Aprile 17, 2024
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È conoscenza comune che l’origine della Giornata internazionale della donna sia da ricercare nella storia delle 134 operaie che persero la vita nel rogo della ‘Cotton’. Una fabbrica di camicie di New York, in cui erano state rinchiuse dal titolare perché non partecipassero allo sciopero dell’8 marzo del 1908. In realtà, non esiste alcuna prova a sostegno di questo tragico avvenimento: in nessun archivio storico, infatti, ne viene riportata notizia. Un reale incendio, invece, avvenne a New York il 25 marzo del 1911 nella fabbrica Triangle. Causò la morte di 146 persone, di cui 123 donne. La verità è ben diversa e, di questi tempi anche leggermente scomoda. La bufala sull’8 marzo che ci insegnano a scuola è ben lontana dalle vere origini di questa data, legate alle donne di San Pietroburgo, in Russia che scesero in piazza per protestare contro la fame, la guerra e lo zarismo, dando inizio alla Rivoluzione di Febbraio. Anche qui, noi occidentali, abbiamo un debito con la cultura russa e con il socialismo.

La bufala sull’8 marzo che si insegnano a scuola

La narrazione dell’incendio nel 1908 alla fabbrica “Cotton” di New York, che avrebbe causato la morte di 134 operaie, è una storia senza fondamento storico. Questo racconto è diventato famoso nonostante la mancanza di prove, confondendosi spesso con il vero tragico incendio della Triangle Shirtwaist Factory nel 1911, che causò 146 morti. La diffusione di questa storia come origine dell’8 marzo riflette come le narrazioni possono evolversi e radicarsi nella cultura popolare. Fonti come il National Women’s History Museum e articoli accademici hanno chiarito la questione, classificando la storia della fabbrica “Cotton” come un mito.

La vera storia dell’8 marzo e delle origini di questa data

L’8 marzo è riconosciuto in tutto il mondo come la Giornata Internazionale della Donna. Un’occasione per celebrare i traguardi raggiunti in termini di parità di genere, ma anche per riflettere sulle discriminazioni e le violenze che le donne continuano a subire. La storia di questa giornata, intrisa di lotte per i diritti e di richieste di equità, merita di essere esplorata per comprendere a pieno il suo significato.

Le radici dell’8 marzo affondano nel contesto delle rivendicazioni lavorative e politiche delle donne all’inizio del XX secolo. Tra gli episodi più citati vi è lo sciopero delle operaie tessili a New York nel 1908, quando migliaia di donne scesero in strada per chiedere migliori condizioni di lavoro, salari equi e il diritto di voto. Questo evento segnò un punto di svolta nella lotta per i diritti delle donne. La scelta della data dell’8 marzo come Giornata Internazionale della Donna fu però determinata da eventi successivi.

Le origini socialiste russe

Un momento decisivo si verificò il 23 febbraio 1917 del calendario giuliano (corrispondente all’8 marzo del calendario gregoriano), quando le donne di San Pietroburgo, in Russia, scesero in piazza per protestare contro la fame, la guerra e lo zarismo, dando inizio alla Rivoluzione di Febbraio. Questo evento contribuì a cambiare il corso della storia russa e influenzò il movimento femminile internazionale, portando alla scelta dell’8 marzo come giorno di celebrazione globale.

La diffusione internazionale

La proposta di stabilire una Giornata Internazionale della Donna fu avanzata per la prima volta nel 1910 da Clara Zetkin, leader del movimento femminile socialista, durante la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste a Copenaghen. L’idea era quella di dedicare un giorno all’anno alla mobilitazione per i diritti delle donne, in modo da promuovere l’uguaglianza e la giustizia sociale. L’anno successivo, nel 1911, l’8 marzo fu celebrato in alcuni paesi europei con manifestazioni e incontri.

Evoluzione e significato contemporaneo

Negli anni, l’8 marzo ha assunto una dimensione sempre più globale, venendo riconosciuto ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 1977. La giornata è diventata un’occasione per riflettere sulle conquiste ottenute e sulle battaglie ancora da combattere. Si tratta di un momento per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi come la violenza di genere, la disparità salariale, l’accesso all’istruzione e la partecipazione politica delle donne.

Non chiamatela festa della donna

Definire l’8 marzo “festa della donna” è riduttivo. Persino inappropriato perché tende a banalizzare la lotta e i sacrifici compiuti nel corso della storia per il riconoscimento dei diritti delle donne. L’utilizzo del termine “festa” può evocare l’idea di un’occasione per celebrare con leggerezza, offuscare il messaggio di lotta e di attivismo che sta alla base della giornata.

Di fronte a disparità di genere persistenti, leggi repressive, pratiche dannose come l’infibulazione, la negazione di diritti basilari, e un tasso di violenza sulle donne allarmante sia in Europa che in Italia, è evidente che non vi sia molto da “festeggiare”.

Giovanni Scafoglio

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