Luglio 14, 2024
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La strage di via dei Georgofili a Firenze, avvenuta 30 anni fa, ricorda ancora oggi uno dei più sconvolgenti attentati mafiosi del biennio 1992-1993. Nell’oscurità delle prime ore della notte tra il 26 e il 27 maggio 1993, alle 1:04, un furgone carico di tritolo esplose con forza devastante in via dei Georgofili, a Firenze, a breve distanza dalla prestigiosa Galleria degli Uffizi. In quel tragico istante, cinque vite furono spezzate.

La bomba, collocata da membri di Cosa Nostra, la mafia siciliana, fu solo successivamente riconosciuta come responsabile dell’orrore che sconvolse la città

Il fragore dell’esplosione riecheggiò nel cuore del centro storico, mentre le prime notizie, all’alba, si concentravano sull’ipotesi di una fuga di gas. In realtà, l’esplosione fu scatenata da ben 277 chili di tritolo, accuratamente posizionati all’interno di un furgoncino Fiat Fiorino abbandonato nei pressi della Torre dei Pulci. La potenza devastante dell’esplosione generò un cratere di quattro metri e venti di larghezza e un metro e trenta di profondità.

Il crollo della Torre, sede dell’Accademia dei Georgofili, fu una conseguenza diretta dello scoppio. Tra le vittime si trovavano Angela Fiume, custode dell’Accademia, e suo marito Fabrizio Nencioni, ispettore dei vigili urbani. Insieme a loro, persero la vita le loro figlie Nadia, nove anni, e Caterina, di appena due mesi. Inoltre, un giovane studente universitario di nome Dario Capolicchio, residente nei pressi della Torre, rimase coinvolto nell’incendio che si propagò nelle abitazioni circostanti.

L’impatto devastante dell’esplosione si estese anche alla Galleria degli Uffizi e al corridoio Vasariano, danneggiando ben il 25% delle preziose opere d’arte presenti. Alcune di esse subirono danni irreparabili, causando una perdita incommensurabile per il patrimonio culturale italiano.

La tragica strage di via dei Georgofili rappresentò uno degli attacchi orchestrati dalla mafia durante il cosiddetto biennio delle stragi, tra il 1992 e il 1993

La strategia degli attentati nasce durante una serie di riunioni svolte dalla cosiddetta commissione regionale di Cosa Nostra, che riuniva i capi mafiosi delle diverse province siciliane, sotto la guida di Totò Riina. L’obiettivo era quello di intimidire lo Stato, soprattutto il sistema politico e la magistratura.

Alla fine del 1991, infatti, si stava concludendo il lungo processo noto come maxiprocesso contro Cosa Nostra, avviato nel 1986. Durante quel processo, ben 460 imput

Strage dei Gerofili, mafia e politica

Durante gli anni ’90, nel periodo noto come “biennio delle stragi”, la mafia cercava di influenzare il sistema politico e ottenere benefici attraverso una strategia di violenza e intimidazione. Diversi i politici investigati e processati in relazione a connessioni con la mafia

Uno dei casi più significativi è stato il cosiddetto “processo Andreotti”. Nel 1999, l’ex primo ministro italiano Giulio Andreotti, appartenente alla Democrazia Cristiana (DC), è processato con l’accusa di avere legami con la mafia siciliana. Andreotti, inizialmente condannato in primo grado per associazione di tipo mafioso, sarà successivamente assolto sia in appello che in cassazione. Questo processo ha suscitato un’ampia attenzione mediatica e ha rappresentato un momento cruciale nella comprensione delle connessioni tra politica e mafia in Italia.

Altri politici italiani, provenienti da diversi partiti, coinvolti in processi e condannati per legami con la mafia. Ad esempio, l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, della DC, nel processo sull'”intesa Stato-mafia” (anche noto come “trattativa Stato-mafia”), ma poi assolto nel 2019 in appello. L’ex senatore Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia, il partito politico di Silvio Berlusconi, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa nel 2010.

Nonostante i diversi politici italiani processati e condannati per il coinvolgimento con la mafia negli anni ’90, rimangono ancora molti punti oscuri e interrogativi sulle cosiddette “trattative Stato-mafia” di quel periodo

Queste trattative, che avrebbero ipoteticamente coinvolto membri dello Stato e rappresentanti della mafia, sono state oggetto di dibattito e controversie.

Gli aspetti più oscuri riguardano l’esistenza stessa di una “trattativa” formale tra lo Stato e la mafia, il coinvolgimento specifico di alcuni politici e la natura dei presunti accordi raggiunti. Nonostante alcuni processi e indagini abbiano gettato luce su alcune connessioni tra politica e criminalità organizzata, la verità completa sulle trattative Stato-mafia rimane ancora sfuggente.

Francesca Rampazzo

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