Aprile 16, 2024
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Gaza è un inferno in terra. Le parole del Ministro dell’Energia israeliano, Israel Katz, riecheggiano come una condanna: Israele nega elettricità, acqua e benzina, stringendo la morsa su una popolazione civile già in ginocchio, in attesa del ritorno degli ostaggi israeliani. Tutto così fino a quando gli ostaggi israeliani non saranno liberati da Gaza.

La situazione è diventata ancora più disperata con l’oscurità che si è abbattuta su Gaza

La centrale elettrica, unica fonte di luce per questo territorio martoriato, ha spento i suoi motori a causa della penuria di carburante. Ora, la popolazione si aggrappa a generatori di emergenza, quando possibile, mentre il carburante si esaurisce rapidamente.

Il tormento è palpabile nei cuori degli ospedali, dove i medici lottano per mantenere in funzione attrezzature vitali e illuminare gli angoli più bui. Il personale medico sfida le avversità con eroismo, ma le risorse sono esaurite.

I centri medici sono al collasso, con posti letto esauriti e un personale esausto. Senza acqua corrente e con ascensori fuori uso, la vita quotidiana è una lotta costante.

I bombardamenti hanno colpito senza pietà

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) riferisce che più di 1.000 case sono state distrutte, mentre altre 560 sono state ridotte a rovine inabitabili. Oltre 260.000 persone hanno dovuto fuggire dalle loro case, abbandonando tutto ciò che avevano.

Le cifre delle vittime sono strazianti. In Israele, si contano oltre 1.200 morti e 2.800 feriti, secondo le autorità militari. A Gaza, il Ministero della Sanità ha registrato almeno 1.055 morti e più di 5.100 feriti. La popolazione civile è la prima a pagare il prezzo di questo conflitto senza fine.

Nel frattempo, la diplomazia internazionale lavora instancabilmente per creare un corridoio umanitario che colleghi Gaza all’Egitto. Questo corridoio dovrebbe servire per evacuare i civili intrappolati sotto i bombardamenti, fornire rifornimenti e medicinali essenziali. Tuttavia, le autorità israeliane sembrano restie a collaborare, mantenendo la popolazione in una prigione senza speranza. Contemporaneamente si cerca di fare in modo che gli ostaggi detenuti a Gaza vengano liberati.

In questo caos e disperazione, due milioni di civili sono intrappolati a Gaza, senza elettricità, acqua e con le bombe che piovono su di loro. Non hanno alcuna possibilità di fuga, e il mondo guarda con rabbia impotente. Ora, più che mai, è urgente che la comunità internazionale agisca per porre fine a questa tragedia umanitaria senza precedenti, perché ogni momento conta, e ogni vita persa è una tragedia irreparabile.

Francesca Rampazzo

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