Settembre 27, 2021
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Se ne dicono e se ne diranno molte in futuro su Gino Strada, il fondatore di Emergency, la onlus che dal 1994 ha curato 11 milioni di persone, praticamente prendendosi cura di una vita ogni minuto.

Avevo sentito una dei suoi collaboratori solo pochi giorni fa

quando nel mio quartiere di nascita: Barra (periferia di NapolI) per cause ancora da stabilire era divampato un pauroso incendio presso un campo Rom per cause ancora da definire. Si Barra, provincia di Napoli, non un posto sperduto del mondo, ma in Italia. Lo scrivo perché spesso veniva accusato di fare del bene fuori dal nostro paese o peggio di speculare sugli immigrati, o peggio ancora di fare “politica”. Come se salvare vite umane non fosse l’atto politico più alto possibile. A Napoli come a Kabul, a Damasco come a Palermo. 2000 volontari solo in Italia.

In vita mia l’ho visto una volta sola Gino Strada

In occasione dell’organizzazione di un’asta di beneficienza di chitarre appartenute a cantautori famosi come Augusto Daolio, Ivan Graziani, De Andrè, Piero Pelù, Jovanotti, Ligabue, Zucchero ed altri. L’asta servì per la costruzione di un centro chirurgico per le vittime della guerra in Sierra Leone. Penso fosse la fine degli anni ’90, l’asta si tenne agli inizi del 2000. Posso dire che aveva quel carisma degli uomini schivi, che mettono gli ideali al primo posto. Ma quegli ideali che la gente comune chiama utopie mentre i grandi uomini li definiscono “cose da fare”. Ed è questo quello che mi ha insegnato Gino Strada: che non esistono utopie ma progetti non ancora realizzati. Ed è così che ho vissuto, umilmente, nel mio piccolo, in seguito.

Salvare vite e coltivare la pace

questo faceva Gino Strada, questo fa ancora oggi Emergenzy, portando avanti al fianco dell’attività umanitaria, una cultura di pace e di rispetto dei diritti umani attraverso incontri nelle scuole, mostre, documentari, spettacoli teatrali, libri e pubblicazioni. Ed un pensiero “politico” nel senso più alto del significato:

Credo che la guerra sia una cosa che rappresenta la più grande vergogna dell’umanità. E penso che il cervello umano debba svilupparsi al punto da rifiutare questo strumento sempre e comunque in quanto strumento disumano.

Credo che a nessun paese, nessun popolo – no? – piaccia essere occupato militarmente. Se domani mattina ci svegliassimo con mille militari qui nel centro di Milano, che arrestano, bombardano, sparano, torturano, deportano, uccidono chi vogliono, penso che non saremmo felici. E trovo sempre più strano che invece crediamo che quando lo facciamo noi andare in altri paesi quelli devono accettarlo, anzi debbono dirci «Grazie!». E questa è una logica – come dire – profondamente colonialista – credo – che abbia la politica internazionale.

E sul governo conte: I cittadini devono organizzare una resistenza di fronte a questa nuova barbarie, a questo nuovo fascismo misto a incompetenza e a bullismo che sta dilagando. Credo che gli italiani non siano questi mostri che vengono dipinti, ma siano sempre stato un popolo molto solidale e aperto. Sarebbe ora di farsi sentire. Mi rifiuto di credere che in Italia ci sia stato questo cambiamento antropologico in pochi anni

Impossibile raccontare un uomo come Gino Strada, probabilmente l’essere umano vivente che più ammiravo e che più mi ha ispirato. Non lo dimenticherò come non dimenticherò i suoi detrattori come Salvini, come Emma Bonino, e tanti altri che spero abbiano il pudore di tacere in questi giorni.

Io avevo seguito da Commissario europeo le esperienze di Gino Strada, anche in Kurdistan, e penso che abbia un atteggiamento così ambiguo, tra l’umanitario e il politico, che si può prestare a qualunque illazione. Fa un lavoro umanitario, ma ha un comportamento nettamente politico, di parte, di un partito suo. Scientemente o incoscientemente, che sarebbe ancora peggio, finisce per giocare un ruolo che è ambiguo, tra torturati e torturatori. Quando uno si mette a praticare una linea così poco limpida, si presta a qualunque gioco altrui. Nell’illusione di tirare lui le fila finisce che il burattinaio non è lui.  (Emma Bonino)

Gino Strada, figura ridicola che nel 1944 avrebbe curato gli SS – così possono ritornare ed ammazzare gente – come lui ha curato i talebani, così possono ritornare e uccidere gente. (Edward Luttwak)

Ma Gino Strada è sempre andato avanti, lo sguardo proiettato verso i sui progetti

Un pò con quell’aspetto di quei profeti dell’Antico Testamento, gli occhi quasi spiritati, la voce tonante e decisa, gli imperativi che lasciano poco adito a interpretazioni, ma anche quella voglia di sfidare tutto e tutti nel rispetto di un giuramento e di una visione del mondo che lo rendeva omerico a tratti e quindi assolutamente moderno.

Adesso ci sono i soldi della guerra. Quella che promette aiuti. È diventata buona la guerra, umana, generosa, compassionevole, umanitaria? No, ma deve farlo credere. È fondamentale creare consenso alla guerra, far vedere che belle cose produce. Ci avevano già provato in Kosovo. L’idea della ‘guerra umanitaria’ si è formata sostanzialmente in quell’occasione: quando si decide di bombardare, di ammazzare, conviene garantire che dopo arriveranno gli aiuti. Certo si tratta di molto danaro, ma in fondo costa quanto un giorno o due di guerra, è un costo aggiuntivo che vale la spesa: è pubblicità, è comunicazione. E il mondo ‘umanitario’, in buona misura, è stato al gioco. (Gino Strada)

Giovanni Scafoglio

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