Febbraio 2, 2023
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Mentre i media di tutto il mondo danno la notizia della cattura del latitante Matteo Messina Denaro, ultimo esponente degli stragisti della mafia e latitante da trenta anni, sui social italiani è partita la gara a chi sia più esperto di criminalità organizzata. L’ennesimo esempio di quanto il mondo dei social si riveli sempre di più una discarica per tuttologi, frustrati, idioti e analfabeti. Decidete voi se funzionali o di ritorno. Ma chi è Matteo Messina Denaro, perchè è importante la sua cattura e qual’è la spazzatura social a cui siamo esposti?

Matteo Messina Denaro è il Re di Cosa Nostra, ultimo membro di una mafia stragista e sanguinaria e che oggi, a causa di ignoranza e inadeguatezza viene descritto come un vecchio malato e inutile dalla spazzatura dei social

Matteo Messina Denaro è parte di quella “aristocrazia” mafiosa denominata la Cupola di Cosa Nostra della quale fanno parte Riina, Madonia, Bagarella. E con loro condivide la necessità di utilizzare tutta forza di fuoco possibile per imporre il proprio potere. Messina Denaro è uno dei preferiti di Riina perché ha testa e violenza e infatti si macchierà le mani di sangue compiendo i cimini più efferati commessi dalla mafia siciliana. Parliamo delle stragi legate alla morte di Falcone e Borsellino, dell’attentato a Roma contro Maurizio Costanzo e delle stragi di via dei Georgofili a Firenze, dove furono uccise 5 persone e ferite altre 37, e di via Palestro a Milano, con un bilancio di 5 vittime e 15 feriti. Nel 2002 è stato condannato in contumacia all’ergastolo per aver personalmente ucciso o ordinato l’omicidio di decine di persone. tra cui quello di Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido a 15 anni, come ritorsione nei confronti del padre Santitno Di Matteo, ex mafioso diventato collaboratore di giustizia dopo il suo arresto nel 1993.

Il suo legame con la politica è dimostrato in molte parti della sua vita, ad esempio quando i suoi uomini, nel 2006, si incontrano in un’autofficina nel trapanese, dove scelgono la posizione politica sulla quale spingere: «Se vincono i comunisti ce ne dobbiamo andare», dicono. E viene chiesto l’appoggio elettorale a Berlusconi. Il politico di riferimento, però, è Antonio D’Alì, erede della famiglia che aveva fondato la Banca Sicula di Trapani, la più importante banca privata siciliana, fondatore di Forza Italia e sottosegretario del ministro dell’Interno dal 2001 al 2006.

Roberto Saviano

Matteo Messina Denaro è ancora parte dell’aristocrazia di Cosa Nostra o è un ex boss malato di cancro che si è accordato con lo “stato” come sghignazza la parte più “informata” del web?

Chi è Matteo Messina Denaro, il Re di Cosa Nostra, descritto come un vecchio malato e inutile dalla spazzatura dei social

“Abbiamo appena ricordato il trentesimo anniversario dell’arresto di Totò Riina e oggi ci arriva la bella e confortante notizia dell’arresto, dopo trent’anni di latitanza, di Matteo Messina Denaro, una notizia di cui essere felici ed è giusto, anzi doveroso, il riconoscimento alle Forze di polizia e alla Procura, che per tanti anni, con sforzo e impegno incessanti, anche a costo di sacrifici, hanno inseguito il latitante”. Lo dice il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, che però mette in guardia: “Ciò che però un po’ preoccupa è rivedere le stesse scene e reazioni di trent’anni fa: il clima di generale esultanza, l’unanime plauso dei politici, le congratulazioni e le dichiarazioni che parlano di ‘grande giorno’, di ‘vittoria della legalità’ e via dicendo. Non vorrei si ripetessero pure gli errori commessi in seguito alla cattura di Riina e di Provenzano. Le mafie non sono riducibili ai loro ‘capi’, non lo sono mai state e oggi lo sono ancora di meno, essendosi sviluppate in organizzazioni reticolari in grado di sopperire alla singola mancanza attraverso la forza del sistema. Sviluppo di cui proprio Matteo Messina Denaro è stato promotore e protagonista, traghettando Cosa Nostra dal modello militare e ‘stragista’ di Riina a quello attuale, imprenditoriale e tecnologico capace di dominare attraverso la corruzione e il ‘cyber crime’ riducendo al minimo l’uso delle armi”.

Fondamentale, come per molte organizzazioni criminali, è la forza che deriva dai legami di sangue. Tutti i suoi familiari sono stati arrestati in questi anni

Salvatore Messina Denaro è il fratello di Matteo. Fu arrestato per la prima volta nel 1998 (operazione “Progetto Belice”), insieme ad altre 24 persone. In quel periodo lavorava alla Banca Commerciale Italiana di Sciacca, mentre fino al 1991 aveva lavorato come funzionario alla Banca Sicula di Castelvetrano. Attualmente è in carcere. Anna Patrizia Messina Denaro è una delle sorelle. È stata condannata in appello a 14 anni e sei mesi. Vincenzo Panicola. Cognato, per aver sposato Anna Patrizia. Figlio del defunto patriarca mafioso ed ex consigliere provinciale della Dc Vito Panicola. Era uno dei principali collegamenti tra l’allora superlatitante ed il resto dell’organizzazione prima di finire in carcere nel 2010. Gaspare Como. Anche lui cognato per aver sposato l’altra sorella Bice Maria. Fu arrestato nell’aprile del 1998 (operazione “Terra bruciata”) e condannato a 10 anni di reclusione. In carcere anche Rosario Allegra, cognato; Filippo Guttadauro, cognato: Francesco Guttadauro. Nipote, figlio di Filippo. È in carcere in seguito all’arresto nell’operazione “Eden 2” del novembre 2014, condannato in Appello a 16 anni di reclusione. Girolamo Bellomo. Nipote acquisito. Detto “Luca”, marito di Lorenza Guttadauro (figlia di Filippo), anche lui arrestato nell’operazione Eden 2 e condannato a 10 anni in Appello. La lista è lunga: Mario Messina Denaro, Cugino; Giovanni Filardo. Cugino, figlio della sorella di Lorenza Santangelo, madre di Matteo Messina Denaro; Matteo Filardo, Cugino.

Ma come è stato arrestato Matteo Messina Denaro?

Chi è Matteo Messina Denaro, il Re di Cosa Nostra, descritto come un vecchio malato e inutile dalla spazzatura dei social

Il procuratore De Lucia, in conferenza stampa, è stato chiaro sul conto della clinica: «Non abbiamo indicazioni o elementi che possano pensare ad eventuali complicità all’interno della clinica Maddalena, anche perché Messina Denaro si presentava con una identità diversa». Ma come sono arrivati gli investigatori a quell’uomo che in realtà era Matteo Messina Denaro? Da circa tre mesi gli inquirenti hanno capito che il boss potesse usare quello pseudonimo per curarsi. Dalle intercettazioni di amici e parenti gli inquirenti hanno avuto la conferma che Messina Denaro era gravemente ammalato, tanto da avere subito due interventi importanti. A quel punto, sono iniziate le indagini sui pazienti oncologici con un’età compatibile con quella di Messina Denaro.E tra i nomi sospettati c’era proprio quello di Messina Denaro, alias Andrea Bonafede, nipote di un fedelissimo originario di Campobello di Mazara. Ed ecco che gli inquirenti trovano l’’inghippo’. Il giorno dell’intervento quel Bonafede non era in clinica. Ecco la conferma che a usare il suo nome era un’altra persona. Forse Messina Denaro? Da qui partono le indagini ancora più serrate. Quando gli investigatori del Ros e del Gis hanno saputo che Bonafede si sarebbe dovuto presentare oggi per la chemioterapia si sono presentati alla Maddalena. Lo hanno atteso e quando è arrivato, dopo il tampone, lo hanno fermato. Prima ha tentato di allontanarsi ma la fuga è durata pochi minuti.

Questi sono i fatti e in una società civile è nostro dovere credere a un procuratore della Repubblica e al comandante dei carabbinieri Teo Luzi:

Matteo Messina Denaro è stato catturato grazie al metodo Dalla Chiesa, cioè la raccolta di tantissimi dati informativi dei tanti reparti dei carabinieri, sulla strada, attraverso intercettazioni telefoniche, banche dati dello Stato, delle regioni amministrative per portare all’arresto di questa mattina

Teo Luzi – Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

Ora dobbiamo pretendere che vengano arrestati i complici che hanno favorito la latitanza del Boss

Se si cerca bene tra gli articoli di cronaca nera, sono centinai i fiancheggiatori del boss arrestati negli anni. Ultimo blitz prima dell’arresto di Matteo Messina Denaro ha colpito 70 le persone considerate favoreggiatori e affiliati delle famiglie mafiose di Campobello di Mazara, Mazara del Vallo e Marsala in provincia di Trapani che per 30 anni hanno protetto la latitanza del superboss di Cosa nostra.

Trovato il covo del boss

E’ durata tutta la notte la perquisizione del covo del boss Matteo Messina Denaro, scoperto dai carabinieri del Ros e dalla Procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia dopo ore di ricerche. La casa usata dal boss è stata individuata a Campobello di Mazara. Alla perquisizione ha partecipato personalmente il procuratore aggiunto Paolo Guido che da anni indaga sull’ex latitante di Cosa nostra. L’edificio, che si troverebbe nel centro abitato, è stato setacciato palmo a palmo.

In conclusione è lecito chiedersi perchè sia durata così tanto la latitanza dell’ultimo dei boss stragisti di Cosa Nostra. E’ lecito chiedersi chi lo abbia favorito e quanto la politica abbia intralciato il lavoro degli inquirenti. E’ altresì lecito da parte mia considerare i chiacchiericci su presunti accordi, sul fatto che sia un ex boss vecchio, malato e inutile. Sul perchè non gli abbiano messo le manette o addirittura le insizuiazioni sul fatto che uno dei carabbinieri fosse donna. Tutto ciò è un puro chiacchiericcio, spazzatura social per sempliciotti che non riescono a guardare oltre il proprio naso.

Nei social si parla di convivena con la politica. Beh ci sono le sentenze che la provano. Ci sono le condanne a politici di Forza Italia, dritto davanti ai vostri occhi. Porsi delle domande è lecito, fare congetture come da bar è molto meno dignitoso.

Credo che le forze dell’ordine abbiano fatto il proprio dovere, dopo trentanni un pericoloso latitante è stato arrestato. La domanda è: quando la politica smetterà di latitare?

Giovanni Scafoglio

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