Agosto 4, 2021
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Con l’avvento della tecnologia la vita virtuale ha iniziato a prendere il sopravvento su quella reale. Nell’ultimo periodo, causa di forza maggiore, la virtualità ci ha permesso di portare avanti le nostre relazioni. Ci ha permesso di interagire proprio come se non ci fosse uno schermo a dividerci. 
Questo ha riguardato – e, ahimè, continuerà a riguardare per un altro po’ – non solo rapporti familiari o amicali. 
Proprio perché internet è un mezzo potente e i modi per sfruttarlo sono vasti, la possibilità di vivere la propria sessualità online non ci è preclusa. In questo articolo parleremo infatti di sexting e degli eventuali lati negativi: il revenge porn.

Partiamo dagli albori e cerchiamo di capire perché è importante vivere la propria sessualità nel pieno rispetto dell’SSC (sano, sicuro e consensuale). 

Dopamina, ossitocina, endorfine: questi sono tre dei principali ormoni che vengono rilasciati durante un qualsiasi tipo di eccitazione. 
Si dice che essi siano gli “ormoni del benessere”, sia fisico che mentale, al punto che tra i vari effetti positivi di una vita sessuale ben vissuta abbiamo un’immunità più forte, una pressione sanguigna stabile, un sollievo dal dolore, un miglioramento del sonno, una quantità minore di stress. 

Ovviamente stiamo parlando di istinti naturali: in alcuni sono più forti e in altri più deboli. Resta, di base, una verità: vivere la propria sessualità (con le dovute precauzioni) non può che fare bene. 

Coppie separate dal Covid, coppie appena nate, persone che si sono incontrate in chat. Il sexting nell’ultimo anno è aumentato

Ma cos’è il sexting? 

Il sexting è ciò che in linguistica definiremmo un blend tra le parole sex (sesso) e texting (messaggiare).
È, specificamente, un neologismo per indicare lo scambio di messaggi o contenuti multimediali sessualmente espliciti. 
Secondo alcune ricerche è un fenomeno molto diffuso non solo tra adulti, ma anche tra adolescenti. 
Nei rapporti di coppia o simili, fare sexting in modo appropriato non può che consolidare il rapporto e disinibire. 

Avendo chiarito che ognuno è libero di esprimersi come meglio ritiene, che vivere la propria sessualità fa effettivamente bene al nostro corpo e alla nostra mente, e avendo infine chiarito di cosa stiamo parlando, possiamo passare al

principale rischio di questa modalità. Un rischio che riguarda tutti: il revenge porn

Ma cos’è il revenge porn? 

È la condivisione pubblica di contenuti multimediali a carattere sessualmente esplicito SENZA il consenso dei protagonisti stessi. 
Per quanto possa parlarsi di “revenge”, non sempre si tratta effettivamente di vendetta. Il più delle volte è NCP (pornografia non consensuale) o anche sexting secondario (esempio: quando il/la partner girano determinati contenuti ad amici e conoscenti, generando danni altrettanto gravi). 

Di revenge porn si muore. Di revenge porn si perde il proprio lavoro

Le donne vittime di revenge porn vengono definite, per non essere troppo esplicita, prostitute
Pensiamo alla maestra di Torino, che ha perso il proprio lavoro per cosa, precisamente? Per essersi fidata e per aver cercato di esplorare la sua vita sessuale in modo alternativo? Per aver provato a soddisfare il suo “fidanzato” anche a distanza?

Ancora, pensiamo a un uomo il cui nome, per motivi di privacy, era G. Scrisse, sulla sua bacheca Facebook, tali parole:

“Vi arriveranno delle mie foto prese da una videochiamata (lo so da stupido) ma non intendo cedere a nessun ricatto. Qualcuno ha approfittato del presunto mio momento di debolezza, mi vogliono ammazzare. Però questo lo dico a chi mi vuole bene che intendo lasciarmi tutto alle spalle sto provando con tutte le mie forze a risollevarmi”. 

Non si è risollevato mai. La “vergogna” era così tanta da aver preferito il suicidio. 
Queste sono due delle tantissime storie reperibili online.

In Italia è entrata in vigore una legge dal 9 agosto del 2019 contro il revenge porn e la violenza di genere. La legge Codice Rosso. Ma questo non basta.
Le sentenze mediatiche sono quelle che più bruciano. Sono quelle che più feriscono

Vorrei dire a tutte le vittime di revenge porn che non hanno fatto niente di male. Vorrei dire a tutte le donne che mostrarsi ai propri partner in determinati contesti non le definisce come prostitute. 
Vorrei dire a tutti gli uomini vittime di questa dinamica che la loro non è stata una debolezza, ma l’espressione di un istinto. Vorrei dire loro che non sono stupidi. 
Vorrei dire alle vittime, più in generale, che non sono colpevoli.
Vorrei dire loro che colpevole è chi ha tradito la loro fiducia e ha diffuso il materiale, ma non tutti arrivano a capirlo questo… e la società non possiamo cambiarla. 
La società giudica. Non comprende. 

Erodoto diceva che la peggiore delle pene umane è comprendere molte cose e non avere alcun potere. 
Io comprendo: è proprio per questo che vorrei che anche gli altri lo facessero. Eppure temo che la mia penna abbia troppo poco potere. 

Uno strumento diventa pericoloso solo quando viene usato come arma. Fare sexting, di per sé, non è pericoloso. Pericolosa può essere la persona con la quale viene fatto

Sexting e revenge porn. Perché sono connessi? Perché non dovrebbero esserlo? E perché le vittime, troppo spesso, sono colpevolizzate?
Sexting e revenge porn

Oggigiorno sono poche le persone che comprendono, sono poche le persone delle quali ci si può davvero fidare. 
E sì, può capitare di credere nelle persone sbagliate… ma, ancora una volta, non è colpa di chi si fida. 
Smettiamola di colpevolizzare e punire le vittime.

Maria Francesca Ruscitto

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