Gennaio 29, 2022
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Smart working, home working, workshop, webinar. Quante nuove espressioni digitali si stanno diffondendo? Negli ultimi due anni tante, ed è ovvio che in tutto questo mutare c’entri la pandemia. Tutti abbiamo dovuto ripensare al modo in cui socializzare, lavorare, apprendere. E tutto è stato riorganizzato attraverso un unico spazio: la Rete. Già, mai come in questi ultimi tempi, Internet si è rilevato per l’intera umanità un elemento aggregante. Uno strumento essenziale per continuare a svolgere la propria quotidianità. Seppur in assenza di spazi fisici.

L’unico spazio fisico a cui ci si è aggrappati, è la propria abitazione. Ma, per il resto tutto è stato sospeso, ammutolito, decentralizzato. Il mondo fuori era fermo. Eppure, nelle case degli studenti, dei lavoratori, degli imprenditori, è stato necessario reinventarsi. In fondo, i momenti di crisi servono anche a trovare nuove soluzioni. Ed è grazie alla tecnologia che queste soluzioni sono emerse. Sono state spianate nuove strade, nuove strategie di business. 

Certo, non è stato semplice. Sia per chi ha avuto a disposizione più risorse, sia per chi ne ha avute meno. Non a caso lo smart working si è rilevato un successo per alcune imprese, per altre un fallimento. D’altronde non tutti possiamo essere preparati agli imprevisti. O meglio, non tutti possiamo avere gli strumenti per poter far fronte ad una crisi. In America per esempio, il lavoro da remoto era una modalità di lavoro già praticata. In Italia, no. Motivo per cui, lavorare da casa è stato per milioni di italiani una sfida e non un diritto del lavoratore. 

Questo è successo a causa dell’arretratezza del Welfare italiano nell’adottare misure di lavoro intelligenti, che permettessero ai singoli soggetti di lavorare in autonomia, senza restrizioni di luoghi e orari. La pandemia ne è stata la dimostrazione. Infatti, prima del lockdown, le espressioni “smart working”, o “ home working” non erano parte del vocabolario giornaliero. Anzi, per molti erano pratiche quasi sconosciute, impraticabili. 

Eppure, il Covid-19 ha reso tutto possibile. Purtroppo, o per fortuna. Nessuno avrebbe voluto trovarsi nel vorticoso evento pandemico. Ma è successo. Ciò che conta è che da questa crisi sono sorte nuove opportunità. Opportunità a cui mai avremmo pensato. Nella tragedia, il pensiero creativo dell’uomo ha sviluppato nuovi modi per comunicare, collaborare e imparare insieme. In una società che continua a vivere il dramma di una crisi sanitaria, non possono essere ignorate pratiche di lavoro intelligenti. 

Anzi, bisogna puntare sul potenziamento delle stesse. E per farlo è necessario investire sull’efficienza del processo di digitalizzazione. Non a caso, il linguaggio quotidiano sta mutando proprio in virtù del progresso digitale. Tra amici, colleghi di università e di lavoro, si parla sempre più di webinar e workshop. Ovvero di seminari e riunioni tenuti via Internet in tempo reale. Giustamente, all’impossibilità di incontrarsi in presenza, sono state sfruttate le funzioni dei dispositivi digitali. 

Le “call”, ovvero le chiamate online, sono diventate parte integrante dei nostri giorni. Sicuramente erano già utilizzate prima del Covid, ma è ovvio che negli ultimi due anni si siano intensificate. E oggi non si può fare a meno di determinati strumenti. Addirittura, da una ricerca di SWG (presentata durante il workshop HerAcademy 2021), è emerso che il 24% degli italiani sente di appartenere solo a comunità online. Come se non esistesse null’altro che la Rete. Un altro dato interessante dice che solo il 37% degli italiani si sente libero. E sapete cosa fa sentire le persone più libere? Internet!

Indubbiamente, attraverso la rete si sono scoperte nuove modalità di collaborazione che rendono leggero e flessibile il nostro lavoro. Ecco, la flessibilità è probabilmente uno dei valori più importanti su cui la pandemia ci ha fatto riflettere. Prima di questa crisi sanitaria, era raro pensare di poter scegliere come e dove lavorare. Così come era raro credere di poter lavorare senza l’occhio vigile dei superiori. Adesso invece, questa rigidità sta tramutandosi sempre più in flessibilità. Poiché ciò che conta davvero è operare in modo efficiente e dare continuità al proprio business. 

“Smart working: ci voleva il Coronavirus per imparare la lezione”. Queste le parole del sociologo Domenico De Masi, nonché sostenitore del telelavoro. In effetti e paradossalmente, senza il Coronavirus, molti cambiamenti avrebbero continuato a tardare. Ora, bisogna solo sperare di continuare su questa strada e rendere il futuro più ibrido e flessibile. É bene che qualsiasi organizzazione sia mossa da uno spirito collaborativo e dal raggiungimento degli obiettivi. Solo così si possono affrontare le trasformazioni che la storia ci presenta. 

Emanuela Mostrato

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