Febbraio 2, 2023
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In questa società in cui tutto abbonda, dove il desiderio fa presto ad essere consumato, l’insoddisfazione diventa il sentimento più comune. Si è continuamente attratti e distratti dal Nuovo. Oggetti, idee, lavoro, relazioni. Quel che si ha, piuttosto che custodirlo, si tende a sostituirlo. Ciò accade perché si ha la convinzione che esista sempre qualcosa di meglio che possa attutire ansie e paure. Questo comportamento prende il nome di Sindrome dell’Oggetto Splendente. Chi ne è colpito tende ad essere sempre alla ricerca di “oggetti luccicanti” che però provocano inappagamento.

L’illusione del continuo cambiamento

Indubbiamente il mondo contemporaneo è ricco di oggetti che luccicano. Sia in senso figurale che letterale. Il problema però, è che la vasta presenza di possibilità a cui si è esposti, genera la paura di essere inadeguati. Una paura definita “Fear Of Missing Out”, ovvero “timore di essere tagliati fuori”. In realtà, si è soltanto condizionati dalla malsana idea che più si fa, più si è brillanti. Si diventa schiavi del cambiamento, ma poi tutto resta uguale. A cambiare dovrebbe essere il modo di approcciarsi alla propria vita. 

Ciò non vuol dire accontentarsi e non puntare al miglioramento. Il discorso ruota intorno all’incapacità di dare valore a ciò che si possiede. Troppo spesso ci si dimentica che il miglioramento arriva quando si resta concentrati sul presente, senza essere ossessionati dal futuro. SI trascura l’importanza di fermarsi e di assaporare le esperienze interiori. In fondo, sono queste ultime a migliorare la qualità della propria vita. 

Ma quando non si ha consapevolezza di ciò, la sindrome dell’oggetto luccicante è dietro l’angolo. Perché si è convinti che il benessere dipenda solo da agenti esterni. Ed è così che si perde il controllo della propria esistenza e l’ambiente circostante diventa motivo di distrazione. 

Questa sindrome è perciò figlia di una mancanza di ordine interiore

Per questo motivo, l’unico modo per superare l’incessante senso di insoddisfazione è concentrarsi su sè stessi. Evitare di lasciarsi distrarre dal luccichio inconsistente. Anzi, bisognerebbe imparare a distinguere ciò che brilla davvero, da ciò che non ha sostanza. E lo si può fare soltanto se si impara ad essere indipendenti dal controllo sociale. Cioè ad agire senza essere condizionati dalla massa e da quello che gli altri vorrebbero noi facessimo. 

“Per raggiungere una sana indipendenza dalla società, si deve arrivare al controllo delle pulsioni istintuali perché, finchè reagiamo in modo prevedibile a quello che è bene e a quello che è male per noi, è facile che gli altri sfruttino le nostre preferenze ai loro fini” (Mihály Csíkszentmihályi).

A proposito di concentrazione e controllo, Cal Newport, professore di Informatica alla Georgetown University, ha sviluppato il concetto di Deep Work. Con questo concetto Newport indica la possibilità di svolgere un’attività con impegno e dedizione. Deep work vuol dire allontanare le distrazioni e lavorare in maniera approfondita. In questo modo, si riescono a coltivare le proprie potenzialità e a conoscersi meglio.

Sindrome dell’Oggetto Splendente o Deep Work?

Carl Newport definisce il Deep Work come “una serie di attività professionali svolte in uno stato di concentrazione priva di distrazioni che spinge al limite le nostre capacità cognitive. Tali sforzi creano nuovo valore, migliorano le abilità, e sono difficili da replicare”. 

Dunque, la sfida sta nell’investire la propria energia psichica in determinate attività, evitando di perdere il controllo. Solo così si può realizzare qualcosa di creativo e costruttivo. Quando si agisce in virtù del benessere interiore e di ciò che è bene per sé stessi (e non per gli altri), si scaccia la frustrazione. 

“La conseguenza è che una grande quantità di energia viene liberata per la vita invece di essere spesa a domandarsi come vivere”  (Mihály Csíkszentmihályi).

Come afferma l’autore di “Flow” (testo che guida alla crescita del potenziale umano), per essere liberi, serve spogliarsi di tutte le convenzioni sociali. Bisogna agire secondo motivi intrinseci più che estrinseci. Questi ultimi talvolta sono causa di distrazione, perché spostano l’attenzione sull’Oggetto Splendente. Fanno credere che esista sempre qualcosa di meglio da fare e da raggiungere. E poi, si finisce per raggiungere soltanto noia e insoddisfazione.

La vera follia, oggi, è imparare a “stare fermi”, concentrarsi sull’esperienza immediata traendo soddisfazione e gratificazione

Quindi, cosa scegliere tra Sindrome dell’oggetto Splendente e Deep Work? Se si ha a cuore la propria armonia interiore e si vuol essere liberi dai condizionamenti sociali, gli oggetti splendenti sono da respingere.

A splendere deve essere il nostro Io Interiore.

Emanuela Mostrato

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