Settembre 27, 2021
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Clubhouse è un social nato nel 2020 che è diventato popolare durante la pandemia. Oggi conta 6 milioni di utenti nel mondo. La sua particolarità consiste nell’essere completamente basato sulla voce. Niente post, niente foto (esclusa quella del profilo), niente chat. Piattaforme del genere, però, non sono una novità. La possibilità di creare una chat vocale in canali/stanze è già presente su altre piattaforme (su Discord per esempio). E’ la modalità con cui avvengono le interazioni tra gli utenti su Clubhouse a fare la differenza.

Club + house

Più passa il tempo, più la piattaforma attira utenti. A mio avviso, la forza di Clubhouse sta nel ricreare un senso di unità tra le persone. Inoltre, la sensazione che ho avuto usandolo è quella di essere dentro un luogo fisico. Non a caso, nella parola Clubhouse ci sono club e house, in riferimento alla possibilità di creare club e stanze, proprio come in una casa.

Clubhouse si presenta come un social per pochi eletti. Si ha l’impressione di stare entrando in un club esclusivo fin dall’inizio. Per accedere all’applicazione è necessario un invito, e ogni persona dispone di un numero limitato di inviti che può mandare.

Passando alle “stanze”, invece, al loro interno ci sono dei “palchi” su cui si inizia a parlare. Il bello di Clubhouse è che le stanze sono aperte a chiunque, e possono essere programmate. La persona che apre la stanza è il moderatore, riconoscibile da un bollino verde che assume un po’ il ruolo di microfono. Il moderatore può poi invitare le persone sul palco a parlare. In alternativa, sono le persone stesse che possono alzare la mano per prendere parola. Un po’ come farebbero in una conferenza reale, del resto. In un momento come quello che stiamo vivendo, le conferenze dal vivo ci appaiono come qualcosa di utopico. E’ per questo che partecipare ad un “evento” in questa modalità sembra quasi una boccata d’aria fresca.

Clubhouse l’estetica in secondo piano

Non amo i social, ma Clubhouse ha attirato la mia attenzione. La mia esperienza su questa piattaforma per ora è stata breve, ma posso dire molto positiva. Ogni volta che sono entrata in una stanza, non me ne sono pentita. Le persone che ho “incontrato” le ho apprezzate (o non apprezzate…) solo ed esclusivamente per quello che dicevano, non per il loro aspetto. Sugli altri social il lato visivo è molto più importante e ciò può rappresentare un limite.

Parlando di limiti, Clubhouse purtroppo non ne è esente.

clubhouse estetica in secondo piano secondo il fotografo Fabrizio Spucches

La limitazione più importante è che al momento Clubhouse è un’applicazione disponibile solo per Ios, quindi una grande fetta della popolazione è tagliata fuori. Un altro limite è il non poter risentire ciò che è stato detto. Tutto ciò può alimentare facilmente la cosiddetta Fear Of Missing Out (FOMO), cioè la paura di perdersi qualcosa. C’è da dire che tutti i social cercano di far nascere in noi questa paura, ma nel caso di Clubhouse è ancora più evidente.

Il bello di Clubhouse

Nonostante questo, usare Clubhouse con consapevolezza non può portare che benefici. Un po’ come la Tv, la radio, i podcast e gli audiolibri, Clubhouse è di compagnia. Sia che si voglia partecipare attivamente alla conversazione, sia che si voglia solo ascoltare, stare su Clubhouse è un piacere. Rispetto a servizi come il podcast o l’audiolibro, con Clubhouse si aggiunge il fattore spontaneità, perché quelle che si ascoltano sono conversazioni vere.

In conclusione, questo social può crescere ancora tanto, ma in linea di massima si tratta di un progetto interessantissimo e sicuramente da apprezzare. Senza dubbio sta cambiando la vita di molti di noi bloccati in casa e ci sta dando tanti stimoli.

Elsa Buonocore

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