Dicembre 2, 2022
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Paolo Guzzanti che Berlusconi lo conosce bene, dieci anni fa scrisse “Berlusconi parla di Putin come di una fidanzata”. Riascoltare il vocale nel quale il Cavaliere fa riferimento alle famigerate bottiglie di Vodka fa pensare proprio a questo, un rapporto amoroso dal quale non ci si riesce ad allontanare, magari raccontando questa bugia: «Mi ha mandato 20 bottiglie di vodka e una lettera dolcissima. Ho risposto con 20 bottiglie di Lambrusco e una lettera altrettanto dolce». Questo è solo l’ultimo atto di un manage tra Berlusconi e Putin che potrebbe essere la causa principale degli aumenti di cui siamo vittime.

Secondo Putin, Berlusconi sarebbe perseguitato perchè non gay

Al dì la del fatto che non so a voi, ma a me pare strano (ma al cattivo gusto non c’è mai fine) che un regalo di compleanno venga ricambiato, quella frase suona un po’ come quelle piccole bugie che da ragazzi si raccontava a proposito della ex che ci aveva lasciato. Restando nel campo delle relazioni sentimentali, fu proprio Putin in passato a difendere l’amico Silvio affermando che “Silvio in Italia è perseguitato perché non è gay” poi continua è perseguitato perché gli piacciono le donne, mentre se fosse gay avrebbe vita facile. Sic

Ma torniamo al titolo e al gas russo

Quest’anno l’aumento del costo di gas ed elettricità ha fatto montare una campagna di odio contro Nato, governo, Usa e Ucraina colpevoli di non scendere a patti con la Russia e continuare con le sanzioni e con gli aiuti all’Ucraina. Ma il costo delle materie prime legate all’energia parte da più lontano, dalla pandemia. Chiaro esempio è la Ciana, la nazione che più di tutti ha investito in fonti rinnovabili favorendone il boom  ma che contemporaneamente ha riaperto le proprie centrali a carbone molti mesi prima che cominciasse la guerra.

Segnali che le cose si stavano mettendo male per luce e gas partono da lontano

La guerra non è dunque la causa della crisi energetica, è stata però l’elemento che ha accelerato tale crisi. In particolare in Italia, non si può dire che la dipendenza dal gas Russo non fosse un problema prevedibile e non credo sia una forzatura affermare che  questa dipendenza è stata costruita anno dopo anno e che l’artefice principale sia stato Berlusconi. Il Cavaliere ha recentemente affermato che durante i suoi mandati la dipendenza da gas russo era sotto il 20%, vero, ma gli accordi in ambito energetico si fanno con molti anni di anticipo e lui e i dirigenti delle partecipate pubbliche, scelti da lui, hanno sottoscritto quegli accordi che hanno portato a raddoppiare in pochi anni la dipendenza dell’Italia dal gas russo.

Durante i suoi governi Berlusconi ha fatto esattamente il contrario rispetto alla diversificazione delle fonti energetiche auspicabile

Se da un lato andare verso fonti di energia rinnovabili era imprescindibile, da un altro diversificare le fonti di approvvigionamento del gas era una esigenza fondamentale per non essere ricattabili in ambito internazionale. La diversificazione di cui a quel tempo si cominciava a discutere e che oggi è uno dei temi più importanti di dibattito. Quei dirigenti voluti da Berlusconi erano gli stessi che spingevano per la realizzazione del progetto South stream.

Dai media vicini a Berlusconi, South stream fu vista come un’occasione mancata

Oggi possiamo, al contrario dire, che l’abbiamo scampata bella. Nel giugno 2007, infatti, il colosso del gas russo Gazprom e l’Eni firmarono il primo memorandum d’intesa per la costruzione del gasdotto South Stream, potenzialmente in grado di portare l’Eni nel cuore della Siberia e l’azienda chiave della politica energetica di Mosca nella distribuzione nel nostro Paese. In verità le trattative furono avviate dai confronti tra Romano Prodi, allora presidente del Consiglio, e Vladimir Putin. Trattative che ebbero un’ulteriore spinta dal ritorno al governo di Silvio Berlusconi, che dal 2008 in avanti impostò una visione strategica fortemente interessata a coniugare gli interessi politici ed economici di Mosca e Roma.

Ma perché saltò South Stream?

Berlusconi Putin e il gas di Zelensky: siamo sicuri che i cattivi siano solo Nato, Ucraina e Stati Uniti? Un paio di dubbi li avremmo
Il viadotto South Stream

South Stream non era conforme alle norme del terzo pacchetto energia, che vieta alle compagnie produttrici di gas di possedere le pipeline principali nell’Unione europea.

Alexei Miller, nel 2014 l’allora amministratore delegato di Gazprom, mise la pietra tombale sul progetto del gasdotto South Stream: «E’ finito, il progetto è chiuso», dichiarò ai giornalisti dopo un summit russo-turco. Il presidente Russo Vladimir Putin aveva già dettato la linea: «Nelle condizioni attuali non metterò in opera il progetto South Stream» ed ha addossato la colpa all’Europa: «Non possiamo cominciare la costruzione in mare senza l’autorizzazione della Bulgaria». Poi Putin, con toni “amichevoli”, sferrò un durissimo attacco all’Unione europea: «Questo non risponde agli interessi economici dell’Europa e nuoce alla nostra cooperazione. Questa è la decisione dei nostri amici europei». Minacciando: «Riorienteremo i nostri idrocarburi verso altre regioni del mondo ed accelereremo la realizzazione di progetti di gas naturale liquefatto».

Perché tanto livore da parte di Putin? Perché South Stream avrebbe permesso alla Russia si saltare le aree di pertinenza dell’Ucraina sganciandosi dalla dipendenza si Kiev per i gasdotti.

Dove nasce quest’amicizia così particolare da Berlusconi e Putin?

Nasce durante il G8 di Genova del 2001. Li si sarebbero conosciuti ed è da li che parte il loro rapporto “d’amorosi sensi”. Da li in poi incontri continui, vacanze assieme, Putin ospite in sardegna e Berlusconi in Dacia con tanto di colbacco. Nel 2014 Berlusconi, sulla questione dell’Ucraina si dichiarò in disaccordo con la politica dell’Unione Europea e degli Stati Uniti e in particolare della Nato. “Il popolo della Crimea parla russo e ha votato con un referendum per riunirsi alla madre Russia”.

Quella tra Berlusconi e Putin è sempre stata un’amicizia fatta di regali. Molto famoso il “lettone” che fu regalato da Putin al Cavaliere che a sua volta ricambio con un “elegantissimo” copri piumone con stampata la foto di loro due insieme. Ma anche di storie, storielle e barzellette.

Non è una barzelletta ciò che accade durante una conferenza stampa congiunta in sardegna quando una giornalista russa chiede a Putin cosa ci sia di vero sulla presunta relazione dello “Zar” Russo e una ex campionessa olimpionica. Putin resta in silenzio mentre Berlusconi mima il gesto del mitra nei confronti della giornalista alludendo alla fama di Putin di far assassinare giornalisti. Scoppierà l’ilarità in sala ma non della giornalista che poi scoppierà in lacrime impaurita.

Wikileaks il dossier Berlusconi-Putin sulle tangenti sul gas russo

E’ il 2010 quando Wikileaks di Julian Assange diffonde dispacci sull’amicizia tra il Cavaliere e la Russia definito uno “Stato mafia”. Fra le accuse al premier quella di sostenere Mosca per danneggiare l’alleanza Nato. “La voglia del primo ministro Berlusconi di essere percepito come un importante giocatore europeo in politica estera” sta portando l’Italia a “sostenere gli sforzi russi di danneggiare la Nato”. La “corrosiva influenza” di uno stato che gli Usa considerano “in mano alla mafia” sta “minacciando la credibilità” di Berlusconi e “sta diventando irritante per le nostre relazioni”. Firmato: l’ambasciatore americano a Roma Reginald Spogli.

Si legge nei dispacci resi noti da WikiLeaks e pubblicati oggi dal New York Times “Berlusconi tratta la politica russa come fa con gli affari domestici: tatticamente e giorno per giorno. Il suo preponderante desiderio è di rimanere nelle grazie di Putin ed ha frequentemente dato voce a opinioni e dichiarazioni che gli sono state passate direttamente da Putin”.

La figura oscura di Valentino Valentini

“Valentino Valentini, un membro del parlamento e una sorta di uomo ombra che opera come uomo chiave di Berlusconi a Mosca, praticamente senza staff o segreteria. Valentini, che parla Russo e va a Mosca diverse volte al mese, appare frequentemente al fianco di Berlusconi quando si incontra con gli altri leader. Che cosa faccia a Mosca durante le sue frequenti visite non è chiaro ma si vocifera che curi gli interessi di Berlusconi in Russia”. L’ambasciatore americano in Georgia riferisce inoltre che il governo georgiano è sicuro che Putin abbia promesso a Berlusconi una percentuale sui profitti da eventuali oleodotti realizzati in collaborazione con Eni.

Compiacere il premier russo e magari guadagnare qualcosa per se

E’ questo il quadro che emerge dai dispacci che sarebbero dovuti restare segreti. “Un contatto nell’ufficio del primo ministro” si legge nel cable “ci ha raccontato che i loro frequenti incontri sono accompagnati dallo scambio di regali lussuosi”.  La ragione di questo rapporto è sempre quella. “Berlusconi ammira lo stile di governo macho, decisivo e autoritario di Putin, che crede corrispondere anche al suo”.

Il no alla richiesta di rifugio alla famiglia Litvinenko

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la Russia è stata responsabile dell’assassinio di Alexander Litvinenko avvenuto nel 2006 a Londra. L’ex spia russa venne avvelenata con qualche goccia di polonio radioattivo nella tazza di tè in un albergo della capitale britannica. Livtinenko era stato un agente dei servizi segreti russi e successivamente un dissidente. Litvinenko accusò pubblicamente i suoi superiori di aver organizzato un piano per assassinare il milionario Boris Abramovič Berezovskij, il quale verrà trovato morto nella sua residenza nei pressi di Londra in circostanze non chiarite il 23 marzo 2013, in apparenza per un suicidio. Dopo l’avvelenamento del figlio Alexander nel 2006 i genitori si erano trasferiti in Italia chiedendo asilo. Asilo negato dal governo italiano. Le cause? Secondo la famiglia Litvinenko: l’influenza che il Cremlino ha su Palazzo Chigi. Accuse subito respinte dai portavoce di Berlusconi e del Governo.

Le ultime esternazioni di Berlusconi su Putin e l’ucraina sono arcinote

Antonio Tajani, prossimo ministro degli Esteri ha dichiarato “Un conto è la ricerca della pace, un conto sono i rapporti di amicizia che Berlusconi ha avuto in passato con Vladimir Putin. Questo non cambia la nostra posizione politica. Credo che tutti quanti siano rimasti soddisfatti dei nostri chiarimenti e siano convinti della nostra posizione, sennò non starei qui”. L’esponente di Forza Italia ha poi ribadito la linea europeista e atlantista, dopo le parole di Berlusconi su Putin e Zelensky.

Siamo ancora sicuri che l’aumento delle bollette di luce e gas siano frutto esclusivamente della politica scellerata della Nato? Di un asservimento europeo nei confronti degli Usa?

A voi l’ardua sentenza

Giovanni Scafoglio

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