Febbraio 25, 2024
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La satira può nascere dall’odio? È quello che si chiedono gli spettatori americani di Netflix, dopo aver assistito al programma di Dave Chappelle andato in onda il  31 Dicembre scorso.

Dave Chappelle è un attore e comico americano, famoso in USA soprattutto per le sue stand-up comedy che nel 2019 gli hanno permesso di vincere il prestigioso Mark Twain Prize for American humor. Quello che non va giù alla maggior parte degli utenti Netflix e ad una parte di pubblico americano in generale, è l’ossessione di Chapelle per le persone trans e la comunità Lgbtq+.

C’è da dire che da sempre la satira è messa in qualche modo alla gogna da quasi tutti i paesi del mondo, e che in alcuni è totalmente vietata, pena anche la morte. Quello che si contesta a questo tipo di comicità, è il lecito. La sottile linea che separa la battuta dalla presa di posizione con conseguente incitamento all’odio .

Gli USA sembrano essere il paese più liberale i tema di satira, ma la domanda che ci si pone dopo aver visto lo show di Chappelle è la satira può nascere dall’odio?

Non è la prima volta che Chappelle si espone apertamente in termini critici sulle persone trans. Già nello spettacolo del 2021 “the closer”, sempre su Netflix, Chapelle si è definito “terf”-termine usato da chi non riconosce una persona trans- sostenendo che J.K. Rowling avesse ragione nel definire le donne transessuali un pericolo per le donne biologiche. A fine trasmissione una dipendente trans di Netflix  ha postato un tweet contro Chappelle ed è stata sospesa dal suo lavoro. Questa decisione ha scatenato una rivolta dei dipendenti Netflix, sfociata in una protesta con la richiesta di spiegazioni sulla sospensione della collega.  Attraverso una mail ai dipendenti, il co-amministratore delegato di Netflix Ted Sarandos ha difeso lo speciale:

«Molti di voi hanno chiesto come tracciamo il limite tra satira e offese. Non consentiamo che vengano offerti prodotti progettati per incitare all’odio o alla violenza e non crediamo che The Closer superi quel limite. Riconosco, tuttavia, che distinguere tra commento  ed effettivo danno sia difficile, specialmente nel caso dei cabaret che esistono per spingere i limiti»

Una giustificazione poco efficace, che ha portato a porsi la domanda se la satira può nascere dall’odio. E sembra proprio questa la cifra usata da Chappelle per improntare i suoi show. Quello che fa pensare ad una sua ossessione verso la comunità trans è il fatto che lui non perde occasione per fare similitudini tra avvenimenti quotidiani e le persone trans, spesso senza un nesso logico.

Nello spettacolo andato in onda il 31 Dicembre, Chappelle ha esordito raccontando un aneddoto avvenuto sul set di “Man on the Moon”

Ha ricordato il suo incontro con Jim Carrey : “ Eravamo lì io e Jim e gli parlavo, ma lui non era uscito completamente dal personaggio, sembrava di parlare con Andy Kaufman. Sapete, è quello che succede a parlare coi trans, loro non escono dal personaggio”. Ha poi proseguito ricordando un’aggressione subita all’Hollywood Bowl nel 2022, quando un uomo ha cercato di accoltellarlo con una pistola che aveva in punta una lama. Dopo lo scampato pericolo Chappelle ha dichiarato “è un trans con una pistola non binaria che si identifica come coltello”. Battuta che ha suscitato parecchi “boo” del pubblico dell’Hollywood Bowl.

Nell’ultimo spettacolo del 31 Dicembre, Dave Chappelle ha promesso di non prendersela più con i trans e la comunità lgbtq+, ha dichiarato che “è meglio prendersela con gli handicappati, i gay sono un gruppo, se ti accerchiano ti fanno male, io voglio tirare pugni”, anche questa battuta discutibile e senza senso. Ma la promessa è durata poco, perché ha subito proseguito con una battuta sulla prigione.  “Se mai venissi arrestato, vorrei andare in California, dico al giudice che mi identifico come donna, e vado a fare a botte con le trans”.  Non volendo entrare nel merito della satira, sembra che questa volta Chappelle ha esagerato, visto che ilo giorno dopo Ted Sarandos ha dichiarato di aver commesso un errore ad averlo difeso.

Paola Aufiero

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