Agosto 11, 2022
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Dopo il maldicente ribaltamento della sentenza americana Roe V Wade molti hanno messo ancora più in discussione la parola dei cristiani cattolici bigotti circa la pratica dell’aborto. Che cosa dice veramente la Bibbia riguardo all’aborto? Da quello che trapela, studiosi non hanno individuato nessuna traccia di condanna dell’aborto nel testo sacro per eccellenza.

Michael J. Gorman è un professore dell’Istituto Ecumenico di Teologia di Baltimora dedito allo studio del Nuovo Testamento e della storia ecclesiastica. Costui ha detto che non c’è scritto da nessuna parte nella Bibbia:”Non commettere l’aborto.” Semplicemente, non esiste.

Nella Bibbia c’è un grosso spirito di protezione verso gli innocenti, le persone deboli, il rispetto per la vita e il rispetto per ciò che Dio ha creato

Per le persone molto credenti e gli evangelici, le quali basano la propria vita sulla Bibbia, è fondamentale interpretare correttamente le scritture. I cattolici, in particolar modo, dipendono fortemente dagli insegnamenti morali della chiesa. Questi sono guidati non tanto dalla Bibbia, ma dalla cosiddetta “legge naturale”, cioè il senso morale innato che credono sia presente nel cuore delle persone.

Ma gli evangelici citano le parole della Bibbia per giustificare le loro idee. Ed è li che nasce il dibattito. Bisogna andare a verificare se, effettivamente, i versi di questo testo sacro vogliano dire lo stesso. È, quindi, importantissimo capire a fondo e contestualizzare bene le parole bibliche.

Alcuni anti-abortisti citano versi della Bibbia dove si menziona il ‘scegliere la vita’ ma, in realtà, non si sta riferendo all’aborto.

Un esempio del genere, citato da molti pro-life per andare contro l’aborto, si trova nel punto in cui si dice al popolo di Israele di scegliere la vita. Ma nel senso di scegliere di obbedire alla parola di Dio. E questo viene poi spiegato più approfonditamente nel testo.

È importante anche tenere conto che la Bibbia è stata scritta da molte persone diverse, in tempi diversi, e sotto forma di vaste allegorie e metafore. Bisogna stare attenti, quindi, a non prendere tutto alla lettera.

Nel Salmo 139 viene detto che il lavoro di Dio è presente già nell’utero, nel momento del concepimento. In questo caso, lo scrittore dei Salmi, che sono essenzialmente una raccolta di canzoni, descrive attraverso immagine poetiche la relazione che ha Dio con i suoi prescelti, gli Israeliti. E promette di rimanere al loro fianco per migliaia di generazioni.

Questo non ha troppo a che fare con la questione del quando inizi la vita… se dal momento del concepimento o più avanti. Ma più con il fatto che questo popolo non riesce a vedere la propria esistenza al di fuori della relazione con DIo.

Frequentemente, dall’altra parte, alcuni attivisti pro-aborto riportano una citazione presa dell’Esodo 21:

“Se due uomini che combattono colpiscono una donna incinta e lei da alla luce il bambino prematuramente (senza che questo sia ferito), l’uomo che ha causato l’incidente dev’essere multato a seconda di cosa chieda il marito della donna e cosa il tribunale acconsente. Ma se sono presenti gravi lesioni, bisogna prendere vita per vita, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita e livido per livido.”

Gli attivisti pro-choice mettono in luce come, in questo passo, si metta prima la vita della donna e poi quella del feto. La punizione per l’eventuale morte prematura del bambino è una multa. La punizione per l’eventuale uccisione della donna è, sostanzialmente, la morte (“vita per vita, occhio per occhio…”).

Secondo molti evangelici e studiosi del testo sacro, nessun passo della Bibbia supporta chiaramente l’istanza anti-abortista.

La citazione precedente è rilevante, ad esempio, per il popolo ebraico. Nell’ebraismo, infatti, l’aborto è consentito. Nell’antico testamento è scritto che l’essere umano può essere considerato tale solo una volta nato.

Nella Mishnah, uno dei testi ebraici fondamentali, e in particolare nel trattato Oholot 7:6, si dichiara – parafrasando – che se una donna ha difficoltà a partorire, le si taglia il bambino nel grembo, facendolo nascere arto per arto, perché la vita della donna viene prima di quella del bambino. Tuttavia, se la maggior parte del corpo del bambino è uscita, esso non lo si può toccare, perché non si può mettere da parte la vita di una persona per quella di un’altra.

Non a caso, moltissime associazioni ebraiche hanno criticato duramente la recente decisione della Corte Suprema americana.

Inoltre, nell’Europa medievale e rinascimentale, l’aborto era tollerato. Proprio perché si inseriva molto bene nella mentalità maschilista di quel tempo. Era sempre e comunque considerato un possesso di potere nei confronti del corpo femminile. In quell’epoca, l’aborto era uno strumento molto utilizzato per controllare le nascite e per evitare che i nobili avessero figli illegittimi.

Nel mondo cristiano cattolico, il rifiuto all’aborto sembra essere basato sul presupposto che il feto sia già una persona a tutti gli effetti. E che la donna, senza quest’ultimo, sia il nulla più assoluto. Ciò è sempre caratteristico di una società fortemente patriarcale. Ma, in realtà, su questo Gesù e gli apostoli non hanno detto nulla.

Questo spiega come, in realtà, la questione anti-aborto non sia legata troppo al tema biblico e spirituale, ma più ad una questione culturale e politica.

Infatti, diversi studiosi ritengono che la tesi cristiana e cattolica, la quale ritiene la nascita della vita nel momento del concepimento, sia frutto di un’interpretazione troppo forzata. Questa concezione è cresciuta molto negli anni, anche con il papa Giovanni Paolo II, che avviò una campagna molto severa e forzata contro l’aborto. Condannò aspramente l’aborto come:

“L’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita.”

Questa concezione deriva anche dalla famosa teoria del preformismo, nata nel XVII secolo. Secondo questa, esaminando lo sperma attraverso grezzi microscopi, i primi studiosi poterono immaginare minuscoli esseri umani rannicchiati nella testa dello spermatozoo. Ai loro occhi si palesò dunque la spiegazione dello sviluppo umano: il corpo umano risiedeva come entità preformata all’interno della testa di ogni spermatozoo. Raggiunto, successivamente l’utero della donna, quella minuscola creatura non faceva altro che aumentare di dimensione.

Se quindi l’essere umano era a immagine e somiglianza di Dio fin dal concepimento, allora si poteva ritenere che fin dal concepimento quello stesso essere umano fosse dotato di un’anima. Visione sul concepimento, quindi molto in linea, con quella cattolica.

Per come la penso io, praticare l’aborto e, in generale, lasciare che le donne decidano liberamente per il proprio corpo è, semplicemente, ciò che differenzia noi esseri umani dagli animali. Siamo razionali, coscienti e possiamo decidere. Per tutti i credenti e bigotti anti- abortisti… vi voglio chiedere una cosa. Se tutto ciò che crea Dio è giusto… perché ha reso tutti, noi donne comprese, senzienti?

Se Dio stesso avesse voluto evitare l’aborto, doveva rendere, almeno le donne, come degli animali, senza ragione, incapaci di pensare e di reagire. Incapaci di scegliere. Invece no. Se davvero, come credete voi, esiste un Dio… lui ci ha create così. Con la capacità di pensare e scegliere cosa riteniamo più giusto per noi. E questo, secondo me, va proprio anche oltre al concetto di libertà e ai propri diritti… Semplicemente, non dovevamo essere “creati” così. Ma lo siamo. E non si può andare contro a questo.

Alexa Panno

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