Aprile 17, 2024
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Chi l’avrebbe mai detto? A distanza di ben 43 anni dalla strage di Bologna, avvenuta il fatidico 2 agosto del 1980, sembra che la verità sia ancora un miraggio e la giustizia un elusivo obiettivo. Le dichiarazioni ufficiali oscillano tra l’enfasi sulla matrice neofascista e le promesse di una sempre più retorica ricerca di verità.

Strage di Bologna: politici, parole vuote e commissioni di inchiesta

Mentre le associazioni delle vittime insistono su parole chiare e sulla necessità di vigilare sui depistaggi, i politici non possono fare a meno di infilarsi nel dibattito. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, si fa avanti con dichiarazioni rassicuranti, sostenendo che “Lo Stato cammina con voi”. Sorge la domanda: cammina o si trascina, incespicando tra promesse e atti concreti?

L’onnipresente discussione sulle commissioni di inchiesta sembra un altro modo per mantenere l’illusione di un progresso tangibile. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, suona quasi come un maestro della diplomazia quando discute dei loro possibili benefici, ma sembra che il tempo passato sia ormai troppo per aspettarsi risultati strabilianti.

L’impegno dei politici: una farsa o una reale preoccupazione?

Ma c’è di più: le dichiarazioni del presidente Sergio Mattarella sulle “coperture e ignobili depistaggi” sembrano scuotere lo status quo, ma quanti si sentono davvero coinvolti nel dovere di far luce su questo oscuro capitolo? Le parole sulla “credibilità delle istituzioni democratiche” rischiano di suonare come un vecchio refrain, spesso ripetuto ma raramente seguito da azioni coraggiose e decisive.

Dubbi sopraffacenti, ma la verità si fa strada

Nonostante la confusione e l’inevitabile scetticismo che avvolge questo caso, la matrice neofascista della strage è ormai innegabile. L’ipocrisia di coloro che affermano che il fascismo sia una realtà del passato è evidente. La lotta per la verità e la giustizia non può essere sopraffatta dalla retorica vuota e dalle manovre politiche.

Una strage dimenticata o una ferita ancora aperta?

E così, mentre il 43° anniversario della strage ci ricorda un passato doloroso e i politici si rincorrono in dichiarazioni dal retrogusto di retorica, è inevitabile chiedersi se questa tragedia sia davvero una priorità nelle loro agende. Forse è tempo di mettere da parte le belle parole e affrontare la verità con azioni concrete e determinate. La strage di Bologna non può e non deve rimanere una ferita aperta, usata solo quando conviene, ma deve essere finalmente guarita attraverso la ricerca onesta della verità e la vera giustizia per le vittime.

Giovanni Scafoglio

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