Settembre 30, 2023
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Cosa vuol dire per me essere felice? Questa storia è stata scritta da Michela (nome di fantasia) da anni in una storia a tre. Da una vita perfetta a un’altra vita perfetta: la sua, quella che la fa stare bene. Ringraziamo Michela per aver deciso di raccontare la sua storia, i momenti difficili che ha attraversato e di averci mostrato che esistono altre sfumature dell’amore.

Speriamo che la sua storia possa essere di aiuto per tutte quelle persone che non riescono a fare ‘quel passo’

Cosa vuol dire per me essere felice? Quindici anni fa avrei risposto: “Avere una famiglia, una casa, un gatto e sposare il mio ex”. Oggi rispondo semplicemente: “essere me stessa!”. La famiglia l’ho fatta. Ho conquistato tutti i bollini della tessera “brava ragazza”: fidanzati, convivi, compra casa, accendi un mutuo, sposati, prendi un gatto, un cane. Per avere tutti i bollini, in cambio, dovevo rinunciare solo a quello che ero davvero, dovevo rinunciare a Michela.

La mia era la classica storia d’amore adolescenziale che si vede nei film. Il rapporto con il mio ex inizia alle superiori. Io ero giovanissima, per la prima volta un ragazzo si interessava a me! Wow! Non mi sembrava vero. Io ero quella “simpatica” e “carina” ma con cui nessuno voleva stare. Da subito il nostro rapporto è problematico, lui era irrazionalmente e follemente geloso. Non potevo andare a fare gite scolastiche e persino le vacanze con i miei genitori perché lui non voleva.

Con il passare degli anni, però, siamo diventati la coppia perfetta: un bellissimo amore che durava da tanto, una storia che sarebbe sicuramente sfociata in un matrimonio. Dietro le quinte, invece, questo rapporto non funzionava. Anche se eravamo cresciuti e la gelosia era diminuita, imponeva le sue scelte di vita ad entrambi. Se qualcosa non piaceva a lui non si faceva. Mentre io cercavo di abbracciare le sue passioni solo perché ritenevo importante condividere il tempo insieme.

Dentro di me intanto cresceva una inconscia frustrazione che sfogavo attraverso l’aggressività. La lite era il nostro “metodo di comunicazione”. Lo usavamo continuamente, per qualsiasi cosa. Liti furiose e scene di disperazione per motivi di cui ora, per quanto mi sforzi, non riesco a ricordarne uno. Nonostante questo se mi avessero chiesto: sei felice? Avrei risposto di sì. Perché è normale litigare, no? Lo fanno tutte le coppie!

Una sera come tante, dei nostri amici ci presentano una coppia di loro amici che incontrano per caso. Hanno diversi anni più di noi, sono attraenti e molto simpatici, decisamente “alla mano”. Chiacchieriamo tanto quella sera, si crea con loro un immediato feeling. Lei è una delle poche donne che, a pelle, non mi sta antipatica. La percepisco schietta, sincera, “vera”. Lui è un uomo interessante, con un modo di parlare di mille argomenti che mi incanta.

Fin dalla prima sera mi colpisce la loro armonia, il modo in cui si guardano. Hanno qualcosa che non avevo mai visto prima, una strana aura luminosa che mi attira verso di loro. Dopo quell’incontro iniziamo a frequentarli sempre più spesso. Diventiamo molto amici. Usciamo spesso il sabato sera insieme, convincono persino il mio ex ad andare tutti insieme a ballare e riescono a farlo divertire nonostante lui odiasse le discoteche. Poi iniziamo a passare insieme interi weekend ed in fine interi viaggi.

Con loro, lentamente, rientro in contatto con i miei desideri, rinasco! Mi sento a mio agio, rido, scherzo, ci prendiamo in giro e ogni tanto facciamo anche “cose un po’ stupide fatte con molta intelligenza”, come dicono loro. P&L sono due persone piene di vita ed interessi che stimolano la mia mente, con cui confrontarmi su ogni cosa. Capisco quanto alla mia vita manchi qualcuno che nutra la mia mente, oltre che la mia anima. Contemporaneamente mi mostrano com’è un vero rapporto d’Amore, quello sano. Quello che mi stupisce è che loro non litigano, non litigano mai. Parlano. Parlano sempre, tanto e con l’obiettivo di trovare, insieme, una soluzione.

Noi, invece, litighiamo per tutto. Un giorno, la mia nuova capoufficio, stanca di vedermi arrivare con gli occhi rossi e di sentirmi piangere dal bagno ogni mattina (la telefonata del “buongiorno” finiva spesso in lite) mi dice in modo diretto: “Sai che non va bene quello che ti accade? Un rapporto d’amore non può essere questo, meriti di più”. Per me è uno shock. La mia “vita perfetta”, non era poi così “perfetta” vista da fuori. Reagisco bofonchiando una scusa per il periodo stressante.

La chiacchierata con lei diventa un tarlo e si aggiunge all’immagine del rapporto sano che ho davanti agli occhi da quasi un anno ormai: l’amore tra P&L. Loro si amano, vanno d’accordo, hanno come obiettivo il benessere e la felicità dell’altro e della coppia. Ed io? Io posso dire lo stesso? No, ahimè no. Quando passi la vita a raccontarti bugie, finisci per credere a queste bugie. Gli alibi che ti sei data per giustificare le mancanze diventano verità. Il dolore e le lacrime ti hanno assuefatto a tal punto che poi il risveglio è come una doccia gelata in inverno.

Cosa vuol dire per me essere felice?
Cosa vuol dire per me essere felice?

Una mattina mi guardo allo specchio, mi chiedo “Cosa vuol dire per me essere felice?” e mi rendo semplicemente conto di non essere felice. Ho tutto quello che, sulla carta, farebbe felice una donna, ma in realtà è come se non avessi niente. Ho perso me stessa per strada. Sono una persona arrabbiata con me stessa ed il mondo, sono ansiosa e triste. Insomma sono una persona che non mi piace.

L’unica parte della mia vita che riesce sempre a strapparmi un sorriso, gli unici momenti davvero felici, sono quelli passati con P&L. Quando ci sono loro noi ci conteniamo, stranamente non litighiamo. Io riesco a tirare fuori sprazzi della Michela che ho seppellito in questi anni anche se questa me, a lui, non piace. Mi dice: “Sei diversa quando siamo con loro”. Mi rimprovera, invece di domandarsi perché non sono così quando sono con lui.

Capisco che non posso andare avanti così, non per il resto della mia vita. Non voglio finire come i miei genitori: separati, con 2 figli, venticinque anni di matrimonio ed una vita spesa nell’infelicità solo per non aver avuto il coraggio di fermarsi prima. Il nostro non è amore, è un gioco al massacro sentimentale ed emotivo in cui il mio nemico è colui che dovrebbe essere la mia unica ragione di vita.

Decidere di lasciarlo è difficile, ma decidere di mandare a monte una vita già avviata lo è anche di più. Ho continui attacchi di panico. Il pensiero del dolore che causerò a lui, alle nostre famiglie, agli amici è un peso costante che mi schiaccia, mi preoccupo troppo, mi preoccupo per tutti tranne che per me stessa.

Non dico nulla a nessuno di quello che mi sta accadendo, ma P&L capiscono che c’è qualcosa che non va. Mi spingono a confidarmi con loro. Diventano i miei sostegni, gli ‘psicologi’. Io faccio il funerale mentale alla mia vita ed all’amore che ho provato per lui, ma che abbiamo lentamente ucciso. Mi aiutano ad assolvermi, mi ripetono che non è stato un fallimento, che non sono un mostro perché cerco di essere felice e io, pian piano, me ne convinco.

Ci vuole un anno e mezzo prima che mi senta abbastanza forte da accettare questo cambiamento. Nel frattempo, il rapporto con il mio ex finisce di logorarsi distruggendo anche me: quando lascio la casa che avevamo comprato insieme peso 46kg. Ne ho persi quasi 10 per lo stress. Mia mamma mi accoglie in casa con un abbraccio, dicendomi: “Aspettavo che me lo venissi a dire. Non ti vedo sorridere da così tanto tempo”.

Cosa vuol dire per me essere felice?
Cosa vuol dire per me essere felice?

Mentirei se dicessi che da quel momento è diventato tutto facile, anzi. Ma avevo fatto il primo passo, mi ero messa in moto, ora dovevo solo perseverare e ricostruirmi mentre sistemavo e chiudevo quel capitolo della mia vita.

Accanto avevo due persone splendide a cui volevo un bene dell’anima e su cui sapevo di poter contare ciecamente, P&L. Quando ero con loro ero felice di una felicità che per tanto tempo non ho creduto possibile ed ero me stessa. A loro piaceva Michela per quella che era e io potevo finalmente posare scudi e armi perché mi sentivo al sicuro. Sapevo che non mi avrebbero mai fatto del male.

Siamo sempre insieme e io mi rendo conto che mi mancano quando non è così: questa simbiosi una sera diventa altro con una naturalezza e una gioia incredibili, è come aver dato corpo alla connessione che abbiamo da anni, sento che siamo fatti per stare insieme.

Conosco il poliamore e sono una persona estremamente aperta mentalmente ma prima d’ora non avevo mai considerato nemmeno lontanamente questa possibilità, allo stesso tempo, però, sento i pezzi del mio puzzle andare al loro posto: ho trovato le due persone che mi completano ed esaltano e finalmente sento di aver trovato il mio posto nel mondo. Esploro l’attrazione e cosa significhi innamorarsi della donna che considero contemporaneamente amica e sorella e mi innamoro dell’uomo che più stimo al mondo di un amore totalizzante e consapevole, un amore che sento di provare in modo adulto per la prima volta in vita mia. Insieme, giorno dopo giorno, scopriamo la magia di quello che siamo in 3. Perché è davvero magia, bello da togliere il fiato e così incredibile da lasciarmi spesso senza parole con gli occhi che brillano e il sorriso che fa il giro della faccia.

Come dico sempre: non ho deciso di diventare poliamorosa, non ho deciso di creare un trio, ho solo trovato le mie anime gemelle e ho desiderato far parte della loro vita per sempre.

Inizialmente ho timore a dire alla gente di noi, non so come la prenderanno, temo che anche le persone che mi sono rimaste vicine mi biasimino e abbandonino… la cartina di tornasole è la mia migliore amica -che aveva sempre sentito parlare di P&L come di due miei amici- che, alla fine del mio racconto pieno di ansia, mi guarda e mi dice “Tu sei felice con loro? Allora io sono felice per te e per me nulla cambia” togliendomi un peso dall’anima e facendomi capire che le persone che tengono davvero a te badano alla tua felicità e considerano irrilevante che tu stia con una o due persone.

I mesi passano e al loro fianco lentamente rinasco: riscopro il piacere di coltivare i miei interessi e ne esploro di nuovi, propongo attività che vengono accolte con gioia, facciamo viaggi insieme, viviamo una vita PIENA. Altrettando lentamente e con il loro costante sostegno scaccio quella versione di Michela arrabbiata con il mondo e ne tiro fuori una che non sapevo esistesse. Mi ri-innamoro di me, della persona che sto diventando.

È un processo lungo e difficile perché lo portiamo avanti contestualmente alla costruzione di una storia a 3 per cui nessuno ti fornisce le regole e quindi te le devi costruire sperimentando… Come spieghiamo alla gente un trio è formato da 4 rapporti (io e lei, io e lui, lei e lui e noi 3 insieme) che devono funzionare contemporaneamente alla perfezione perché le cose vadano davvero bene: nel corso degli anni ci sono fallimenti e aggiustamenti e tanta comunicazione e confronto accanto ad una costante analisi di pensieri e sentimenti.

Ma siamo felici insieme e vogliamo tutti che questa cosa funzioni perché vediamo che quando lo fa è meravigliosa quindi non molliamo e costruiamo la nostra vita insieme. Cosa vuol dire per me essere felice? Una vita normale nella nostra unicità, una vita piena di risate, amore e felicità, una vita che vogliamo valga la pena aver vissuto.

Michela e Francesca Bazzoni

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