Dicembre 2, 2022
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Tra pochi giorni sarà Pasqua. Pasqua in aramaico vuol dire “passare oltre”. Vuol dire passare dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita. E allora, mi chiedo, con quale spirito si può celebrare la Pasqua nel mezzo di una guerra? Che significato ha questa Pasqua se i crimini di guerra hanno preso il posto della rinascita? Dal 24 Febbraio 2022, l’invasione russa in Ucraina non fa altro che rivangare l’odore di morte del passato. 

Un passato che sì, deve essere ricordato, ma non per replicare quanto compiuto dagli esecutori di stermini e genocidi. 

Piuttosto per non permettere a NESSUNO che tutto quel male possa essere di nuovo perpetrato. Proprio come si raccomanda Primo Levi nella poesia Se questo è un uomo: “Meditate che questo è stato” è un’esortazione a non dimenticare per non ripetere l’orrore della guerra. 

Eppure, quel passato fatto di fabbriche di morte, è ritornato in un modo violento e inatteso. Inatteso dai civili che hanno creduto al non-ritorno della brutalità di uomini al potere. Da chi ha creduto che carnefici come Hitler, Mussolini, Stalin non esistessero più.

Ed invece, il male esiste sempre. Non si può sradicare. Lo scrive Italo Svevo nel 1923 ne La coscienza di Zeno:

“La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!

Si, soffoco a pensare che in un Paese non lontano dal mio, ci sono persone che soffrono la mancanza di aria e di spazio. Rabbrividisco a pensare le famiglie nascoste nella stazione di una metropolitana, in scantinati e seminterrati gelidi e invivibili. Non lontano da me, ci sono persone che stanno vivendo il terrore della guerra e il dramma della morte. Come si può restare inermi davanti a tanta atrocità? Come si può pensare alla pace della Pasqua?

Non esiste nessuna pace, solo tanto orrore.

L’orrore che destano le immagini dei fotoreporter, che nel tentativo di cristallizzare il Vero rischiano la pelle. E molti sono infatti i giornalisti uccisi. Come il fotografo videomaker Brent Renaud, colpito dai proiettili. Le immagini dei fotoreporter oltre a cristallizzare una grigia realtà, cristallizzano il cuore di chi osserva. 

Almeno il mio, si cristallizza dalla tristezza. Per quanto a volte provi a non indugiare lo sguardo sui ritratti drammatici del campo di guerra, la presa di coscienza è dolorosa. Certo, il dolore dei civili russi e ucraini è niente a confronto con il mio. Forse è per questo che certe immagini fatico a guardarle: perché io sono una di loro. Noi tutti lo siamo. Noi tutti potremmo stare al posto di quella gente attaccata dai bombardamenti. 

Ecco perché il dolore diventa comune: perché siamo tutti sotto lo stesso cielo.

Perché ti rendi conto che la follia umana è tale da arrivare ad uccidere innocenti solo per beceri bisogni di potere, prevaricazione e fama. E allora, mi fermo e penso: 

Che progresso è stato fatto in questi anni, se ancora oggi viene violato il diritto delle persone a vivere una vita dignitosa? Perché il principio ispiratore dei lager, ovvero “Tutto è possibile”, esiste ancora? Che lezione ha dato il processo di Norimberga, se in un mondo iper-moderno potrebbe avere luogo un altro simile processo? 

Per carità, processare i colpevoli della guerra in Ucraina è il minimo. Ma il punto è un altro: certi crimini non dovrebbero più esistere. Questi processi dovrebbero rappresentare pezzi di storia da NON RIPETERE. Purtroppo però, la storia si ripete, eccome. Si ripete quella che Hannah Arendt ha definito “la banalità del male”, un male che può invadere e devastare il mondo. 

La Pasqua nel mezzo di una guerra. Immagini di dolore

Il senso della “banalità del male” lo ritrovo nelle immagini del fotoreporter Rodrigo Abd. Immagini che ritraggono un bambino smarrito dinanzi alla sepoltura di sua madre. Foto di luoghi devastati e insozzati dai rottami. Centri abitati brulli di colore. Ingrigiti dalla polvere delle armi. E ancora, ritratti di anziani disperati e senza forze. Ritratti di donne in ginocchio dopo aver ritrovato un figlio o un marito morto. Com’è successo a Tanya Nedashivska, orfana di suo marito, ucciso per mano dei russi.

Massacro di Bucha. Foto di Rodrigo Abd

Ad oggi ci sono 21 ospedali colpiti, 18 scuole danneggiate dalle bombe, mille missili lanciati sulle città, 6800 infrastrutture civili colpite,1563 civili uccisi di cui 167 bambini, e 2213 feriti.

Numeri scioccanti, che lasciano un senso di impotenza e di ingiustizia profondi. 

Allora, qual è la Pasqua che ci attende?

Una Pasqua in cui l’augurio della pace possa farsi presto “sostanza” nei cuori di tutte le persone colpite da questa inutile guerra. Papa Francesco ha chiesto una “tregua pasquale” che possa mettere definitivamente fine a questo conflitto. 

Io, mi attendo una Pasqua in cui, malgrado tutte le efferatezze e i patimenti di questa guerra, possa prevalere la resilienza. La resistenza di chi lotta e di chi crede ancora nel passaggio dalla morte alla Vita

Emanuela Mostrato

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