Ottobre 25, 2021
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

La collaborazione tra Antropologia della menteCultura ItaliaGenZ Italia e Storie Randagie su Clubhouse ha dato vita a un’iniziativa lodevole: la creazione di un laboratorio aperto a tutti quanti per condividere esperienze, in-formarsi e formarsi, al fine di rendere accessibili e fruibili conoscenze e competenze fondamentali. 
A tal proposito, “Competenze trasversali: una moda o una necessità?” è stato il primo di altri laboratori che seguiranno. 

In molti avranno sentito parlare delle competenze trasversali. Ma cos’è la competenza? 

La competenza è l’unione di una capacità con l’abilità

Il professor Bertirotti ci dice che noi non nasciamo competenti, ma solo capaci. La natura fa si che nell’arco della nostra evoluzione si possano sviluppare le capacità, come, ad esempio, saper andare in bicicletta.

Diventiamo abili nell’essere capaci di andare in bicicletta quando ripetiamo nel tempo una serie di atti: stare in equilibrio, pedalare, opporre il pollice per frenare e così via. 

Questa unione di capacità e abilità, ossia l’esecuzione di un’azione che si ripete nel tempo, è vincente. Ci fa star bene e ci rende felici di svolgere una determinata azione. Così diventiamo competenti.
Il primo elemento fondamentale per essere competenti è quindi essere felici. Non è possibile nella nostra mente essere competenti e tristi, perché la competenza ha a che fare con la volontà reiterata nel tempo di raggiungere quella che Marsilio Ficino nel Cinquecento chiamava perfettibilità.

Quand’è che l’essere umano comprende che può unire capacità e abilità per diventare competente

Quando nasce la coscienza. Essa riguarda il totale funzionamento del cervello ed è tanto una proprietà emergente del cervello quanto una capacità di essere in collegamento col cosmo, quindi è una proprietà di compartecipazione alle energie e all’elettromagnetismo dell’universo.

Tuttavia, noi non possiamo essere coscienti da soli. È necessario incontrare altre persone (dai tratti umani ma con caratteristiche singolari) per capire in cosa ci si può differenziare e in cosa si può essere simili. 

La consapevolezza di essere consapevoli si chiama autocoscienza. Essa si raggiunge dopo il ventesimo anno di vita ed è sempre messa in crisi

Riprendendo l’esempio della bicicletta, capiamo che sarà impossibile diventare abili o competenti se, nel corso della vita, non incontreremo mai questo mezzo. Ciò significa che tutti nasciamo nelle condizioni di fare molto, ma lo sviluppo dell’abilità e della competenza dipende dall’ambiente. 

Michael Tommasello col concetto di cultural drive afferma che la caratteristica dell’essere umano è l’intenzionalità condivisa. Quando sviluppiamo una capacità lo facciamo per scambiare questa competenza con gli altri esseri umani perché abbiamo bisogno di comunicare le nostre conquiste. 

Ognuno di noi è leader all’interno della relazione capacità-abilità-competenza, ecco perché possiamo parlare di leadership circolare, che non ha a che fare con livello dell’alfabetizzazione, ma con la capacità di dare senso e significato alla specie umana. 

Donatella Battista, insegnante e ricercatrice d’archivio, approfondisce il concetto di competenza

“ll concetto di competenza trova origine negli anni ‘90 negli ambienti di lavoro. Il libro bianco di Jacques Delors si interrogava sulle prospettive del mondo del lavoro e arrivava alla conclusione che la società del futuro avrebbe visto una progressiva dematerializzazione del lavoro e una conseguente supremazia dell’elemento cognitivo e informativo. Da qui deriva la necessità di introdurre il concetto di competenza dei sistemi educativi e scolastici. 

Quali motivazioni hanno portato al profilarsi all’orizzonte di questa esigenza? 

Le preoccupazioni del mondo del lavoro per la qualità mediocre dell’istruzione, la perdita di linearità della carriera lavorativa (per cui le persone sono destinate a cambiare più volte lavoro), la mobilità dei lavoratori e delle merci, la necessità di uniformare i sistemi scolastici, la necessità di introdurre sistemi di valutazione e di certificazione comuni e il grande aumento della quantità di informazioni che rendeva desueto il concetto stesso di conoscenza, perché la quantità di saperi conta sempre meno e invece contano sempre di più le capacità di scelta degli individui di fronte a realtà nuove e sempre più complesse.

Sono stati quindi avviati dei progetti incentrati sulla formazione permanente (Life-Long Learning), cioè un apprendimento che dura tutta la vita, che ha luogo nelle istituzioni scolastiche, in contesti non formali e che fa leva sulle competenze. 

Col termine competenza intendiamo la capacità di attingere al sapere acquisito e alla capacità di utilizzarlo concretamente per assolvere un compito, quindi il sapere saper fare 

Le raccomandazioni del Parlamento europeo e del consiglio sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente del 2006 evidenziano la necessità di mettere al centro le suddette, cioè le competenze delle quali tutti abbiamo bisogno per la realizzazione e lo sviluppo dell’individuo in una prospettiva tridimensionale (infatti riguardano la persona, il cittadino e il lavoratore)”.

Le competenze trasversali sono quindi fondamentali per esercitare i diritti e i doveri di cittadinanza, ma quali sono?

  • imparare ad imparare, cioè acquisire un proprio metodo di studio e di lavoro;
  • progettare, ovvero essere capace di utilizzare le conoscenze apprese per darsi degli obiettivi significativi;
  • comunicare, ovvero comprendere messaggi di genere e complessità differenti;  
  • collaborare, cioè saper interagire con gli altri comprendendo i diversi punti di vista e rispettandoli;
  • agire in modo autonomo e responsabile, ovvero saper riconoscere il valore delle regole e della responsabilità di ognuno di noi;
  • risolvere i problemi, cioè essere in grado di affrontare situazioni problematiche e adoperarsi per risolverle;
  • individuare collegamenti e relazioni, cioè possedere strumenti che permettano di affrontare la complessità del vivere nella società globale in cui siamo inclusi; 
  • acquisire e interpretare le informazioni, cioè sviluppare il senso critico sapendo valutare l’attendibilità e l’utilità delle informazioni distinguendo fatti e opinioni. 

Quanti di noi erano a conoscenza di queste raccomandazioni?

Roberto Canu, formatore certificato di un’organizzazione internazionale che si occupa dell’educazione alle competenze sia funzionali che emotive, esprime la sua opinione: 

“Viviamo un periodo storico molto particolare, dove lo stress psicosociale di adattamento benché presente non viene ancora classificato come malattia. Esso consiste nell’adottare comportamenti, visioni e posizioni del proprio fare molto lontani dalla propria predisposizione naturale. Ma un nuovo paradigma si innesta attraverso una frattura, e ogni frattura risulta dolorosa, quindi siamo chiamati a fletterci al cambiamento contestuale. 

Si dice – erroneamente – che l’essere umano sia straordinario perché ha una grande capacità di adattarsi, ma in realtà l’essere umano per i suoi meccanismi biologici di funzionamento lotta tutta la vita per adattare quello che è il contesto a sé. Diversamente non esisterebbero stress, disagio e arrabbiature

Una direttiva del 2008 ha stabilito che all’interno delle imprese bisogna dotarsi di un modello di gestione affinché tutte le persone che vi partecipano acquisiscano le competenze per sviluppare responsabilità (abilità al compito) e autonomia (capacità di autonormarsi). Diversamente scisse, queste due parole non hanno molta efficacia. Quando parliamo di efficientamento dei processi dobbiamo consapevolizzare che tali efficientamenti passano dall’efficienza delle persone, e le persone sono efficienti quando si sentono capite, ascoltate e rispettate. Oggi ci sono gli strumenti per poterlo fare: dobbiamo solo scegliere di farlo. 

Colum Donnelly (professore di comunicazione d’emergenza all’Università degli studi di Sassari) afferma che nel documento del 2018 è scritto che “le competenze sono la chiave per essere resilienti di fronte al cambiamento”, descritto come rapido e profondo
 Quante sono le competenze trasversali? Sono una moda? Una necessità? Alla luce del consiglio sulle competenze chiave, ecco ciò che si evince.

Rapido e profondo sono due aggettivi fondamentali. Se non siamo in grado di comunicare in modo efficace avendo rispetto del tempo del prossimo, come pensiamo di affrontare i cambiamenti imposti, le crisi personali, le crisi nei contesti nei quali viviamo e lavoriamo?

Il saper comunicare ha a che fare con la nostra capacità di interpretare il contesto nel quale ci troviamo, di rispettare le regole sociali e di portare a compimento ogni giorno la missione di vita più perigliosa. Questa missione è quella che era incisa all’entrata del tempo di Apollo a Delfi: conosci te stesso

Restando nell’antica Grecia scopriamo che un problema antico è proprio la logorrea, ovvero un flusso incontrollato di parole che scorrono. 

È una patologia molto attuale. Parlando dei casi non patologici, essa ha effetti devastanti sull’efficacia della comunicazione e sulla salute mentale e fisica di chi ascolta.

Ci sono persone che hanno difficoltà a comprendere il concetto di comunicazione come scambio e occupano tutto lo spazio.

La capacità di sintesi è qualcosa che stiamo perdendo per strada 

La comunicazione è un set di strumenti e di competenze che non dobbiamo mai smettere di allenare, e la voce è uno dei più importanti tra questi strumenti”. 

A tal proposito, Laura Merli Lavagna (psicoterapeuta che declina le sue competenze nello spettacolo, arte e cultura) dice che il più grande problema che abbiamo nella comunicazione è che non ascoltiamo gli altri per capire: ascoltiamo per intervenire. 

Ma cos’è la voce?

Laura afferma che “la voce è un altro modo di respirare. È aria che forma e contiene le nostre parole. È lo pneuma con il quale diamo sonorità alla nostra l’anima. Diffonde le nostre emozioni e ci mette in comunicazione con il mondo.  La voce parla, ride, piange, urla, canta, recita e tace, e questo è importante perché i silenzi molte volte parlano per noi. Con la voce pronunciamo le parole che vanno a costruire il linguaggio (un attributo essenzialmente umano). La voce dice quasi tutto di noi perché include sempre una colorazione emozionale, infatti la comunicazione è contemporaneamente verbale e non verbale, cioè trasmette contenuti ma ci mette anche in relazione con gli altri”. 

Successivamente, alla domanda di quale sia la competenza chiave che dovremmo iniziare a trattare con priorità, Giovanni Scafoglio risponde:competenze trasversali

“La competenza più importante secondo me in questo momento è la consapevolezza. Consapevolezza che ognuno di noi dopo questi due anni di pandemia, Covid e lockdown ha una serie di fratture interiori e che non esistono anime intatte, non esistono competenze intatte.

Dobbiamo capire e avere l’umiltà (anche questa è una competenza secondo me) di comprendere che chi è di fronte a noi ha delle frattureDobbiamo metterci uno al servizio dell’altro. 

Personalmente cerco di trasmettere questa mia consapevolezza ai ragazzi della mia casa editrice. È bellissimo trasmettere ai giovani fiducia e dare loro una possibilità, donare quel po’ che posso mettere a loro disposizione per poi vederli spiccare il volo autonomamente”. 

Quindi le competenze trasversali sono una moda o una necessità?

Uno dei partecipanti alla stanza, Marco (con esperienza nelle piccole e medie imprese, responsabile acquisti e gestore di un team di quattro persone), ci dice che ha lavorato in ogni tipo di azienda e secondo la sua opinione le competenze trasversali sono assolutamente una necessità, soprattutto nel mondo delle piccole imprese. Formare un manager o un dirigente per sapere gestire i conflitti, avere empatia, capire lo stato d’animo delle persone, riuscire a comunicare, esprimersi e motivare non è soltanto un’esigenza che porta ad avere un ambiente di lavoro più sicuro e sereno, ma è anche una fonte di profitto

Evita di fare il nome di alcune aziende nel milanese dove il dialogo col proprietario era completamente assente. Sono infatti molte le persone che gestiscono aziende con molto potenziale e che non hanno gli strumenti per poter valorizzare tale tesoro.

Infine, il professor Bertirotti suggerisce esempi concreti di competenze trasversali: 

“Gestione del tempo, tenacia, perseveranza, costanza, progettazione continua, ripetizione, abitudine, curiosità. Questa è vera e propria educazione che si incontra in famiglia o in qualsiasi comunità umana.

Esistono due competenze (che dovrebbero essere proprie soprattutto degli insegnanti): la passione e la generatività.

La responsabilità di tutto ciò è umana. La sfida che ci pone la realtà è quella di avere abitudini, curiosità, meraviglia e saper gestire il tempo”. 

Maria Francesca Ruscitto

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