico.

Antonio Di Pietro

Considerata la portata del caso, la Procura di Milano crea un pool di magistrati tra i quali figurano Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo che si occupano esclusivamente dell’inchiesta Mani Pulite. Sconvolti dal sistema dilagante di corruzione e dalle stragi della Mafia, i cittadini ripongono estrema fiducia in questo gruppo di magistrati, visti come unica speranza per il Paese. E diverse manifestazioni scorrono per le vie di Milano in segno di solidarietà soprattutto a Di Pietro, ormai eroe nazionale.

Antonio Di Pietro

Rotto il patto di omertà, ogni politico o imprenditore che confessava, innescava automaticamente la confessione di altri politici o imprenditori che avevano pagato o ricevuto la tangente. I giornalisti invadono il Tribunale di Milano e i giornali sono costretti ad aumentare le tirature per far fronte alla richiesta di notizie. I giudici hanno fretta di inchiodare i colpevoli per evitare che le prove vengano fatte sparire, ma ancora l’indagine non è arrivata ai massimi esponenti di partito. Craxi però si sente circondato e decide di prendere di petto la cosa. Il 3 luglio fa un discorso alla Camera dove dichiara che tutti i partiti ricorrono ai sistemi di finanziamento aggiuntivo. Dichiarando, in questo modo, che se lui è colpevole allora lo sono tutti, sperando così di non venir processato.

Tangentopoli Il discorso di Bettino Craxi in Parlamento nel 1992

Tuttavia, il 15 dicembre 1992 Craxi riceve il primo avviso di garanzia contenente pesanti accuse e, anche per lui, parte il processo. Il discorso alla Camera non ha raggiunto l’obiettivo sperato.

Le controversie

Diversi imprenditori e deputati si suicidano schiacciati dalla pressione mediatica e dalla vergona. Sergio Moroni (ex membro del Partito Socialista Italiano), Raul Gardini (ex presidente di Montedison) e Gabriele Cagliari (ex presidente di Eni) sono alcuni di loro.

Iniziano le prime critiche ai magistrati soprattutto per la pratica della carcerazione preventiva come mezzo di pressione per la confessione. Gente ricca, potente, abituata a comandare non riesce a reggere il peso del carcere o il peso della vergogna pubblica.

Il caso è sovra esposto mediaticamente e c’è talmente tanta carne al fuoco che diventa difficile capire chi è corrotto e chi non lo è, in una marea di voci e di smentite che si susseguono giorno dopo giorno. Diverse carriere e vite sono distrutte per il solo sospetto di aver partecipato alle tangenti. L’aver ricevuto un avviso di garanzia diventa prova di essere colpevoli, anche se si veniva poi assolti durante il processo. Tangentopoli è stata vista come l’occasione di rivalsa dei cittadini. Come se, per una volta, la legge fosse davvero uguale per tutti e ogni potente dovesse essere messo alla gogna mediatica. Ma se è vero che la gente ha il diritto di sapere, è anche vero che i cittadini, seppure colpevoli, hanno diritto al rispetto della loro persona. Come scritto nella lettera di Sergio Moroni il giorno prima di suicidarsi.

Tangentopoli dura due anni dal 1992 al 1994. Il risultato è più di 4.000 indagati, più di 1.000 condannati, diversi prescrizioni, 32 suicidi e le dimissioni di Di Pietro dal pool di inchiesta. Le domande che possiamo farci oggi sono: è servito? Abbiamo tratto insegnamento dalla sovra esposizione mediatica della vita privata delle persone? Siamo una società meno corrotta?

Francesca Bazzoni

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