Febbraio 25, 2024
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Viviamo in un tempo che vuole allontanarci dall’esperienza del fallimento. È il tempo della fretta, dell’iperattività, del sovraccarico mentale. Abitiamo una società che ci esorta alla competizione permanente e alla prestazione meccanica. Siamo cioè tutti chiamati a rispondere a bisogni standardizzati e impersonali. In questo tempo anestetico non c’è spazio per l’elogio del fallimento, perché regna l’imperativo dell’autoaffermazione. Ciascuno è impegnato a essere il migliore rispetto all’Altro, e questo spirito performante sminuisce la caduta intesa come opportunità di miglioramento della propria persona. 

“Dove c’è caduta c’è possibilità di incontrare la nostra verità. In ogni vita c’è trasformazione effettiva solo dove c’è esperienza dell’errore.”

Queste le parole dello psicoanalista Massimo Recalcati durante una conferenza sul fallimento. Solo attraverso la caduta si può fare esperienza del nuovo e ci si può interrogare sul senso della vita. L’unico modo per sconfiggere la cultura della performance è contrapporre l’elogio del fallimento. C’è bisogno di persone che non abbiano timore di raccontare l’inciampo, perché è dinanzi alle difficoltà che ci si libera dall’ossessione di essere incrollabili. 

Elogiare il fallimento significa “cantare” le sconfitte, perché si è consapevoli che sono parte dell’esistenza di ognuno. Questo non significa amare la sconfitta, ma riconoscere che grazie al fallimento si possono trarre importanti lezioni di vita. Significa accettare l’esistenza del limite e della fragilità

Vuol dire riconoscere che la costruzione del passa attraverso il fallimento. Se la vita fosse un percorso lineare non esisterebbe la storia. E invece la storia esiste per raccontarci che siamo tutti accomunati dal sentimento del dolore. La letteratura esiste come esperienza mimetica, perché sa farci immedesimare nelle storie altrui, ci rende consapevoli che nessuna esistenza è avulsa dalla sofferenza.

Il Fuckup Nights

A proposito del saper raccontare il fallimento, nel 2012, in Messico nasce il Fuckup Nights: un movimento globale che celebra le storie dei fallimenti. Questo movimento, presente in circa 300 città del mondo, ha l’obiettivo di sfatare la connotazione negativa che ruota intorno alle sconfitte. 

Durante questo evento, alcuni storyteller raccontano un momento di insuccesso della loro vita, puntando l’accento sugli aspetti positivi che ne hanno tratto. 

Il fallimento viene dunque elogiato, sia perché ci si mette a nudo senza vergogna, ma soprattutto perché dai racconti emerge il rovescio della medaglia. 

Il Fuckup Night dovrebbe essere molto più che un movimento, dovrebbe diventare parte integrante della vita di ognuno. Le storie degli insuccessi devono rappresentare un monito, un’esortazione a non avere paura di cadere, né di raccontare la caduta. 

Prometto di sbagliare, prometto di fallire

Abbiamo bisogno di pause, non di gare di competizione. Pause per concederci momenti di tregua, per attraverso momenti di sbandamento piuttosto che schivarli come fossero minacce. La vera minaccia è sminuire il fallimento. Secondo il filosofo Hegel l’esperienza di ogni essere umano implica l’erranza, ovvero il percorrere il cammino della sofferenza.

Contro la cultura della perfettibilità, bisognerebbe fare una promessa: “Prometto di sbagliare”, proprio come si intitola il libro dello scrittore Pedro Chagas Freitas.

“Prometto di fallire. Senza esitare. Prometto di essere umano, incoerente, di dire la parola sbagliata, la frase sbagliata, perfino il testo sbagliato, di agire senza pensare. Prometto di capre, prometto di volere, prometto di crederci. Prometto di insistere, prometto di lottare, di scoprire, di insegnare. Tutto questo per dirti che prometto di sbagliare. E Dio ti liberi dal non promettermi lo stesso.”

Ecco, tutti dovremmo prometterci di sbagliare, perché niente ci rende più umani e più liberi che cadere nell’errore. Promettendo di sbagliare, si mette in avanti la possibilità di scoprire e insegnare. È una promessa meravigliosa, è un manifesto di vita che rende le proprie fragilità vettori di forza.

Per il nuovo anno, mi auguro e auguro a tutti di promettere di sbagliare.

Buon 2024.

Emanuela Mostrato

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