Dicembre 2, 2022
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É un periodo di crisi per le Big Tech. Un segnale d’allarme arriva dalla società madre di Facebook: Meta ha licenziato undicimila dipendenti. Considerando che parliamo di un colosso del mondo tecnologico, la notizia evoca una strana sensazione. Ma a quanto pare, anche i giganti dell’imprenditoria sono soggetti a battute d’arresto. Mark Zuckerberg, ha dichiarato in un’intervista di assumersi la piena responsabilità di questa drastica decisione. Dunque, mentre il periodo pandemico si è rivelato complice del mondo High tech, quello post-pandemia pare stia frenando i ricavi delle società IT. 

Dopo l’emergenza sanitaria le prospettive finanziarie delle imprese tecnologiche sono state “tradite” da un ritorno alla normalità

Già, perché se per molti ritornare a vivere la socialità è stato un momento di importante ri-conquista, per le Big Tech non è stato lo stesso. La conquista – per società come Meta, Twitter, Amazon è veder aumentare il fatturato. E se ciò non accade, i tagli al personale sembrano essere uno dei provvedimenti possibili. 

“Stiamo inoltre adottando una serie di misure aggiuntive per diventare un’azienda più snella ed efficiente, tagliando le spese discrezionali ed estendendo il blocco delle assunzioni fino al primo trimestre. Non solo il commercio online è tornato alle tendenze precedenti, ma la recessione macroeconomica, l’aumento della concorrenza e la perdita del segnale pubblicitario hanno fatto sì che le nostre entrate fossero molto inferiori a quanto mi aspettavo” (Mark Zuckerberg).

Zuckerberg ha dichiarato di aver tagliato alcuni costi della società. Come il ridimensionamento del budget e dell’impronta immobiliare. Eppure, questo non è sufficiente per la crescita dei ricavi. Motivo per cui, si è scelto di mandar via una parte dei dipendenti. Il punto però, è il modo in cui si sta dando seguito a questa decisione. Un modo del tutto discorde con gli attuali scenari del mondo del lavoro. 

Molti lavoratori stanno scoprendo di essere licenziati tramite email automatiche

Come se le persone fossero automi o algoritmi. Ma, ammesso che questa decisione sia incontrovertibile, dov’è l’empatia? Il confine tra intelligenza artificiale e intelligenza emotiva è tristemente labile.

Ancor peggio dell’e-mail, c’è il tweet attraverso cui l’imprenditore Elon Musk ha licenziato un ingegnere che ha esposto la sua idea, andando contro quella del “capo”.

Bene, questo tipo di approccio è la prova che la tecnologia, la tecnica stanno prendendo il sopravvento sull’azione umana. Quella che avviene senza l’interferenza di strumenti tecnologici. Quella che riconosce la diversità e la singolarità delle persone e per questo permette di avvicinarsi all’altro con tatto.

I contesti aziendali stanno mettendo in atto una trasformazione che è sempre più rivolta al benessere dei singoli collaboratori. Il cosiddetto “contratto psicologico” ricopre di gran lunga un ruolo di preminenza rispetto a quello giuridico. Perché il benessere psico-fisico del lavoratore è più importante di qualunque clausola amministrativa. 

Allora, com’è possibile che le Big Tech stiano ignorando gli aspetti inter e intra-personali ? Per queste grandi realtà tecnologiche, davvero il capitale economico è più importante di quello umano?

Crisi per le Big Tech o assenza di sostenibilità etica?

Ovvio che ogni impresa abbia come obiettivo la crescita finanziaria. Ma non può essere l’unica condizione di equilibrio. Puntare tutto sull’economia – ignorando le persone – è un’idea che cozza con la sostenibilità etica e morale. Ma è evidente che le Big Tech stiano preferendo prese di posizione convenzionali. O semplicemente, già sono ben proiettate verso il Metaverso.

Potrebbero – invece – comprendere che assumere comportamenti sostenibili vuol dire avere maggiore possibilità di superare i momenti di crisi.

E invece, la sostenibilità etica è sostituita da un tasto automatizzato

Le persone come possono in questo caso non sentirsi un puntino indistinto di un ingranaggio che funziona solo attraverso la perfettibilità economica? Tutto quanto sta accadendo all’interno di queste società tech è agli antipodi degli attuali stravolgimenti organizzativi. Agli antipodi dell’approccio olistico alla persona. 

Ci si chiede ancora il perché di fenomeni come Great Resignation o Quiet Quitting. Eppure, la risposta è così chiara. Le persone non meritano di restare dove non possono fiorire. Né dove non possono sentirsi uniche e singolari. 

Questa attuale insicurezza lavorativa che coinvolge i lavoratori delle Big tech è la prova della totale assenza di un contratto psicologico. La mancanza di giustizia relazionale sarà per sempre uno smacco per queste società e per la loro reputazione. Poiché determinate decisioni, seppur inevitabili, vanno prese con tatto.

Tutte le persone che stanno subendo questo licenziamento, devono sapere che non c’è nessun limite alle loro capacità. Anche se questo evento comporta un processo di adattamento e di recupero della stabilità emotiva.

Nessuno ha il diritto di farci sentire meno di quello che siamo. 

Emanuela Mostrato

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