Settembre 27, 2021
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E’ morto la notte tra il tre e il quattro agosto, nella sua casa di Latina, all’età di 71 anni, lo scrittore Antonio Pennacchi, vincitore del premio Strega 2010 con Canale Mussolini. Ne da la notizia la casa editrice Mondadori. Dal suo libro «Il fasciocomunista» è stato tratto il film di Daniele Luchetti «Mio fratello è figlio unico»

Nato a Latina nel 1950, operaio dell’Alcatel Cavi

Pennacchi si è dedicato alla politica prima nelle file del MSI e poi in quelle del Partito marxista-leninista Italiano. Tra gli anni ’70 e ’80 ha aderito al PSI, alla CGIL e poi alla UIL. Nel 1983, durante un periodo di cassa integrazione, si è laureato in Lettere e filosofia per abbracciare poi la carriera di scrittore.

Il debutto come scrittore avviene nel 1995 con Mammut

seguito da da Palude. Storia d’amore, di spettri e di trapianti. Nel 2003 ha pubblicato Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi, romanzo autobiografico da cui nel 2007 è stato tratto il film Mio fratello è figlio unico, diretto da Daniele Luchetti. Nel 2010 è uscito Canale Mussolini, finalista al Premio Campiello e vincitore dello Strega. Ha firmato poi Storia di Karel (2013), Camerata Neandertal. Libri, fantasmi e funerali vari (2014), Canale Mussolini. Parte seconda (2015), Il delitto di Agora (2018), rivisitazione del thriller Una nuvola rossa pubblicato nel 1998, e La strada del mare (2020).

La sua anima polemica e battagliera si intuisce dai suoi libri ma anche dalle sue interviste, come quella dedicata a Sette, il 29 marzo 2002

Uno scrive libri e non se lo fila nessuno. Poi un giorno manda affanculo Gianni Vattimo e te vengono a cercà tutti.

Sono disposto a vendere il culo ma non la lingua

Destra è per l’uomo, sinistra per la collettività

Mi dicono: “Tu hai il cervello a sinistra e il cuore a destra”. Ma il mio cuore non è a destra. Sono i fascisti che stavano a sinistra: il fascismo era dittatura del proletariato

Il dramma della condizione umana è proprio questo: sei quasi perennemente condannato a vivere nel torto, pensando peraltro d’avere pure ragione

Una dei suoi passi che più mi colpì di “Canale Mussolini” fu proprio questa del sottotitolo, profonda e che invita alla riflessione. Di questo scrittore ho amato la rabbia e la passione che si stemperano magistralmente nell’ironia, senza però mai perdere quella, caratteristica di verità fatta di carne e sangue che ci fa vivere la provincia italiana e in particolare quella laziale, di Latina.

Perché definire fasciocomunista Antonio Pennacchi? Forse per il titolo di un suo libro?

Una provincia che vive sentendo la capitale lontana nonostante la vicinanza geografica, una provincia che sembrava terra promessa e che, a tratti nei suoi libri lo è, nonostante o grazie alle sue folle e i suoi protagonisti rabbiosi, o sofferenti, o marginali, o vagabondi.

Angeli e diavoli dimenticati, alla ricerca di sé stessi e di una verità inesistente poiché sotterrata in direzioni anche contraddittorie che solo il fasciocomunista Antonio Pennacchi avrebbe potuto individuare.

Giovanni Scafoglio

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